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Mieli sul Corriere : alla sinistra manca un Tremonti
Max64
messaggio 20 Apr 2008, 13:36
Messaggio #1


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Parole e musica del direttore del Corrierone, altro che i soliti giudizi ripetitivi degli elettori di csx scornati e delusi...

un senso di freschezza emana da questo editoriale, altro che i vecchi e ammuffiti editoriali di Scalfari...

http://www.corriere.it/editoriali/08_april...44f486ba6.shtml

La vera partenza


di Paolo Mieli



Sono passati quattordici anni da quando in Italia è stato introdotto il sistema maggioritario, quattordici anni nel corso dei quali due volte (1996, 2006) ha vinto il centrosinistra e tre (1994, 2001 e l'ultima una settimana fa) il centrodestra. Fin qui, in un ritmo di alternanza scandito quasi con il metronomo, a ogni tornata elettorale chi aveva governato nella precedente legislatura è stato mandato all'opposizione e chi aveva perso nella precedente consultazione è tornato al governo. Eppure, a dispetto di questa evidenza, in passato ogni volta i perdenti si sono lasciati andare a mesi e mesi di costernazione e di pianto quasi si trovassero al cospetto di un incipiente regime e di una esclusione definitiva dalle stanze del comando.

Fortunatamente stavolta le cose si stanno mettendo in modo, almeno parzialmente, diverso. E' come se la stagione 1994-2008 fosse stata un lungo, estenuante periodo di prova del funzionamento di un meccanismo e questa possa essere l'alba di una seconda o terza Repubblica. Appare chiaro a tutti (o quasi) che la vittoria di Silvio Berlusconi non ha niente di occasionale, che i due partiti che ne hanno fatto da architrave sono ben impiantati sul terreno, che la classe politica da essi generata nell'ultimo quattordicennio non ha più niente o ha molto poco di raccogliticcio e che ciò che negli anni scorsi si è detto e scritto per spiegare il successo berlusconiano non era sufficiente. Per quel che riguarda la destra, resteranno di questa campagna elettorale quattro momenti: la fusione immediata e a freddo tra Forza Italia e Alleanza nazionale che chiunque fino a un giorno prima avrebbe giudicato pressoché impraticabile; la vitalità della Lega a dispetto delle condizioni di salute di Umberto Bossi, segno che quel partito non è più da anni un'accozzaglia di protestatari ed è destinato a durare; il divorzio (o la momentanea separazione?) tra Berlusconi e l'Udc di Pier Ferdinando Casini che, sia pure in misura diversa, ha giovato a entrambi i coniugi; il successo del libro di Giulio Tremonti La paura e la speranza, un saggio assai dibattuto che ha scalato le classifiche editoriali e che ha dato grande lustro all'impresa.
Sul fronte opposto resteranno la decisione collettiva di fondere Ds e Margherita in un unico partito e la coraggiosa decisione di Walter Veltroni di avviare quella che si è detta una «separazione consensuale» dall'estrema sinistra nonché la scelta ancor più coraggiosa di «correre da solo». Quella decisione — «consensuale » in quanto voluta anche da Fausto Bertinotti — era frutto più di un giudizio sul fallimento delle due esperienze prodiane (si è ritenuto che così come era la coalizione non poteva ripresentarsi al cospetto degli elettori) che di un'idea strategica. E la pur discutibile decisione di lasciar spazio alla lista di Antonio Di Pietro si è dimo-strata, quantomeno sotto il profilo tattico, azzeccata. Se Veltroni avesse fatto una scelta analoga per i radicali e per i socialisti, è evidente che avrebbe compromesso il senso e l'immagine dell'operazione senza riceverne alcun apprezzabile beneficio.

Tornando poi alla Sinistra Arcobaleno va detto che è immaginabile sarà presto superato il trauma, a nostro avviso benefico, dell'uscita dal Parlamento (benefico perché come insegna la storia degli anni Sessanta è più agevole intercettare le realtà antagoniste da postazioni extraparlamentari); e se la sinistra estrema — anziché dilaniarsi— continuerà a evolversi nel solco non violento tracciato da Bertinotti ritroverà linfa e vita e non è escluso che, tornata a Montecitorio e a Palazzo Madama, giunga tra qualche anno a un ritrovato punto di incontro con quella moderata e riformista.

I limiti per Veltroni sono stati tre: quello di non avere una solida base culturale di riferimento (alla sinistra manca un Tremonti, cioè un politico di primo piano che produca analisi innovative in sintonia con quel che si dibatte nel resto del pianeta); quello di aver prodotto un eccesso di ammiccamenti a culture ed esperienze internazionali di complesso amalgama; quello ormai consolidato (nel senso che lo ha ereditato dai suoi predecessori) di non aver capito che il Nord merita un'attenzione strutturalmente diversa. Ribadisco: strutturalmente diversa.

A causa di ciò il Partito democratico è rimasto fin qui tutto dentro i confini angusti della sinistra e non ha praticamente giocato la partita del centro. Se aveva candidati in grado di parlare all'elettorato centrista li ha tenuti nascosti per timore che entrassero in contraddizione con quelli a carattere più identitario con l'effetto che la torta non ha lievitato. Adesso la sinistra centripeta ha davanti a sé due vie: la prima è quella di provare a fare con Casini quel che nell'estate del 1994 D'Alema fece con Buttiglione, cioè lusingarlo e attrarlo nella propria orbita; la seconda è quella di strutturarsi per occupare da sé il centro. Che dire? Della prima opzione non sapremmo, ma la seconda ci appare in prospettiva assai più redditizia. Ma le due insieme non sono facilmente combinabili perché come accadde nel '94 la dimensione tattica prende sempre il sopravvento sul profilo strategico.

Le elezioni del 13 aprile 2008 hanno l'aria di essere di quelle che passano direttamente nei libri di storia. E in quei libri di storia resterà chi saprà comprenderne il senso profondo, digerirle e — per quel che riguarda l'opposizione — chi anziché disperdere energie in iniziative avventate, ripetitive sarà in grado di dare senso compiuto all'idea nel nome della quale solo un anno fa fu fondato il Partito democratico.

20 aprile 2008


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L'esperienza non ha alcun valore etico: è semplicemente il nome che gli uomini danno ai loro errori
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polifilo
messaggio 20 Apr 2008, 14:12
Messaggio #2


the saint
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max vedremo fra cinque anni i miracoli di tremonti

mieli ha poteri divinatori
e quindi può sapere cosa farà tremonti in cinque anni

io no



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io l'unico giornale che leggo è la nazione

non leggo né corriere della sera né repubblica

non che la nazione sia un buon giornale...è veramente pessimo.
ma almeno in quella sua grezzezza toscana nature un po' fascistella...non ci sono pretese di grandi maitres a penser. e poi se si ribalta un apino sulla siena bettolle...sulla nazione lo trovo scritto.

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polifilo
messaggio 20 Apr 2008, 14:19
Messaggio #3


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CITAZIONE(Max64 @ 20 Apr 2008, 14:36) *
Parole e musica del direttore del Corrierone, altro che i soliti giudizi ripetitivi degli elettori di csx scornati e delusi...

un senso di freschezza emana da questo editoriale, altro che i vecchi e ammuffiti editoriali di Scalfari...

http://www.corriere.it/editoriali/08_april...44f486ba6.shtml


Le elezioni del 13 aprile 2008 hanno l'aria di essere di quelle che passano direttamente nei libri di storia



ah ah ah certo fra cento anni studieranno le elezioni italiane del 2008

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Max64
messaggio 20 Apr 2008, 14:24
Messaggio #4


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CITAZIONE(polifilo @ 20 Apr 2008, 15:12) *
max vedremo fra cinque anni i miracoli di tremonti

mieli ha poteri divinatori
e quindi può sapere cosa farà tremonti in cinque anni

io no



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p.s.
io l'unico giornale che leggo è la nazione

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non che la nazione sia un buon giornale...è veramente pessimo.
ma almeno in quella sua grezzezza toscana nature un po' fascistella...non ci sono pretese di grandi maitres a penser. e poi se si ribalta un apino sulla siena bettolle...sulla nazione lo trovo scritto.

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se è per questo sul Tirreno fanno anche meglio

celebre la locandina fuori dal'edicole che sparava in primo piano la notizia 'non emetteva scontrini, chiude tortaio' turning.gif turning.gif


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alessio
messaggio 20 Apr 2008, 14:36
Messaggio #5



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CITAZIONE
I limiti per Veltroni sono stati tre: quello di non avere una solida base culturale di riferimento (alla sinistra manca un Tremonti, cioè un politico di primo piano che produca analisi innovative in sintonia con quel che si dibatte nel resto del pianeta)



Mieli non ce la fa veramente più.


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a questo PD ho perdonato proprio tutto...
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polifilo
messaggio 20 Apr 2008, 15:31
Messaggio #6


the saint
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CITAZIONE(alessio @ 20 Apr 2008, 15:36) *
Mieli non ce la fa veramente più.



ah tu vedi un peggioramento?
io credo di ricordare che questo signor mieli...nel 1971 firmò la petizione favorita dall'espresso contro il commisario calabresi.
e mi sembra, vagamente, di ricordare che alcuni anni fa era assai vicino a lotta continua.

oggi esalta tremonti

non ne ha mai imbroccata una a destra....ma neanche a sinistra

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polifilo
messaggio 20 Apr 2008, 15:34
Messaggio #7


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nell'espresso del 1971 Luigi Calabresi era definito «un torturatore», l'espresso lo accusava quale «responsabile della morte di Pinelli» e chiedeva di ricusare i «commissari torturatori, i magistrati persecutori, i giudici indegni».


tra i firmatari di questo documento..vediamo un po' chi c'era


Elio Aloisio,
Giulio Carlo Argan, critico
Marino Barengo,
Tinto Brass, regista
Giampaolo Bultrini,
Michele Canonica,
Bruno Caruso,
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Mario Ceroli, scultore
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Lucio Gambi,
Emilio Garroni, filosofo
Natalia Ginzburg, scrittrice
Carlo Gregoretti, regista
Luciano Guardigli,
Renato Izozzi,
Franco Lefevre,
Francesco Leonetti, scrittore e poeta
Giulio A. Maccacaro,
Giancarlo Maiorino,
Paolo Mieli, giornalista
Franco Mogni,
Franco Mulas, pittore
Valentino Orsini,
Enzo Paci
Giorgio Pecorini,
Paolo Pernici,
Paolo Portoghesi,
Domenico Porzio,
Giovanni Raboni,
Nelo Risi,
Serena Rossetti,
Alberto Samonà,
Giuseppe Samonà,
Salvatore Saperi,
Sergio Saviane,
Vladimiro Scatturin,
Mario Scialoja,
Pasquale Squitieri, regista
Manfredo Tafurí,
Saverio Tutino,
Francesco Valentini,
Cesare Zavattini, regista
Alfredo Zennaro,
Giovan Battista Zorzoli

Messaggio modificato da polifilo il 20 Apr 2008, 20:17


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afam
messaggio 20 Apr 2008, 15:36
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Tremonti non è mai stato un economista, ma solo un ottimo tributarista. Ed è anche un cambiacasacca (per chi ha memoria).


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alessio
messaggio 20 Apr 2008, 15:48
Messaggio #9



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CITAZIONE(polifilo @ 20 Apr 2008, 16:31) *
ah tu vedi un peggioramento?
io credo di ricordare che questo signor mieli...nel 1971 firmò la petizione favorita dall'espresso contro il commisario calabresi.
e mi sembra, vagamente, di ricordare che alcuni anni fa era assai vicino a lotta continua.

oggi esalta tremonti

non ne ha mai imbroccata una a destra....ma neanche a sinistra

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io nel 71 non ero nato.

Però da quando s'è profilata la vittoria del centro-destra, ha iniziato un lecchinaggio, o comunque un elogio della coalizione del silviastro che mi ha lasciato senza parole.

E quando sembrava che vincesse Prodi, elogiava Prodi...

insomma...


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polifilo
messaggio 20 Apr 2008, 16:19
Messaggio #10


the saint
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mieli è giustamente famoso nella storia del giornalismo italiano

per aver inventato un nuovo modo moderno di fare giornalismo

"il mielismo"

lui da lotta contina, passando per prodi, arriva a berlusconi" senza problemi

il mielismo...non si fa di questi scrupoli...è un dolcificante naturale

che addolcisce tutto quello che tocca

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alessio
messaggio 20 Apr 2008, 16:24
Messaggio #11



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CITAZIONE(polifilo @ 20 Apr 2008, 17:19) *
il mielismo...non si fa di questi scrupoli...è un dolcificante naturale

che addolcisce tutto quello che tocca

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ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah


questa è stupenda


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TRINACRIA FELIX
messaggio 20 Apr 2008, 16:38
Messaggio #12


Contraddissi e mi contraddico
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In edicola con il corriere della sera!!



Mi ricordo Mieli quando appoggiò l'ex unione......il vento è proprio cambiato!!!


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"+??? giorni: aspettiamo sempre con gioia l'inizio delle trasmissioni di Europa 7" Trinacria Felix
"L'ottimismo è la vera soluzione contro la crisi, mentre il pessimismo fa male... non conosco persone pessimiste che abbiano concluso qualcosa di buono nella vita". S. Berlusconi.
"Il pacifista è quello che da da mangiare al coccodrillo sperando di essere l' ultimo ad essere mangiato" W. Churchill
"Il Ponte sullo Stretto non è utile solo perchè ancora non c'è" A. Camilleri
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