Spazioforum: Come siete arrivati alla vostra posizione politica - Spazioforum

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Come siete arrivati alla vostra posizione politica Vota la conversazione: -----

#289 L   kanekorso 

  • Gruppo: Membri Sf
  • Post: 13
  • Iscritto: 02 febbraio 2009

Postato 20 ottobre 2009 - 13:29

Visualizza postpolifilo, su 9 Oct 2009, 19:54, detto:

questa mitologia del buon italico fa ridere i polli.

gli italiani sono il popolo che evade più tasse, rispetta meno leggi del pianeta.

il villano italico fa quel che cazzo gli pare, salvo poi pagarne le conseguenze, e vota chi gli fa allargare la sua villetta abusiva...salvo poi essere sommerso da una montagna di fango causata da tante villette abusive.


'giorno kolega della parte avversa.

Le ripondo con educazione:

-1) Se ciò fose vero saremo tutti degli evasori e questo non corrisponde alla realtà.Le leggi ci sono e se non si rispettano è solo per un motivo....NON VENGONO APPLICATE. La prova c'è tutti i giorni.....giudici che mettono in libertà delinquenti e chi ne sofre sono le vittime.WOOFF...non prenda per i coglioni la FORMA se non ha la SOSTANZA di quel che scrive karo....KOLLEGA!

-2)Il villano italico ha costruito perchè gli hanno permesso di costruire ( giudici che non fanno rispettare le regole cioè le leggi dell'edificabilità sul territorio in funzione del piano regolatore ),poi e qui si cade nel qualunquismo esimio kollega la gente morta sotto il fango mika abitava in villette o le aveva allargate.La prova:Guardi il vesuvio e cosa ci hanno costruito intorno.....mika è stato BERLUSCONI....wooff...lo sa ke se dovesse esplodere si rischia una catastrofe....diciamo 500mila persone morte se tutto va bene.Ma questo nella sua zukka,vuota,non interessa perkè sono tutte "villette" costruite dal villano italico grazie a BERLUSCONI.

Wooff...felice pomeriggio...fenomeno.
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#290 L   Romano 

  • Gruppo: Membri Sf
  • Post: 160
  • Iscritto: 20 luglio 2011

Postato 11 agosto 2011 - 17:01

Bisognerebbe prima di tutto decidere quale sia la "propria posizione politica", cioè la mia.
Intendiamoci, so bene quali sono le mie idee, le conosco da quando ho finito la quarta elementare e ci sono cresciuto insieme, ci ho giocato e litigato, insomma siamo amici.
Il problema sono le posizioni: quindi, distinguiamo.

Le idee più che guidarmi mi hanno seguito: ha ragione il Guiscardo, le scelte importanti le facciamo con altro che non siano le idee razionali. Quella che conta è semmai la razionalità del gusto, della pelle, dell'istinto. L'estetica, più che l'etica, insomma.
La mia era una famiglia romana di popolo, seria e allegra, tutta di sinistra comunista della prima ora, fatta eccezione per mio padre che era un comunista post-cattolico.
Nell'insieme un backgound fatta di calore, sentimenti, serietà, rispetto umano, e un habitat esistenziale tipicamente romano, cioè aperto verso culture e attitudini diverse, senza rinunciare ad una sana coscienza delle "appartenenze".
Ciò ha significato che nel brodo primordiale di famiglia c'erano molte belle bandiere e poca Unione Sovietica, molto solidarsimo popolare e poca "linea del partito".
Un fratello di mio padre era funzionario di Botteghe Oscure, andava ogni anno in vacanza gratuita a Mosca o Leningrado, ma quando tornava, raccontando le sue avventure con le ragazze russe, concludeva sempre: "Cor cazzo che c'annassi a vive!".
Da ragazzino, comunque, legegvo avidamente le pagine sportive dell'Unità, che mio padre portava a casa: gli articoli belli di Gino Sala sul Tour o sul Giro, e quelli dii Giuseppe Signori sulla boxe americana, e storcevo il naso sulla seriosità di Aggeo Savioli critico cinematografico.
Ho letto Marx e Gramsci molto dopo Bertrand Russell e Gibbon, e questo ha probabilmente contribuito a fare di me, ideologicamente, un comunista liberale - o meglio, ad essere pienamente cosciente di esserlo, dato che la gran parte dei comunisti e socialisti che ho conosciuto, della mia generazione, lo erano tanto quanto, ma erano timidi nel prenderne atto.
Il gusto, la sensazione di pelle, quindi, mi ha fatto vivere la sinistra come calore, serietà e allegria, oltre che come faccia di gente pulita. Non potevano piacermi le facce democristiane, timorate di tutto fuorchè di dio, né quall'aria cupa e vagamente plumbea che spirava dal sovietismo e dalle articolesse di Rinascita.
In fondo, un comunismo libertario, che - come nella notte prima degli esami - poteva, anzi doveva, mescolare filosofia e partite di calcio, Nietzsche e Che Guevara, i film di Lizzani con I soliti Ignoti.

Le posizioni, come dicevo, sono quelle che ho sempre visto come il vero problema politico.
Credo - non sono originale, non voglio esserlo - credo che il punto di maggior equilibrio, ossia di minore gap tra idee personali e partiti politici, sia stato il PCI di Enrico Berlinguer: è stato l'unico momento che mi abbia commosso, io che non sono mai stato disilluso per mancanza d'illusioni e di altarini politici. E mi piace dire "commosso", non solo per quel volto e per quell'uomo fragile, ma perché è stata la fine di un periodo in cui la società italiana - insomma noi tutti quanti siamo - aveva una sostenza profondamente umanistica, sia nel bene sia nel male.
Un periodo - viene voglia di chiamarla "era" - in cui la semplicità popolare conviveva benissimo, dolcemente, caldamente, con l'amore per la cultura, l'allegria con la serietà.
Quello che Pasolini chiamò il "tempo delle lucciole".
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