Gondar o la Predappio d'Etiopia

E’ la città di Gondar presso il lago Tana quella che conserva le tracce più evidenti del passato coloniale italiano. Basta un giro in centro intorno alla piazza principale, su cui si affaccia l’
edificio delle Poste, per capire quanto l’impronta dell’architettura fascista abbia segnato la struttura urbanistica della città. A passeggio per il corso rivedo immagini a me familiari, ritrovo un po’ di Forlì, un po’ di Predappio lì nel cuore dell’Etiopia; mi sorprende e mi rallegra che la conservazione sia molto buona e che gli edifici, restaurati e ridipinti, non abbiano subito rimaneggiamenti.
Entro in un bar e scopro che gli arredi, le sedie, il banco, gli scaffali sono ancora originali, persino le piastrelle del pavimento sono di chiara derivazione italiana. Ho in mano una vecchia guida dell’Africa Orientale Italiana del 1938, pubblicata dalla "Consociazione Turistica Italiana", l’attuale Touring Club, e la seguo passo passo percorrendo il centro della città: qui c’erano la Banca d’Italia e il Banco di Roma, questa era la sede del Governatore, qui il Tribunale, il cinema…E’ davvero particolare Gondar, antica capitale del regno d’ Etiopia, che conserva i segni del suo passato imperiale nel recinto dei castelli; questi severi edifici del XVII° secolo costituirono una possente difesa contro i nemici musulmani.
Anche gli Italiani vi si asserragliarono di fronte all’avanzata inglese nel 1941, quando Gondar, ultimo baluardo, capitolò (

)il 27 novembre dopo una strenua difesa e il drappello del generale Nasi dovette infine arrendersi: da quel giorno l’Africa Orientale Italiana cessò di esistere. Il Duca Amedeo d’Aosta, viceré d’Etiopia, fatto prigioniero dagli Inglesi, poco dopo morirà di malattia in un campo di concentramento. I massicci castelli di Gondar sono stati restaurati e costituiscono oggi la maggiore attrattiva della città, che gode anche della sua felice posizione nei pressi del lago Tana, dalle acque pescose.
Sulle sue isole, in mezzo a una rigogliosa vegetazione, andiamo alla scoperta di splendide chiese copte: coloratissimi affreschi, croci dalle forme più svariate, antichi codici miniati sono i tesori che vi si conservano. In navigazione sul lago scopriamo il punto esatto da cui nasce il ramo del Nilo Azzurro e prende forma di fiume. Le asperità dell’acrocoro etiopico non costituiscono una barriera, anzi il corso d’acqua precipita a valle formando suggestive cascate, oggi fortemente compromesse da uno sbarramento artificiale. Anche qui uno spettacolo della natura rischia di scomparire a causa dello sfruttamento indiscriminato da parte dell’uomo; l’Etiopia però ha sete e i campi di tef, il tipico cereale locale, alla base dell’alimentazione, devono essere irrigati. Il paese lentamente sta uscendo dall’emergenza in cui il dramma della guerra con l’Eritrea prima e della guerra civile poi l’aveva fatto precipitare.
Le carestie hanno mietuto centinaia di migliaia di vittime e
l’economia, nonostante gli aiuti economici affluiti, è stata azzerata dalla dissennata politica del colonnello Menghistu, che aveva imposto un regime marxista-leninista. Dal 1991, quando la dittatura fu rovesciata e fu instaurata una repubblica democratica, la situazione si sta normalizzando, ma la presenza dei caschi blu dell’ONU, che incontriamo sull’aereo durante un volo interno, ci fa capire che la pace è ancora molto fragile e va continuamente difesa. Oggi i pericoli maggiori derivano dal precario equilibrio interno fra le numerose etnie che compongono il variegato mosaico di popoli dell’Etiopia, divisi da antiche rivalità: il dissidio fra i bellicosi Tigrini e gli orgogliosi Amhara cova ancora "sotto la cenere".