Amir, su 28 Aug 2003, 17:01, detto:
Kafir, su 28 Aug 2003, 16:38, detto:
Per Amir.
Avevi scritto che l'evoluzionismo non è "scienza galileiana" e io ti ho chiesto di spiegarmi cos'è per te "scienza galileiana". Aspetto ancora una risposta.
Ripeti, poi, l'affermazione che la religione non è necessariamente in contrasto con l'idea di evoluzione. Ok, te l'ho già confermato, sottolineando però come in questo modo l'equilibrio raggiunto sia sempre precario e come, di fatto, ogni compromesso sia respinto dai tradizionalisti religiosi.
Tu scrivi che "da un punto di vista scientifico non ci è ragione alcuna di preferire l'evolutionismo al creazionismo".
Noto come sei slittato dalla richiesta di prove "inconfutabili" a un giudizio di "preferenza". Stai evolvendo anche tu
Per Gabriella.
Scusa la curiosità, ma sei una biologa o un'insegnante di scienze?
Visto che non lo sai te lo spiego: non galileiano perché non è riproducibile, non è osservabile, non c'è rigore logico!
Il problema riguardo la compatibilità con la religione riguarda principalmente la Bibbia.
Visto che non eri in grado di dimostrare la teoria dell'evoluzione ti ho chiesto perché ti piaceva tanto, tutto qui.
Amir scrive: l'evoluzionismo non è scienza galileiana perché
1. non è riproducibile
2. non è osservabile
3 non c'è rigore logico.
Sulla
riproducibilità. Per quel che ne so, esperimenti recenti sui geni omeotici smentiscono la pretesa di mancanza di riproducibilità dei meccanismi evolutivi. Vedi l'articolo di Piattelli Palmarini che posto più sotto.
Sull'
osservabilità. E' un pò difficile pretendere di "osservare" un processo storico (e l'evoluzione riguarda la storia naturale) che si è svolto nell'arco di miliardi di anni. E' evidente che qualsiasi ricostruzione che riguardi la storia antica, umana o naturale, non può che essere per sua natura di tipo congetturale. Non c'era nessuno a riprendere con le telecamere quello che stava succedendo
Sul
rigore logico. Cos'è più logico, assumere un intervento divino, di tanto in tanto, che miracolosamente fa apparire nuove specie in sostituzione di altre estinte o ipotizzare che le specie si trasformino naturalmente le une nelle altre?
La scienza "galileiana", da te citata a sproposito, è nata proprio lasciando programmaticamnte fuori dal discorso ogni miracolismo.
Il problema della compatibilità con la religione, infine, riguarda qualsiasi concezione creazionista, ebraica, cristiana o islamica.
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Darwin aveva ragione. E il gambero diventò
mosca.
Una mutazione avvenuta 400 milioni di anni fa
smentisce l’obiezione creazionista
all’evoluzionismo.
Un’importante scoperta, appena pubblicata su
Nature , sconfigge
una inveterata obiezione dei creazionisti alla teoria
dell’evoluzione biologica. A detta dei creazionisti, infatti, la
cieca lotteria genetica delle piccole mutazioni
successive sarebbe incapace di produrre grandi cambiamenti
in una specie biologica. Un gamberetto, per esempio,
sempre a detta loro, può solo diventare più grande, o
più scuro o sviluppare delle zampe più robuste, ma
non può dare origine ad una mosca, nè questa può poi
dare origine, attraverso molti mutamenti intermedi,
poniamo, ad un topo. Invece, in un agguerrito laboratorio
della California, sono state riprodotte in dettaglio
due piccolissime mutazioni, portatrici di grandi
effetti, avvenute 400 milioni di anni fa, grazie alle
quali si passò di colpo da un artropode, l’Artemia
(detta anche scampetto della salamoia, o - chissà perché
- scimmiotto di mare, molto popolare tra gli amanti
dei piccoli acquari come cibo vivo per i pesci), al
moscerino dell’aceto (la celeberrima drosofila, cara ai
genetisti fino dal lontano 1911, quando Thomas Hunt Morgan
identificò, grazie a lei, i cromosomi come sede dei geni).
L’artemia ha undici paia di zampe e una sorta di coda che
batte vigorosamente mentre nuota, mentre il moscerino
ha ali per volare, solo tre paia di zampe, e nessuna
coda. Come queste due minime e antichissime mutazioni
spontanee in un gene "maestro" siano riuscite a produrre
tanto cambiamento è stato ricostruito, sequenza per
sequenza e molecola per molecola, dai genetisti Matthew
Ronshaugen, Nadine McGinnis e William McGinnis,
dell’Università della California a San Diego. E’ curioso, e
sintomatico del divario tra scienza di punta e opinione
pubblica, che questa scoperta coincida con un annuncio del
sommo comitato per la pubblica istruzione dell’Ohio. Si
annuncia, infatti una perdurante perplessità sulla scelta
seguente: se si debba insegnare, nelle scuole elementari di
quello Stato, esclusivamente la teoria neo-darwiniana
dell’evoluzione biologica, oppure se si debba anche presentare, a
fianco, la dottrina alternativa di un "disegno"
dall’alto. Dopo la combattuta, ma definitiva, reintroduzione
dell’insegnamento esclusivo dell’evoluzione in Arkansas, l’Ohio è
l’ultimo Stato americano ancora reticente. Una decisione
finale è annunciata per marzo, dopo ulteriori, ampie
consultazioni con biologi, teologi e sostenitori del
creazionismo. Resta da sperare che i membri di quel comitato si
consultino anche con gli autori di questa scoperta. I
creazionisti, infatti, non avevano immaginato che una mutazione
genetica potesse colpire, non un gene qualunque, uno di
quelli che governano, poniamo, la lunghezza della coda,
lo spessore della cute o il colore degli occhi,
bensì un gene che regola l’intero piano di sviluppo
dell’embrione.
Come già da tempo i biologi
sospettavano, una piccola, rara e fortunata mutazione in un
gene di regolazione, uno di quelli che ho sopra
chiamato geni "maestri" (ma nel gergo dei genetisti sono
detti omeotici, e in questo caso particolare si tratta
del ben studiato gene "Hox"), può d’un tratto
produrre una specie nuova, assai diversa da quella di
partenza. Le raffinate manipolazioni genetiche descritte
nell’articolo di Nature , in tutto identiche a ciò che
spontaneamente deve essere avvenuto 400 milioni di anni
addietro, confermano adesso sperimentalmente che il
sospetto era ben fondato. I normali meccanismi di
mutazione genetica, poi seguiti dalla selezione naturale,
sono, quindi, genuinamente capaci di generare delle
assolute novità biologiche, cioè delle specie nuove. Si è
riprodotta in laboratorio la genesi spontanea di uno di quei
"mostri fortunati" ( hopeful monsters ) di cui già dagli
anni Quaranta si parlava, tra il credulo e
l’incredulo, nei lavori teorici sull’evoluzione. Questa
importante conferma viene a corroborare, tra l’altro, le
ipotesi "discontinuiste" propugnate da decenni
soprattutto dai notissimi (ma spesso criticati) evoluzionisti
Stephen Jay Gould e Richard Lewontin di Harvard. Una loro
azzeccata analogia può forse aiutarci a capir meglio:
l’evoluzione biologica non è una sfera liscia che rotola nel
tempo con continuità, bensì un poliedro sfaccettato
che, di tanto in tanto, procede scattando di colpo da
una faccia a un’altra contigua, senza soste
intermedie. Il passaggio dallo scampetto della salamoia al
moscerino dell’aceto è stato uno di questi scatti. Era già
facile intuire che molti altri ne devono essere
avvenuti, lungo centinaia di milioni di anni, su su fino ai
nostri diretti antenati. Adesso possiamo aspettarci che
alcuni di questi vengano riprodotti in ogni dettaglio in
laboratorio. Quando, nel piano generale comune di un embrione,
sempre fortemente compartimentato, uno stesso gene
comincia d’un tratto a reprimere lo sviluppo di certe
sezioni, mentre attiva e potenzia altre distinte sezioni,
dal nuotare nella salamoia si passa a volare
nell’aria. L’impalcatura modulare del vivente consente
questo e ben altro. Nessun bisogno di fare appello a un
architetto che tutto aveva già progettato al suo tecnigrafo.
Piccole, rare improvvisazioni spontanee dai grandi effetti
non hanno bisogno di architetti. E’ un po’ come
quando i produttori di fucili e mitragliatrici, finita
la Seconda guerra mondiale, improvvisarono, e si
misero, con piccole modifiche degli stessi macchinari, a
produrre motociclette. (La sigla BSA, ben nota ai
motociclisti della mia generazione, significava, infatti
Birmingham Small Arms. La Royal Enfield, raffinata
produttrice di armi da fuoco, si mise d’un tratto a
fabbricare motociclette di grande eleganza). Un’altra
curiosa coincidenza: il massimo distributore commerciale
di scampetti per acquari è a Salt Lake City.
Probabilmente ignora che le sue dilette artemie, spedibili
liofilizzate in bustine o lattine, vinsero una medaglia d’oro
alle olimpiadi della speciazione biologica circa
quattrocento milioni d’anni fa.
http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?p...A&doc=PIATTELLI
Modificato da Kafir - 28 agosto 2003 - 18:50