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L'economia all'idrogeno promessa dall'Islanda è una bufala: una denuncia contro la retorica del "modello scandinavo".
Mi occupo di innovazione tecnologia nel campo dell'energia. Non sono un fisico nucleare, bensì un geografo economico. Cerco di applicare gli approcci della costruzione sociale della tecnologia sullo sviluppo delle tecnologie legate all'uso dell'idrogeno come energia di trasporto (e trasporto di energia).
L'Islanda si vanta di essere all'avanguardia in questo campo, avendo aperto il primo distributore pubblico di idrogeno. Lo avete letto? Ebbene, cio' e' una bufala, una bugia di propaganda. Il 24 aprile scorso è stato inaugurato un distributore "pubblico" di idrogeno, ma fino alla fine di settembre non è stato mai usato. Da Settembre ad oggi due autobus di linea urbana alimentati a celle a combustione vi fanno rifornimento, essendo parte dello stesso progetto Europeo "Cute". In pratica quello che sta succedendo a Reykjavik sta succedendo anche in altre 8 città europee. L'idrogeno come carburante per autotrasporto non ha ancora un mercato, né un prezzo, e tantomeno dei veicoli privati autorizzati che possono usarla. Quindi il distributore di idrogeno di Reykjavik, è pubblico solo perché fisicamente situato accanto ad un distributore di benzina, ma in realtà, non ha niente di speciale. La cosa che potrebbe differenziare il caso islandese dagli altri e' che potenzialmente l'Islanda a grandi risorse energetiche sia idroelettiche che eoliche (quest'ultime non le ha mai utilizzate e non le vuole nemmeno utilizzare). Ma la realtà è un'altra..
Se leggete che l'Islanda è in prima linea per la difesa dell'ambiente e nella lotta all'inquinamento, facendo riferimento alla ricerca sull'idrogeno e all'utilizzo estensivo dell'energia idroelettrica, sappiate che è tutta una farsa. L'Islanda, i suoi governi passati e quello attuale, stanno attuando politiche dal punto di vista dell'impatto ambientale, a dir poco devastanti. Non ho molto tempo per spiegarvi la situazione, vi dico solo che in Islanda esistono alcune industrie di produzione dell'alluminio che sono responsabili del 40% delle emissioni inquinanti dell'isola (le industrie incidono per l'8% sul PIL e per 1% sull'occupazione) Ebbene sono state fatte CARTE FALSE (in senso letterale) per approvare un progetto detto di Kárahnjúka (dal nome dell'area - paradiso terrestre - che in questo momento sta per essere distrutto) per costruire una mega-centrale idroelettrica che REGALERA' L'energia elettrica ad un'altra industria di produzione di alluminio. Coinvolte, oltre al governo islandese, sono la Alcoa e la Impregilo SpA... e vi ho detto già tutto... Se non avete capito, basta usare google... con l'aggiunta della parola scandali, o mafia o tutte e due.
Tornando all'Islanda, vorrei mettere tutta la comunità scientifica in guardia. Quando sentite affermazioni del tipo "il governo islandese vuole una società o un economia dell'idrogeno" pensate che ha appena firmato un impegno con le banche internazionali di 1,3 miliardi di dollari per triplicare la produzione dell'alluminio, mentre ha investito nella ricerca sull'idrogeno 15 milioni di dollari per tre anni (meno del contributo che l'ente che dirige le ricerche sull'idrogeno ha ricevuto dalla Comunità Europea).
Pensate che il governo islandese (e gra parte dell'opposizione) ha in progetto di costruire altre 12 centrali idroelettriche e che tutte sono state pensate per alimentare l'industria dell'alluminio (ma l'Islanda ha un debito estero che già supera l'80% del PIL e credo proprio che tutto ciò sia improbabile per i prossimi 50 anni). In pratica ogni altro tipo di sviluppo economico, sociale e tecnologico in Islanda è stato definitivamente frustrato e bloccato da queste ultime decisioni (invero concepite negli anni '60 e portate avanti sin da allora).
Quando leggerete che l'Islanda è un Paese civile e sensibile alle problematiche relative all'inquinamento, pensate che le automobili sono il 730/1000 abitanti, che ogni islandese produce CO2 (solo nel trasporto) il doppio della media europea, per non parlare dei rifuiti solidi urbani. L'Islanda ha chiesto un eccezione alla ratifica sul Protocollo di Kyoto per aumentare produzione delle emissioni serra (lamentandosi di non essere industrializzata come gli altri Paesi occidentali).
Tutte le politiche degli ultimi anni, nel campo del trasporto, della pianificazione territoriale, nell'economia, sono volte a peggiorare la situazione. Riesco anche a capire i motivi per cui l'ambientalismo quassù non abbia mai avuto una ragion d'essere, data la densità della popolazione e la vastità e purezza dell'Isola (un terzo dell'Italia).
Ma negli ultimi decenni, la situazione è cambiata: Reykjavik che raccoglie 170000 abitanti (il 70% dell'intera popolazione) ha un tasso di inquinamento atmosferico altissimo. Le industrie di produzione di alluminio contaminano le falde acquifere, le centrali idroelettriche dissessano i bacini idrografici, le linee di elettrificazione deturpano i paesaggi.
Reykjavik è stata pianificata in modo tale che se non hai l'automobile, sei praticamente ghettizzato in uno dei tanti quartieri dormitorio, e Reykjavik di per sé è un isola di asfalto su un isola di vulcani e ghiacciai. Molti ragazzi delle nuove generazioni hanno avuto pochissimi contatti con la natura.
Ma sto divagando. Vorrei segnalare un fatto grave: quassù l'università-azienda sta diventando una realtà; i docenti si sono messi a pubblicare articoli pseudo-scientifici per avallare le decisioni politiche, più che a servire i policymakers con le loro conoscenze. Gli stessi professori che parlano di idrogeno come il futuro dell'isola non criticano e anzi giustificano le decisioni del governo.
E il sottoscritto per aver esposto criticamente, durante una conferenza qui a Reykjavik, lo sviluppo economico ed energetico dell'Islanda degli ultimi 30 anni, sono stato sabotato dai dirigenti dell'ateneo, che si da allora mi hanno negato qualsiasi tipo di borsa di studio (nemmeno quelle private ho potuto ottenere, dato che gli istituti privati si avvalgono di funzionari dell'ateneo per scegliere i vincitori della borsa di studio che mettono in palio).
Ma io lavoro nei weekdays all'università e nei weekends come assistente sociale in una casa per disabili e continuo finché non mi stufo. Quando arriverò al limite, mi trasferiro' in Norvegia. (un affronto per gli islandesi..)
www.e-laser.org/htm/news.asp?idNews=322
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