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> Chi dice donna dice Risorgimento
Roderigo
messaggio 30 Jun 2003, 17:42
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Le radici della Repubblica

Chi dice donna dice Risorgimento

di GAETANO AFELTRA

L’Italia è donna, si dice, alludendo al fatto che, nell’iconografia ufficiale, la Repubblica Italiana è rappresentata da una statuaria figura femminile col capo cinto dalla corona turrita. E le donne, nelle imprese che hanno portato all’unità d’Italia, hanno compiuto azioni di grande coraggio e intraprendenza, forse non ancora conosciute quanto meriterebbero. Prendiamo, ad esempio, le Cinque Giornate di Milano: quanti sanno che nel marzo 1848, tra i patrioti accorsi da tante regioni d’Italia a combattere contro gli austriaci, c’era anche un contingente di 200 napoletani guidati dall'aristocratica rivoluzionaria Cristina di Belgioioso, detta la «principessa rossa» per il suo attivismo politico? Nata a Milano nel 1808, Cristina di Belgioioso fu cara amica di Giulia Beccaria, madre di Alessandro Manzoni. Dopo il fallimento dei moti del '31 si era stabilita a Parigi, dove il suo salotto era diventato un punto di riferimento per intellettuali ed esuli come Gioberti, Fauriel, Thiers, Poerio, Tommaseo, Maroncelli.
Oltre alla principessa di Belgioioso, le Cinque Giornate di Milano ebbero come protagoniste tante giovani patriote di ogni classe sociale. C’era Luisa Battistotti Sassi, moglie di un artigiano, che vestita con l’abito della guardia nazionale, la striscia tricolore al petto e la gonna a campana si batté valorosamente, salvando la vita a molti insorti rimasti accerchiati. O la diciassettenne Giuseppina Lazzaroni, scappata di casa per mettere la sua mira infallibile al servizio della difesa di Porta Comasina. Oppure Paola Pirola, che combatté per cinque giorni fino a quando, sfinita dalla stanchezza, il fucile le esplose fra le mani, amputandole due dita.
Gli innumerevoli episodi che videro protagoniste le patriote italiane impressionarono anche il maresciallo Radetzky, che così commentò le eroiche giornate milanesi: «Il carattere di questo popolo mi sembra cambiato, il fanatismo ha pervaso ogni età, ogni ceto, ogni sesso».
A raccontare le vicende che hanno segnato gli ultimi duecento anni della nostra storia è ora una nuova creazione dei «triumviri» della saggistica italiana Tarquinio Maiorino, Giuseppe Marchetti Tricamo e Andrea Zagami, un fortunato sodalizio editoriale che ha già dato alla luce vivaci ricognizioni di simboli e periodi «caldi» della storia d'Italia.
Il loro nuovo libro Viva l'Italia. Viva la Repubblica (Mondadori), ha come sottotitolo «Uomini, donne, luoghi dal sogno risorgimentale a oggi». Quali furono e cosa fecero le donne per la realizzazione del «sogno» risorgimentale? A questo proposito troviamo dei particolari che ci riempiono di stupore.
Ad esempio veniamo a sapere che, durante l’esperienza mazziniana della Repubblica Romana, le donne furono impegnate in operazioni militari ad alto rischio. Quando ancora non esistevano quei sofisticati congegni che si usano oggi per disinnescare gli esplosivi, le ausiliarie della Giovine Italia erano in prima linea nel raccogliere e disattivare bombe. In che modo? Lo racconta un giornale dell’epoca, citato nel libro: «Tengono pronte delle masse di creta, e non appena cade una bomba o una granata, la coprono con essa e ne impediscono lo scoppio».
Ma simili manifestazioni femminili di amor patrio non impedirono che, sul finire dell’Ottocento, il presidente del Consiglio Francesco Crispi si opponesse con queste parole alla proposta di voto alle donne: «Quando voi distaccate la donna dalla famiglia, e la gittate nella pubblica piazza, voi fate, o signori, della donna non più l’angelo consolatore della famiglia, ma il demone tentatore...».

Corriere della Sera, 30 giugno 2003


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