Spazioforum: La Francia respinge nettamente il trattato C.E. - Spazioforum

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La Francia respinge nettamente il trattato C.E.
Lo storico NO del 29 maggio
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#1 L   Theleme 

  • Ognuno ha quel che si merita... e neanche tutto!
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  • Post: 213
  • Iscritto: 17 giugno 2004

Postato 29 maggio 2005 - 21:20

La France rejette nettement le traité constitution
Le non historique du 29 mai.

--------------------

Sono senza parole ... e poi erano gli inglesi gli euroscettici...

http://www.lemonde.fr/web/vi/0,47-0@2-6317...1-655458,0.html


--------------h 01.08 del 30.05.05------------------
Ciao, Thelème.
Arrivo ora, impossibilitato a farlo prima.

I Francesi non smettono mai di stupire. Le loro vicende politiche sono sempre ... esemplari anche per la loro
traumaticità ...


Mi sembra d'essere tornato al tempo di De Gaulle. [Ma che dico!?! No: quell'uomo è un gigante rispetto a Chirac/Raffarin]. Mi sembra d'essere tornato al tempo di Mendès-France
("Pactum sceleris" droite/gauche).
Ne leggeremo e ne parleremo per un bel po'.
Ciao di nuovo (e auguri, ché ti aspettano gli esami!)

Erasmus
---------------------------------------------------

--------------h 10.20 del 7.03.06------------------
Rivedo il thread e ... rimpiango lo scomparso Theléme ...
Vedo ancora attiva la pagina da lui linkata la notte stessa dello storico 29 maggio 2005. Ne riporto una immagine ...

Immagine postata
=>www.lemonde.fr/web/vi/0,47-0@2-631760,54-655479@51-655458,0.html

Riassunto.
Degli aventi diritto a votare,
– il 38,27% ha votato NO
– il 31,47% ha votato SI'
– il 30,26% non ha votato (o non ha votato validamente).

Ciao a tutti


Erasmus

Modificato da Erasmus - 07 marzo 2006 - 10:39

0

#2 L   ombelix 

  • Federalista
  • Gruppo: Membri Sf
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  • Iscritto: 12 settembre 2002

Postato 29 maggio 2005 - 21:56

Secondo me non si rendono ben conto di quello che hanno fatto; ne è l'esempio il fatto che i comunisti hanno gia chiesto di ridiscutere il trattato.
0

#3 L   polifilo 

  • the saint
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  • Post: 35.218
  • Iscritto: 23 gennaio 2004

Postato 29 maggio 2005 - 21:57

Theleme, su 29 May 2005, 22:20, detto:

sono senza parole... e poi erano gli inglesi gli euroscettici...

http://www.lemonde.fr/web/vi/0,47-0@2-6317...1-655458,0.html

Conoscete poco i francesi.

Veramente sono i francesi a essere fuori dalla nato, non gli inglesi

:(


-------------Intrusione di Erasmus-----------------
Questa –che i Francesi sono fuori della NATO– mi giunge nuova!
Guarda un po’ qua:
=>NATO Member Countries, (10.05.05).
Oppure, visto che conosci i Francesi e presumibilmente la loro lingua, guarda qua:
=>Organisation du Traité de l'Atlantique Nord - OTAN, (15.05.03)
Te ne trascrivo un pezzetto. [NB: Di mio c’è solo la sottolineatura di “France”]


«Organisation du Traité de l'Atlantique Nord - OTAN

PAYS MEMBRES, MISSIONS, OBJECTIFS
L'OTAN a été créée par le Traité de l'Atlantique Nord signé à Washington le 4 avril 1949, instaurant une alliance de 12 Etats démocratiques d'Europe et d'Amérique du Nord qui veulent sauvegarder leur sécurité commune par le biais d'une coopération politique et militaire. 4 autres Etats européens adhèrent au Traité, entre 1952 et 1982. Le 12 mars 1999, la République tchèque, la Hongrie et la Pologne font leur entrée au sein de l'Alliance.
L'OTAN compte aujourd'hui dix-neuf membres: Allemagne, Belgique, Canada, Danemark, Espagne, Etats-Unis, France, Grèce, Hongrie, Islande, Italie, Luxembourg, Pays-Bas, Norvège, Pologne, Portugal, République tchèque, Royaume-Uni et Turquie.
[...]»


--------------------
Chiedo scusa per essere entrato qua. Lo faccio ... essendo in ritardo (e quindi lontano come posto per rispondere)

Bye. bye.
Erasmus
-------------------------------------------------

Veni Vidi Mici
tempus loquendi tempus tacendi
Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo (leopardi)
quanto si stava meglio quando piazza della signoria era piazza del granduca
http://ventusblog.blog.com/
0

#4 L   Theleme 

  • Ognuno ha quel che si merita... e neanche tutto!
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  • Iscritto: 17 giugno 2004

Postato 29 maggio 2005 - 21:59

polifilo, su 29 May 2005, 22:57, detto:

Theleme, su 29 May 2005, 22:20, detto:

sono senza parole... e poi erano gli inglesi gli euroscettici...

http://www.lemonde.fr/web/vi/0,47-0@2-6317...1-655458,0.html

Conoscete poco i francesi.

Veramente sono i francesi a essere fuori dalla nato, non gli inglesi

:(

Considera cmq che la NATO è una organizzazione atlantica e non prettamente europea.
0

#5 L   polifilo 

  • the saint
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  • Iscritto: 23 gennaio 2004

Postato 29 maggio 2005 - 22:02

Theleme, su 29 May 2005, 22:59, detto:

polifilo, su 29 May 2005, 22:57, detto:

Theleme, su 29 May 2005, 22:20, detto:

sono senza parole... e poi erano gli inglesi gli euroscettici...

http://www.lemonde.fr/web/vi/0,47-0@2-6317...1-655458,0.html

conoscete poco i francesi.

veramente sono i francesi a essere fuori dalla nato
non gli inglesi

:(

considera cmq che la nato è una organizzazione atlantica e non prettamente europea.

considera che i francesi ancora non si sono rassegnati a waterloo

e considera che quando l'inghilterra entrò nella nato aveva davvero un impero al contrario dei francesi.
i francesi avevano avutoi tedeschi accampati sotto la tour eiffel

era solo un exemplum per spiegare una certa mentalià francese

:(
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#6 L   la Contessa 

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  • Iscritto: 05 novembre 2003

Postato 30 maggio 2005 - 00:46

BRUXELLES - Il giorno più brutto per gli europeisti convinti. I dati non lasciano molti margini: hanno vinto i "no" con un ampio margine. E ora l'esito del referendum in Francia rischia anche di influenzare gli elettori olandesi che dovranno esprimersi mercoledì. Se pure in Olanda - che con la Francia è uno dei Paesi fondatori - prevalesse il fronte del rifiuto le cose si metterebbero male per il progetto di un'Europa unita.

Il presidente della Commissione europea, José Manuel Durao Barroso, e il presidente di turno del Consiglio europeo, il primo ministro del Lussemburgo, Jean-Claude Juncker, hanno in programma un'operazione mediatica intesa a rassicurare gli europei sulla continuità del funzionamento delle istituzioni europee, a prescindere dal risultato del referendum francese.

Resterà in vigore comunque il Trattato di Nizza, concluso nel 2000, con il suo complesso sistema di voto ponderato nelle istituzioni comunitarie, un sistema che molti considerano "paralizzante".

I capi di Stato e di governo dei venticinque Paesi membri terranno comunque il loro vertice semestrale il 16 e 17 giugno a Bruxelles, e in quella sede deciderano che fare di fronte al "no" francese.

L'ammissione di Romania e Bulgaria dovrebbe compiersi in ogni caso nel 2007, poiché i trattati di adesione sono già stati firmati, mentre qualche dubbio in più potrebbe sorgere per altri Paesi balcanici, oltre che per l'Ucraina e la Turchia.

(29 maggio 2005)
Immagine postata
"Nunca una noche ha vencido el amanecer y nunca un problema ha vencido a la esperanza."
0

#7 L   ombelix 

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Postato 30 maggio 2005 - 09:09

La Repubblica, 30 maggio 2005
UNIONE ANNO ZERO
ANDREA BONANNI

Diceva uno dei padri fondatori, Robert Schuman, che il volto futuro dell'Europa
non sarebbe stato tanto il frutto dei suoi svariati progetti quanto piuttosto
la risultante delle sue molte e inevitabili crisi. Non c'è dubbio che la
crisi aperta ieri dal voto francese che boccia il Trattato costituzionale
europeo sia una delle più gravi, se non la più grave, nei quasi cinquant'anni
di vita dell'Unione europea. Dove ci porterà? La risposta, di certo, non
la conosce nessuno. Non il presidente Chirac, che ha voluto il referendum,
sicuro di una vittoria, per asserire ancora una volta la centralità della
Francia e sua personale nel progetto europeo.
Non gli altri 24 governi dell'Unione, che solo sette mesi fa avevano tutti
trionfalmente firmato la nuova Costituzione nella sala del Campidoglio a
Roma con la certezza di aver voltato una pagina storica. Non, certamente,
i milioni di francesi che ieri hanno votato il loro "no" per ragioni speculari
e opposte, la più risibile delle quali è la convinzione che il loro rifiuto
avrebbe portato a una rinegoziazione del testo costituzionale. In queste
ore di smarrimento e di confusione una sola cosa è certa: il "no" della
Francia cambierà il volto futuro dell'Europa. Ma non può cancellarne la
realtà immanente: la totale interdipendenza economica dei Paesi che ne fanno
parte, l'esistenza di una moneta unica, la crescente identità culturale,
la necessità oggettiva che i governi hanno di concertare le loro politiche,
la penosa inadeguatezza dei piccoli stati-nazione a fronteggiare da soli
la competizione economica e politica mondiale e globalizzata.
Ma che strada troverà per esprimersi, in termini politici e istituzionali,
questa realtà con cui pure tutti, partigiani del "no" e del "sì", dovranno
fare i conti? Su questo punto, dopo lo storico responso delle urne francesi,
è necessario distinguere tra l'agenda di breve e di lungo termine. Sul breve
termine è possibile che i capi di governo mantengano il loro calendario
di ratifiche. In tal caso tra due giorni si esprimeranno gli olandesi, poi
lussemburghesi, portoghesi, britannici, cechi, polacchi. Se il "no" francese
non ingenererà, come sembra invece probabile, un effetto domino, e se le
altre ratifiche, o almeno una maggioranza di altre ratifiche, dovessero
andare in porto, è perfino possibile che la Francia, rimasta isolata con
qualche altro renitente, possa essere chiamata a pronunciarsi di nuovo.
Ma questa ipotesi, visto l'alto tasso di partecipazione al voto e visto
che altre influenti bocciature sono annunciate, appare fin da ora assai
poco credibile.
È ragionevole pensare che, dopo il voto di ieri, il progetto di Costituzione
elaborato da Giscard e dalla Convenzione non vedrà mai la luce. Nel frattempo
resteranno in vigore i vecchi trattati e le vecchie norme, che potranno
bene o male assicurare una navigazione a vista e lo svolgimento dell'ordinaria
amministrazione europea. Ma sui tempi lunghi è evidente che l'ordinaria
amministrazione non può bastare, e che la bocciatura della Costituzione
da parte di un Paese centrale come la Francia innescherà tensioni difficilmente
gestibili in un contesto istituzionalmente indebolito. E allora occorre
vedere quali possono essere gli sviluppi a più lungo termine che verranno
innescati dal voto francese, partendo dal suo significato. Se c'è un fallimento
europeo che esso sanziona è il (nobile) tentativo, che Giscard, Amato e
la Convenzione avevano portato fino all'estremo, di conciliare in un unico
assetto istituzionale due visioni dell'Europa divergenti e contraddittorie.
Da una parte c'è la visione anglosassone di una Unione intesa come libero
mercato e come sub-sistema regionale dell'Occidente con l'obiettivo precipuo
di sostenere la crescita di sistemi politici democratici e di sistemi economici
liberisti. Questa Europa anglo-americana, cara anche a molti Paesi dell'Est
e in sintonia con una certa visione berlusconiana, non si pone evidentemente
problemi identitari, né si dà limiti geografici potendo arrivare fino nel
cuore dell'ex Unione Sovietica e fino alle sponde del Medio Oriente. Dall'altra
parte c'è una visione, tipicamente francese, dell'Europa come forte realtà
geopolitica, con un alto grado di coesione sociale e identitaria, con la
capacità di tutelare i suoi cittadini se non dalla realtà almeno dai fantasmi
delle proprie paure e con l'ambizione di agire come grande potenza sulla
scena mondiale sottraendosi alla tutela americana. È, questa, un'Europa-nazione
che si pone confini precisi, forse addirittura più ristretti di quelli attuali,
e che intende difenderli con tutti i mezzi di cui dispone uno stato democratico.
Il limite del progetto costituzionale che ieri è stato affossato dalle urne
francesi è quello di aver voluto tirare la coperta corta del progetto europeo
cercando di comprendere entrambe le visioni, ma senza in realtà soddisfare
né l'una né l'altra. E la riprova sta nel fatto che i cittadini britannici
si apprestano a dire no alla Costituzione per motivi speculari e opposti
a quelli che hanno determinato la bocciatura francese. Se quel tentativo
ha fallito, e si trattava certamente del miglior compromesso possibile,
la soluzione non può essere quella di negoziare una nuova Costituzione che
abbracci le due filosofie. Occorrerà invece prendere atto che l'Europa è
ormai cresciuta troppo per concedersi il lusso di non decidere che cosa
farà da grande. E toccherà a ogni Paese decidere a quale dei due progetti
intende scegliere.
«Quando la Francia ha il raffreddore, è tutta l'Europa che starnuta», scriveva
il principe di Metternich. Duecento anni dopo, questa massima è più vera
che mai. Ora che il raffreddore francese è divenuto palese, tocca agli europei
starnutire facendo una scelta troppo a lungo rimandata. Se è ancora presto
per capire quale forma prenderà la nascita di questa nuova Europa, e se
sarà compatibile con la più larga Unione economica di stampo anglosassone,
si può stare certi che essa non tarderà a manifestarsi. E i prossimi voti
di ratifica, per quanto forse inutili, saranno una chiamata in appello per
capire chi ne vorrà far parte. In questo senso il "no" francese segna
probabilmente
la fine di un vecchio progetto, ma anche l'inizio di un progetto nuovo tutto
da costruire.


Corriere della Sera, 30 maggio 2005

NON ALZARE BANDIERA BIANCA
di SERGIO ROMANO

La gravità di una crisi si misura in ultima analisi dalla reazione di coloro
che ne sono colpiti. Quella che è scoppiata ieri in Europa dopo il deciso
no francese alla costituzione dell'Unione è certamente grave, ma non è la
sola che il processo d'integrazione ha dovuto affrontare nel corso della
sua storia. Vi sono stati altri momenti drammatici: il voto contro la ratifica
della Comunità europea di Difesa al Parlamento francese nell'agosto del
1954, la «sedia vuota» della Francia al Consiglio della comunità dal luglio
all'ottobre del 1965, il no della Danimarca al trattato di Maastricht nel
giugno del 1992, il no dell'Irlanda al trattato di Nizza nel giugno del
2001. In ciascuno di questi casi l'Europa ha evitato il collasso o la
secessione,
ha ricucito lo strappo, ha trovato soluzioni intelligenti e inventato nuovi
percorsi. Il primo problema da affrontare oggi (un problema da cui dipende
per molti aspetti l'evoluzione della crisi) è la continuazione del processo
di ratifica nei Paesi in cui non si è ancora votato. Il caso è previsto
in una dichiarazione allegata alla Costituzione: se al termine di un periodo
di due anni a decorrere dalla firma del trattato, i quattro quinti degli
Stati (quindi 20 su 25) hanno ratificato e «uno o più Stati membri hanno
incontrato difficoltà nelle procedure di ratifica», la questione passa al
Consiglio europeo. Qualcuno sostiene che il no della Francia rende questo
percorso inutile e persino dannoso. L'esempio di Parigi potrebbe contagiare
un gran numero di Paesi e rendere la crisi irreversibile. Il governo britannico,
in particolare, sarebbe lieto di rinunciare al proprio referendum e di sottrarsi
così a una prova difficile.
Ma in un saggio pubblicato dall'Istituto affari internazionali due studiosi,
Gian Luigi Tosato ed Ettore Greco, sostengono con buoni argomenti che
l'interruzione
sarebbe ingiustificata e ricordano che il no della Danimarca e dell'Irlanda
non bloccò la ratifica dei trattati di Maastricht e Nizza. Credo che abbiano
ragione. I Paesi che hanno già ratificato sono nove e comprendono, tra gli
altri, due Stati fondatori: Italia e Germania. Se noi chiudessimo la partita
oggi commetteremmo almeno quattro errori. Daremmo alla Francia, implicitamente,
un diritto di veto. Daremmo uno schiaffo alla Danimarca e all'Irlanda.
Svaluteremmo
il voto di coloro che hanno già ratificato. E regaleremmo alla Gran Bretagna
(un Paese da sempre «bifronte», mezzo europeo, mezzo atlantico) il diritto
di sottrarsi impunemente all'ora della verità. Se continueremo il processo
di ratifica, invece, raggiungeremo almeno due risultati: avremo una radiografia
completa dell'Europa e, soprattutto, obbligheremmo la Francia, nel frattempo,
a valutare responsabilmente il peso delle proprie decisioni. Il no francese
è un pot pourri di sentimenti, pregiudizi e valutazioni contraddittorie.
Spetta al governo francese, dopo tutto, decidere quali siano le critiche
di cui intende tener conto e quali quelle che considera irricevibili. A
noi, nel frattempo, spetta tenere viva la prospettiva della costituzione
senza fasciarci la testa prima di averla rotta.
0

#8 L   Erasmus 

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  • Iscritto: 18 dicembre 2001

Postato 30 maggio 2005 - 12:18

I media italiani, che fino a ieri trascuravano –o quasi– il referendum francese, adesso ne fanno un elemento promozionale all'incremento di tiratura e audience :(

-------------------
Sì sapeva già delle ripercussioni che l'esito francese avrebbe avuto sulle ratifiche di altri Stati, specie dell'Olanda (di posdomani).
A proposito, ecco un articolo di Immagine postata

=>Il voto olandese assume un'importanza maggiore

================
Dutch vote takes on greater significance
30.05.2005 - 09:45 CET | By Honor Mahony and Mark Beunderman

EUOBSERVER / BRUSSELS - Following the political shockwaves unleashed in Brussels by the French rejection of the constitution, the Dutch poll two days from now has taken on even greater significance.

The likelihood that the constitution could survive a second rejection by another founding member of the EU is small.

But polls ahead of Wednesday's vote continue to put the no camp in the lead with 57 per cent, although there were also reports of the yes camp gaining ground over the weekend.

The country's election researcher, Maurice de Hond, released a statement before the results in France were known saying the French result would be "decisive" for the Netherlands.

A French "no" would mean that less "yes" voters would turn out, according to the pollster.

"Chances are high that in that case, the share of no-voters will lie above 60 percent" said his statement.

The Dutch referendum is non-binding, but it will be difficult to ignore the results if the turnout is high.

Nine countries already ratified
After the French results became clear, the current head of the EU, Luxembourg's prime minister Jean-Claude Juncker, insisted that ratification in other countries must go on.

Along with European Commission president José Manuel Barroso, he pointed out that nine countries representing almost half of the EU's population have ratified the document already.

This point seemed to be taken up by Dutch prime minister Jan-Peter Balkenende who called the French result "disappointing" but said that France should not "lay down the law" to the Netherlands.

British prime minister Tony Blair's reaction to the vote will also be keenly awaited. His country, which is due to go to the polls in spring of next year, is widely expected to turn the constitution down.

A French no could let Mr Blair off the hook. However, if the treaty is declared dead, the British will have to start clearing up the political mess as they take over the EU helm on 1 July.

The UK will have to deal with questions about whether the treaty can or should be re-negotiated, or whether less controversial parts of the 448-document can be introduced anyway.

But earnest speculation about the future of the constitution is only likely to take place after the Dutch referendum - when EU leaders know whether they are dealing with one or two rejections of the EU charter.

EU heads are gathering for their traditional summer summit in Brussels on 16 June where the options will be discussed.

For its part, the constitution itself suggests that if after two years, four-fifths (or 20) of member states have ratified the document and "one or more" have not, EU leaders should meet to discuss what to do.

They may decide to break off the process but must decide under unanimity under the current Nice Treaty.

Sticking to the line
For now, however, they are sticking to the line that ratification must go on.

German chancellor Gerhard Schröder, whose country finished parliamentary ratification on Friday, said the French result was a "setback" for the ratification process but did not mean the end of it.

Denmark, another country with a high probability of rejecting the treaty, is also set to press ahead with ratification.

"We respect the decision of the French people, but I believe the Danes should decide for themselves, what we want", said Danish prime minister Anders Fogh Rasmussen on Sunday.

Luxembourg is next up to vote in July, followed by Denmark on 27 September.
=============================================


Ciao a tutti.
Immagine postata
«NO a nuovi trattati intergovernativi!»
«SI' alla "Costituzione Europea" federale, democratica e trasparente!»
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#9 L   n5y 

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Postato 30 maggio 2005 - 13:11

LE CAUSE di questi no SONO MOLTEPLICI. Bisogna dire che c'è stata anche molta disinformazione se non addirittura mala informazione da parte dei songoli paesi. Ad esempio si è tanto insistito sul tasto del carrozzone burocratico mentre, se poi si va a vedere a fondo, la struttura degli organismi principali dell'Unione coinvolge un numero di addetti di gran lunga inferiore a quello di uno solo dei suoi membri principali.
Purtroppo c'è chi gioca su questi tasti per remare contro; adesso ad esempio bisogna rifinanziare l'Unione per i prossimi anni, il prossimo presidente di turno sarà la Gran Bretagna che notoriamente gioca al ribasso e quindi è il membro meno indicato per amministrare le finanze europee in questo delicato, critico passaggio.
Ora ci sarà anche il “no” dell'Olanda che è furibonda con l'Unione Europea perché pur essendone un menbro modello è stata invece penalizzata da Francia e Germania che come sappiamo tendono a ritagliare il modello europeo secondo le proprie esigenze nazionali.
Poi c'è il tasto delicato dell'allargamento che la maggior parte degli europei "storici" vede come precipitoso, inopportuno; addirittura adesso la Turchia è alle porte e questo –inutile dirlo– a molti fa paura: una paura come sempre alimentata da una campagnia di orientamento dell'opinione verso la diffidenza.
Lo sappiamo: l'Europa politica è ancora allo sato larvale, e la politica "estera" è proprio il tasto dolente per una entità senza ancora una unità politica.
Lo si vede chiaramente col discorso Cina: c'è un gran casino, semplicemente perché, ancora una volta, si va avanti in ordine sparso perchè ufficilmente l’UE non ha posto nessun dazio di importazione mentre molti stati membri vorrebbero farlo.
Comunque anche questa scelta di chiamare i cittadini a ratificare un qualcosa– un testo di cui sono sicuro non hanno letto neppure una riga– è probabilmente un errore. Strepitiamo tutti perchè non ci sentiamo rappresentati, perchè le decisioni ci vengono calate dall'alto e poi non conosciamo un capoverso della "Costituzione" europea; in questo caso meglio ha fatto chi, come l'italia, ha demandato la decisione al parlamento, i componenti del quale, si spera, almeno qualche riga l'abbiano letta.
Comunque il processo andra avanti perché anche questi NO verranno prima o poi riassorbiti; certo ci sara un rallentamento, è ipotizzabile che per i prossimi 12 - 24 mesi l'Europa resterà una “europetta”, minimalista e rattrappita in balia dello scetticismo ed ancora dominata dai particolarismo nazionale.


n5y

------------
Grazie, n5y, di questo bel saggio, anche originale.
Le tue molte osservazioni sono appropriate.
Tuttavia, secondo me, ... il difetto sta nel manico.
Non è facile sintetizzare cosa intendo con ciò, ma ci provo rievocando un paragone che avevo usato ancora alcuni anni fa.
In uno stadio concorrono atleti di varia provenienza.
Ma bisogna distinguere la fase di progetto e realizzazione dello stadio da quella del suo fruimento. E gauai se lo stadio, fino dal suo nascere, è progettato dai tifosi di questo o quell'atleta, di questa o quella squadra!
Insomma: la battaglia per l'integrazione politica dell'Europa –e quindi il progetto delle strutture politico-burocratico-amministrative della persona giuridica "Unione Europea" – dovrebbe essere asetticamente basata esclusivamente sulla intrinseca qualità delle istituzioni senza mai cedere alla tentazione "ideologica" di mettere nel progetto il favore di questa o quella "linea politica. Distinguere il "contenitore" dal "contenuto", fatta salva –anzi: potenziando al massimo– la democrazia, (ossia il poter fruire al massimo e con pari opportunità delle Istituzioni, come –nel paragone– il fruire da parte delle squadre in competizione delle stadio stesso: lo stadio è tanto più funzionale quanto più permetterà poi che "vinca il migliore"). Ma che vinca poi, mica che vinca truccando a suo vantaggio lo stadio già nel progetto!
In questa visione, la priorità dell'attenzione alle istituzioni in sé e per sé rispetto all'allargamento, (e anche a "quanto di liberista e quanto di sociale" avrà poi la politica effettiva dell'Unione) deve essere assoluta, indiscutibile. Ma chi, a ragione, porta avanti questo discorso, si rimprovera (idiotamente!) di essere astratto, dottrinario; e di privilegiare la forma rispetto alla sostanza.


La realtà è ben altra. E' nel modo in cui si è andati avanti che si è privilegiata la forma invece della sostanza! Per esempio: che senso ha progettare con tanto di "Convenzione" una riforma strutturale col roboante nome di "Costituzione europea" e poi fingere che sia democratico affidarne l'entrata in vigore alla unanime ratifica di 25 stati che non perderanno il diritto di restare in UE comunque vada? Questi affronteranno inevitabilmente, tutta la questione ciascuno con la propria ottica nazionale e quindi mediante forze schierate il cui principale interesse è quello di mantenere o conquistare il potere nazionale. Un tale processo è solo formalmente democratico: in sostanza tradisce la reale democrazia perché è inevitabile che al cittadino europeo la questione venga presentata viziata già sul nascere da quella sciagurata ottica nazionale ... Immaginiamo, per un momento, che ci fosse stato almeno questo correttivo: «Ognuno deciderà poi in casa sua; ma prima dovrà scegliere se partecipa davvero al gioco o no» (e quindi, qualora accetti il rischio del referendum, con esso deve accettare anche il rischio di restare in UE o di lasciarla. E quale che sia la decisione, essa dovrà essere "irreversibile"). Invece ... è come se i soci di una cooperativa edile, anziché essere lì per avere poi un appartamento nel condominio, potessero restare anche con la palese volontà che il condominio non venga affatto costruito ... A me sembra davvero una presa per i fondelli del vero destinatario terminale del tutto, che è il "cittadino europeo". «Caro socio della cooperativa UE, ti fa paura il vocabolo 'irreversibile'? Allora, se non te la senti, esci subito dalla cooperativa, poiché chi vuole costruire il condominio, il concetto di "irreversibile" ce l'ha ben forte, anche se la parola non venisse mai fuori!». Mica si inizia a costruirlo, il condominio, con la riserva mentale che, se viene poi un qualche ripensamento, il cantiere del condominio –se non proprio eliminato– verrà bloccato con la sospensione sine die di ogni lavoro in corso...

Il fatto che i federalisti DOC siano una esigua minoranza ha fatto sì che la costruzione dell'Europa Comunitaria avvenisse con l'apporto determinante di forze politiche "schierate", ora queste ora quelle –un tempo quelle moderate, anzi democristiane; oggi quelle socialdemocratiche che si professano "di sinistra"–
Senza questi ... "infidi" alleati, (che restano purtroppo dei "Cicero pro domo sua") i federalisti europei non sarebbero avanzati di un sol metro. Ma è chiaro che, alla fine, le contraddizioni che questo gioco semi-secolare sempre precario è andato accatastando, sono nodi che vengono al pettine ...

Ciao, n5y.
[E se ti facessi vivo più spesso non sarebbe mica male...]

Erasmus
-----------------------------------------------

Modificato da Erasmus - 30 maggio 2005 - 15:07

0

#10 L   afam 

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Postato 30 maggio 2005 - 13:31

La cosa che più impressiona è l'esultanza dei Lepenisti e della sinistra del NO. Brutta compagnia!

I francesi sono un grande popolo, ma anche loro riescono a dividersi e a non ottenere nulla. Ricordarsi che è sparita la sinistra socialista francese e la Francia è andata in mano alla destra per le divisioni della cosiddetta "Gauche plurielle". Salvo il "principio" e poi? :(
0

#11 L   n5y 

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Postato 30 maggio 2005 - 13:51

si certo, cmq non circoscriviamo il fenomeno alla sola francia, il 1 giugno voterà no pure l'olanda e poi sara il turno dell'inghilterra ma non confondiamo, il no è il risultato di strumentalizzazioni politiche interne (da qui le esultanze e le singolari ,inedite o inquietanti che dir si voglia, convergenze), secondo me un referendum europa SI/NO contemporaneo, in tutti i paesi vedrebbe l'idea di europa unita vincente.
certo però se ancora siamo a questo punto dobbiamo riconoscere che la strada da fare è ancora molto molto lunga.

Modificato da n5y - 30 maggio 2005 - 13:51

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#12 L   Octopus 

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Postato 30 maggio 2005 - 14:21

n5y, su 30 May 2005, 14:11, detto:

LE CAUSE di questi no SONO MOLTEPLICI ... ad esempio si è tanto insistito sul tasto del carrozzone burocratico mentre se poi si va a vedere a fondo la struttura degli organismi principali dell'Unione coinvolge un numero di addetti di granlunga inferiore a quello di uno solo dei suoi membri principali. purtroppo c'è chi gioca su questi tasti per remare contro...

Purtroppo c'è chi svolge politiche antieuropeiste con lo scopo preciso di indebolire l'Unione Europea, e sembra che ci riesca benissimo. Se davvero si desiderasse andare oltre la moneta unica, se davvero si volesse costruire un forte soggetto politico internazionale, non si farebbe un allargamento indiscriminato dell'Unione come quello che è avvenuto negli ultimi anni. Manca soltanto che si accolga la richiesta di adesione delle Isole Fiji. La Turchia (sic!) è praticamente già dentro.
L'Europa a 25 è molto più debole di quella del 92, nonostante l'euro. Non vedo perché i francesi, gli olandesi e gli inglesi dovrebbero esultare per un Europa che di fa di tutto per diventare sempre più debole. L'esito del referendum, secondo me, è una protesta anche contro questa demenziale autonarcosi, a tutto vantaggio del dollaro e degli Stati Uniti.
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