Spazioforum: Gio. 12.06.08: L'Irlanda respinge il Trattato di Riforma. - Spazioforum

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Gio. 12.06.08: L'Irlanda respinge il Trattato di Riforma.
Affluenza: circa 50%. NO: 53,4% (SI': 46,6%)
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#25 L   hussita 

  • Extraparlamentare Extrafiga. Fata ingroppina.
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  • Post: 25.155
  • Iscritto: 19 dicembre 2001

Postato 16 giugno 2008 - 16:07

su manu: a saperlo!! mi manca
Hussa si capisce benissimo. (soundwave)

Porca del gregge di Epicuro

BULICCIO ONORARIO


CONCERNED ARTIST
http://personaldna.com

Ithilien, the garden of Gondor, now desolate kept still a dishevelled dryad loveliness

se sei hussita, satis est !


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#26 L   Paologiovanni 

  • Gruppo: Membri Sf
  • Post: 23
  • Iscritto: 15 giugno 2008

Postato 16 giugno 2008 - 19:16

Visualizza postRoberto il Guiscardo, su 16 Jun 2008, 16:05, detto:

Nonostante creda che ora gli irlandesi farebbero meglio ad uscire dal club


Be' devo dire che mi dispiacerebbe perchè in questo caso i politici non c'entrano niente. Anzi, negli ultimi anni hanno contribuito molto al lavoro della Ue, particolarmente con i loro ufficiali ad alto livello, tipo il O'Sullivan, McCreevy, ecc. Questo è uno dei punti che continuavano a ripetere alla popolazione: abbiamo influenza positiva, per essere un paesino periferico.

Invece la gente non li ha ascoltati.

Io ho una soluzione: perchè non buttiamo fuori il 54% degli irlandesi (quelli che hanno votato NO) e noi rimaniamo dentro, dato che abbiamo votato SI. Magari chiamiamo i due paesi Norlanda e Sirlanda :-)

Paolo
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#27 L   Roberto il Guiscardo 

  • Gruppo: Coordinatori
  • Post: 24.527
  • Iscritto: 23 dicembre 2001

Postato 17 giugno 2008 - 11:31

A proposito: ma l'Irlanda non è nell'euro? E nel caso dovesse lasciare l'Unione, dovrebbe abbandonare anche la moneta?

Certo che sarebbe un po' schizofrenico...
Noi, ad Atene, facciamo così..
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#28 L   Paologiovanni 

  • Gruppo: Membri Sf
  • Post: 23
  • Iscritto: 15 giugno 2008

Postato 17 giugno 2008 - 11:43

Visualizza postRoberto il Guiscardo, su 17 Jun 2008, 11:31, detto:

A proposito: ma l'Irlanda non è nell'euro? E nel caso dovesse lasciare l'Unione, dovrebbe abbandonare anche la moneta?

Certo che sarebbe un po' schizofrenico...


Certo che siamo nell'euro, eh, che bellezza, possiamo viaggiare in tutta Europa senza cambiare (beh, eccetto se andiamo dal nostro vicino di casa, la Gran Bretagna o anche l'Irlanda del Nord, solo 200 chilomteri da qui ;-)

Immagino sarebbe un bel pasticcio dover rifarsi una moneta nazionale. Ma non credo che in fin fine l'Irlanda dedicerà di uscire. Ieri sera ho assistito ad un interssante programma alla TV, in cui si discuteva della possibilità. La cosa che probabilmente succederà è che alla fine del processo di ratificazione, se quasi tutti avranno ratificato (forse eccetto la repubblica Ceca) si chiederà all'Irlanda di fare un'altro referendum, chiedendo chiaro e tondo, volete ratificare Lisbon? SI o NO, ed il NO significherebbe dover uscire dall'Unione. Non una cosa bella, ma ce la siamo cercati noi, quindi spetterà a noi prendere la responsabilità.

Paolo
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#29 L   Alyssa 

  • Gruppo: Membri Sf
  • Post: 673
  • Iscritto: 05 aprile 2007

Postato 17 giugno 2008 - 15:43

Come leggere il No dell’Irlanda
Tito Tettamanti *

La scorsa settimana gli elettori irlandesi con chiara maggioranza hanno rifiutato di ratificare il trattato di Lisbona dell’UE che dovrebbe sostituire il progetto di costituzione, a suo tempo condannato dal voto popolare di Francia e Olanda.
Due le immediate reazioni degli ambienti ufficiali di Bruxelles e degli eurofili di diverse nazionalità. Mancanza di comunicazione e, l’Irlanda ha detto no, ma altri diciotto paesi hanno già detto sì. Reazioni speciose, faziose e anche offensive per gli elettori irlandesi.
Mancanza di comunicazione. È la solita solfa, i votanti sono una banda di persone rozze ed impreparate ai quali non si è riusciti a spiegare bene l’essenza della proposta, altrimenti avrebbero votato sì. Smettiamola con queste finzioni, o peggio arroganza, in virtù della quale i cittadini sono intelligenti, hanno capito e fanno il proprio interesse solo se votano come vogliono i governanti. Il popolo ha spesso una capacità di sintesi nel suo buon senso, come lo dimostrano plurime votazioni in Svizzera, che talvolta manca ai governanti. Ancor più arrogante e oltretutto scorretta è l’obiezione dell’Irlanda che vota no contro altri 18 paesi che (finora) hanno approvato. Si dimentica di dire che in questi altri 18 paesi la ratifica è stata data dai parlamenti e non dal popolo. Si dimentica che quando il popolo è stato chiamato a votare in Francia, in Olanda, in Irlanda, in Danimarca, in Svezia (per l’Euro) ha, con un’eccezione, sempre votato negativamente.
Il fatto che dinanzi a queste ripetute sconfessioni politici e burocrati di Bruxelles si rifugino monotonamente nella scusa pretestuosa delle mancate sufficienti spiegazioni o nel fatto che altri paesi (ma con il voto dei politici) abbiano dato l’approvazione, dà la misura di quanto ampio sia il baratro di incomprensione tra coloro che sarebbero gli europei e chi li governa.
Vi è poi chi non manca di dire che gli irlandesi sono 4 milioni e l’UE ha quasi un mezzo miliardo di abitanti, chi sottolinea che un solo no non basta, che in fondo si potrebbe (come già fatto con il trattato di Nizza) obbligare gli irlandesi a rifare la votazione sperando che rinsaviscano, chi propone di continuare mettendo in un angolo (punendola) l’Irlanda, insomma un’UE di 26 più 1.
Il tutto condito da delicati commenti sui miliardi che l’Irlanda ha ricevuto dai fondi UE e le hanno permesso di passare da paese tra i più poveri a paese dove l’economia fiorisce e dispensa benessere. A questo proposito Bruxelles forse sarebbe più lieta se gli irlandesi avessero fatto cattivo uso dei finanziamenti e necessitassero oggi ancora di venir sussidiati. Carità pelosa per sudditi obbedienti.
Sono solo 4 milioni gli irlandesi, ma sono gli unici che hanno votato. E poi era prevista, data l’importanza del trattato, l’unanimità. Siccome qualcuno non vota come si vuole, diciamo di aver scherzato e l’unanimità non è più necessaria? Ma non si era detto che per il trattato nell’UE tutti i piccoli e grandi avevano – giustamente – uguali diritti? Anche questo non vale più: se il no viene dalla Germania o dalla Francia se ne tiene conto, se viene da un piccolo stato membro (istruttiva lezione per noi svizzeri) non ha alcun peso né influenza? Essendo stato il risultato negativo per la dirigenza dell’UE, la votazione (come purtroppo già fatto) va ripetuta sino a quando si ottiene l’approvazione?
E se avessero vinto i sì, qualcuno avrebbe potuto chiedere la ripetizione nella speranza che in seconda battuta vincessero i no? Ma che democrazia è quella nella quale se non si vota come vogliono i governanti lo stato che dissente rischia punizioni e ritorsioni? (Il pensiero corre alle minacce di rappresaglia verso la Svizzera).
Non sarebbe meglio dopo questa ulteriore lezione, invece di ricorrere a tanti arzigogoli ed ipocrisie se Germania, Francia ed altri si chiedessero, tra l’altro, se forse molti degli irlandesi che hanno votato no temevano (a giusta ragione) che la loro aliquota fiscale del 12,5% venisse minacciata dagli zeloti dell’armonizzazione (verso l’alto) delle imposte.
L’occasione sarebbe ideale per un vero ripensamento di un’Europa effettivamente federalista (non centralista) dove i piccoli vengono rispettati come rispettate vengono le specificità e le particolarità che sono il risultato della decantazione di una storia affascinante di secoli nei quali genio e sangue, il «cogito ergo sum» e feroci bestiali degradazioni si sono scontrate, dove la stimolante concorrenza dei sistemi non viene mortificata da ottusità centraliste.
Ma forse i politici eurofili pensano che tutte le grandi idee si scontrano con l’incomprensione del popolo ignorante, e che è dovere dei pochi eletti di condurre le masse. Era il credo di un certo Vladimir Ilyich Lenin, sarebbe meglio non dimenticarlo.

*) Finanziere

http://www.cdt.ch/in...articolo=136868
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#30 L   Roberto il Guiscardo 

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Postato 17 giugno 2008 - 16:42

Visualizza postPaologiovanni, su 17 Jun 2008, 12:43, detto:

Certo che siamo nell'euro, eh, che bellezza, possiamo viaggiare in tutta Europa senza cambiare (beh, eccetto se andiamo dal nostro vicino di casa, la Gran Bretagna o anche l'Irlanda del Nord, solo 200 chilomteri da qui ;-)

Immagino sarebbe un bel pasticcio dover rifarsi una moneta nazionale. Ma non credo che in fin fine l'Irlanda dedicerà di uscire. Ieri sera ho assistito ad un interssante programma alla TV, in cui si discuteva della possibilità. La cosa che probabilmente succederà è che alla fine del processo di ratificazione, se quasi tutti avranno ratificato (forse eccetto la repubblica Ceca) si chiederà all'Irlanda di fare un'altro referendum, chiedendo chiaro e tondo, volete ratificare Lisbon? SI o NO, ed il NO significherebbe dover uscire dall'Unione. Non una cosa bella, ma ce la siamo cercati noi, quindi spetterà a noi prendere la responsabilità.

Paolo



Caro paolo, approfittanto della tua proposta, sì, potrebbero rifare il referendum, ma stavolta chiedendo espressamente che l'Irlanda deve uscire dall'UE... così si eviterebbero fraintendimenti: se dicono SI, goodbye my friends...
Noi, ad Atene, facciamo così..
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#31 L   Erasmus 

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  • Iscritto: 18 dicembre 2001

Postato 17 giugno 2008 - 18:20

Visualizza postAlyssa, su 17 Jun 2008, 16:43, detto:

Come leggere il No dell’Irlanda
Tito Tettamanti *
[...]
L’occasione sarebbe ideale per un vero ripensamento di un’Europa effettivamente federalista (non centralista) dove i piccoli vengono rispettati come rispettate vengono le specificità e le particolarità ...
[...]
http://www.cdt.ch/in...articolo=136868


Strano, Alyssa, questo articolo – che viene dal sito del "Corriere del Ticino", (Svizzera italofona)–

Ci sono tanti concetti giusti (nella mia ottica, of course). Approvo, ovviamente, in toto quel passo che cito qui sopra. E' una ... "solfa" (per usare un termine usato da Tettamanti) che vado ripetendo da anni anche qui su questo forum. E' la chiave dell'attivismo dei federalisti europei: ripensare l'Europa e pensarla federale (fedele al suo motto: "Uniti nella diversità").

D'accordo sono anche con le critiche che l'articolista muove alla classe politica dirigente.
[Non è certo una novità questo esplicito tipo di critica: demagogia che sostanzialmente tradisce la democrazia sostituendola con l'organizzazione del consenso: consenso ovviamente alle scelte fatte dai politici in sedi diplomatiche o no, comunque "a prescindere" da quale potrebbe essere il parere dei governati.

Ma c'è anche qualcosa di veramente fuorviante (oltreché di incomprensibile per qualcuno che rifletta un tantino su cosa si intende per federalismo e su come è organizzata la Svizzera che del federalismo applicato resta l'emblema e la più felice delle realizzazioni). Non si capisce se l'articolista ignora perché non conosce o invece ignora volutamente, sceglie cioè di ignorare, come stanno le cose in UE ed in Svizzera. Mi limito a due rilievi, secondo me "capitali"!

a) L'articolista insiste sulla demagogia dei politici al governo. Costoro, siccome il popolo ha risposto picche, allora trovano che il popolo è ignorante, che non ha capito niente, ecc, ecc. Trascura però il fatto che la demagogia non è solo dei politici al governo!
Anzi: l'occasione buona per rifarsi dello scarso consenso popolare nelle normali elezioni politiche è proprio un referendum. [V, ad esempio l'aumento smisurato della notorietà dei neo-comunisti francesi di ATTAC dopo la vittoria del NO che essi avevano sostenuto appassionatamente, benché da posizioni di socialismo nazionale). Insomma: d'accordo con il rispetto della democrazia e dei patti assunti in precedenza. Ma ciò non toglie che proprio il fallimentare funzionamento di quanto è stato pattuito (per esempio: il trattato va in vigore solo se è ratificato da tutti i 27 stati) sia un giusto motivo per criticare il metodo scelto. Specialmente nella prima parte dell'articolo si presenta una situazione manichea assurda: il NO ha vinto perché è ricco di buon senso in barba alla demagogia dei governati che volevano il contrario! Ma, dico io: ti pare che i governanti dei singoli stati vogliano una Europa centralista, contro il buon senso particolarista del popolo? A me risulta che i governanti difendono con i denti il loro potere locale – altro che centralismo! – e rinunciano malvolentieri al minimo al quale non si può non rinunciare solo quando proprio rischiano di andare in malora assieme al loro staterello pseudosovrano!

b) Dal discorso di Tettamanti si capisce, globalmente, che il NO degli Irlandesi è stato intelligente, di buon senso, contro il pericolo di centralismo, dell'omologazione, e via dicendo. Eppure lo stesso Tettamanti dice che sarebbe da ripensare l'Europa federale...
Ecco: la stranezza (anzi: la bestialità, sia che si tratti di ignoranza vera sia che si tratti di calcolata trascuratezza!) sta nel fatto di additare l'UE come omologante, accentratrice (portata avanti da "eurofili" governativi) in contrapposizione al federalismo (che poi, sotto sotto, per i lettori svizzeri, che cos'è se non qualcosa sullo stesso modello svizzero?). Vediamo allora le "competenze" federali svizzere e quelle "cantonali": e confrontiamole rispettivamente con le competenze del "potere centrale" (che sarebbe la Commissione, poveretta!) ed il potere degli "stati-membri" che in Svizzera sarebbero i Cantoni! Possono, i Cantoni, fare politica estera? No: è riservata al potere federale! Possono, su questioni di livello federale, esigere l'unanimità nelle decisioni da prendere (ossia riservarsi il diritto di veto?). No: esiste ovunque il criterio della maggioranza! Possono i cittadini di un Cantone decidere autonomamente quante tasse pagare alla federazione? No: le imposte federali ci sono e sono decise a livello federale! Invece in UE non ci sono! Menzogna quindi che è giusto per gli irlandesi sabotare il Trattato di Lisbona se no pagherebbero più tasse! E' giusto invece il viceversa! Per esempio, quanto uno stato versa all'UE è una precisa percentuale, uguale per tutti del PIL nazionale: il quale è pewrò calcolato in base all'IVA incassata nel singolo stato. Se allora gli Irlandesi hanno paura di dover pagare di più di quel che pagano ora (che è molto meno degli altri europei), lo fanno a danno degli altri, figurando con un PIL più basso del reale. Un principio federalista (che c'è in Germania ma anche in Svizzera) è quello dell'equità prima (a parità di benessere si contribuisce alla federazione con parità di oneri fiscali) e della solidarietà dopo (chi sta meglio paga di più e chi sta peggio paga di meno). Giusto che quando gli Irlandesi stavano peggio pagassero di meno: ingiusto che questo continui ora che stanno certamente meglio degli ultimi arrivati (paesi ex comunisti). Insomma: dove sta la demagogia e la visione anti-federalista? Sta sì nei governi: ma in caso di referendum sta molto di più nell'opposizione. Ed infatti i "nonistes" (per dirla alla francese) speculano sulla difesa dei propri interessi, sul rifiuto della solidarietà verso gli altri. Ecco che allora è assurdo difendere il NO degli irlandesi da posizioni federaliste!
Ma c'è di peggio: quanto ha pesato sul successo del NO la campagna di Declan Ganley, il ricchissimo industriale che ha investito capitali enormi (probabilmente ... non di tasca sua!) per far vincere il NO? E si dà il caso che costui sia quasi sicuramente uno strumento dei new-con nordamericani! Altro che pericolo di perdere la neutralità se passa il trattato! Un domani l'Europa potrebbe difendere ogni sua regione dall'ingerenza straniera: oggi l'Irlanda non può difendere se stessa dall'ingerenza straniera! Ufficialmente neutrale, di fatto in mano al capitalismo nordamericano e britannico!
Con buona pace dei "sovranisti".

Ciao Alyssa.
(Ma tu vivi in Svizzera?)

Ciao a tutti.
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#32 L   Erasmus 

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Postato 17 giugno 2008 - 20:37

Forte la Barbara Spinelli!

Trascrivo il suo articolo – da La Stampa di domenica scorsa 15.06.08 – di analisi e commento sulla vittoria del NO nel referendum irlandese.
Originale: => http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubr....asp?ID_blog=40

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ANALISI - Barbara Spinelli
15/6/2008

Le false favole europee

Quasi tutte le parole che descrivono la bancarotta del referendum irlandese sull'Europa suonano false e fanno pensare a quel che Macbeth dice del mondo, quando viene a sapere che la sposa è morta: come la vita, anche le parole sono «una favola narrata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla».

Non significa nulla lamentare con enfasi la democrazia assente nell'Europa, la sua lontananza dai popoli, perché l'Unione non è uno Stato pienamente funzionante, con cui i popoli sono in vero rapporto dialettico. È un edificio ancora da fabbricare o comunque completare, anche se le nostre società sono già europeizzate e le leggi nazionali soggiacciono in larga misura a quelle comunitarie. Il Trattato di Lisbona non è d'impedimento alla democrazia e anzi l'accentua notevolmente, coinvolgendo più che in passato il parlamento europeo e anche i parlamenti nazionali. Gli avversari odierni del trattato, come quelli che osteggiarono la costituzione nel 2005, lo sanno alla perfezione ed è contro questi miglioramenti che si battono. Si battono contro l'accresciuto potere di decisione affidato al parlamento europeo in 40 nuove politiche, e perfino contro la maggiore influenza dei deputati nazionali. Lottano contro la votazione diretta dei futuri presidenti della Commissione: pur proponendoli, gli Stati devono,

secondo il trattato, tener conto degli equilibri creatisi nelle elezioni europee.

E’ una favola che non significa nulla dire che l'Europa viene regolarmente bocciata perché non ha peso su questioni cittadine vitali. Il trattato di Lisbona è colmo di difetti (ha cancellato la parola costituzione e i simboli di un soggetto politico nuovo) ma i progressi non sono trascurabili: il trattato unifica le politiche di sicurezza, immigrazione, terrorismo. In questi come in altri ambiti sostituisce all'unanimità il voto a maggioranza, il che vuol semplicemente dire che comuni politiche europee divengono realizzabili, come già accade nell'agricoltura, nel commercio, nella moneta. I propagandisti del No mentono sapendolo: denunciano un'Europa assente su immigrati o sicurezza, e uccidono la possibile sua presenza. Questo vuol dire che non vogliono affatto quello che pretendono. Vogliono preservare un potere, anche se ormai irrilevante. Come gli uomini impagliati di Eliot, hanno le mascelle spezzate di regni perduti: regni che si spengono «non già con uno schianto ma con un lamento».

È una favola che non significa nulla ripetere, come automi addestrati, che l'Europa è incapace di comunicazione. Della comunicazione sono responsabili i comunicatori, i destinatari della comunicazione, e chi è in mezzo: i media. I referendum falliti segnalano che la catena non ha funzionato, che nelle mani del popolo è stato messo quel che politici e media non sanno maneggiare. Il giorno prima del voto irlandese, Rai 1 neppure nominava un referendum che riguardava 490 milioni di europei. Il giorno dopo era perentoriamente sapiente su quel che aveva ignorato. Molto spesso i plebisciti danno risposte a domande che nel quesito referendario neppure son formulate: è il motivo per cui democrazie memori di referendum liberticidi, come la Germania, li vietano.

Non meno insignificante è la favola sull'identità europea inesistente: narrata da chi, dell'Unione, non scorge il nuovo, inedito incrociarsi tra locale, nazionale, soprannazionale. Tra costoro Marcello Pera: interrogato da Giacomo Galeazzi su La Stampa, piange l'Europa atea «giustamente punita». L'Europa è fatta di molte identità, lo dimostra proprio il referendum. In Irlanda hanno votato contro cattolici spaventati da aborto e eutanasia, ma anche anticapitalisti non religiosi. L'Europa sarà sempre più meticcia: l'intera sua storia è un Bildungsroman, un romanzo di formazione che ci educa al coesistere di più appartenenze (etniche, culturali, religiose). Obama somiglia a tale romanzo più di quanto gli somigli Pera.

È insignificante poi la favola che indica colpe e difetti delle istituzioni soprannazionali di Bruxelles. Nel trionfo dei No non c'è un responsabile ma ce ne sono tanti, e Bruxelles è il meno colpevole. Responsabili sono Stati, partner europei e atlantici, classi dirigenti, elettori. Questi ultimi non vanno vituperati ma giudicarli non è blasfemo.

Non significa nulla infine parlare di rottura e chiusura di un'epoca eroica. L'epoca eroica dell'Unione non è conclusa, i compiti oggi non sono meno grandi di quelli del dopoguerra. Ieri era questione di pace e guerra, dopo due smisurati conflitti. Oggi è questione del peso di questo continente nel mondo, della penuria planetaria di cibo ed energia, della catastrofe climatica, del conflitto fra culture. Ancora non è stata escogitata sul pianeta una costruzione politica capace di superare le inadeguatezze dei vecchi piccoli Stati-nazione, e l'invenzione dell'Europa resta un unicum esemplare.

Non è dunque l'Europa federale che naufraga periodicamente ma l'Europa dei falsi Stati sovrani: a Parigi, L’Aja, Dublino. Rischia il naufragio anche a Roma, dove un cruciale partito governativo, la Lega, imita il No irlandese (anche se i partiti principali a Dublino erano per la ratifica). La divisione sull'Europa è ben più grave dei contrasti su Afghanistan e Usa nel governo Prodi, non fosse altro perché la disapprovazione di Bush è diffusa in America e nel mondo: l'elogio del «clima più costruttivo» fatto dal Quirinale suona come una critica gratuita a Prodi. I giornali che hanno dilatato per due anni tali contrasti hanno appena accennato all'offensiva leghista contro l'Europa.

Una cosa poco promettente è che gli europei sembrano non imparare dalle crisi, nonostante quel che si dice su disastri e colpe felici. I disastri sono istruttivi solo per uomini con forte senso del futuro, del bene comune. Jean Monnet ad esempio diceva che «le crisi sono grandi opportunità»: di rompere col passato, di tentare il nuovo («Nulla è pericoloso come la vittoria», ripeteva). Alla Francia il referendum non ha insegnato molto. Pochi giorni prima del referendum, il ministro degli Esteri Kouchner ha vilipeso, sprezzante, gli irlandesi. Ha facilitato il No: per incompetenza, ignoranza, megalomania francese, come quando Chirac insultò gli europei orientali nel 2003. Comunicare bene e astutamente vuol dire parlar chiaro, ma non a vanvera.

In realtà non siamo di fronte a una storia eroica che finisce ma a una grande illusione che continua. L'illusione che gli Stati-nazione possano farcela da soli, in un mondo dove ciascuno dipende dal vicino e dal lontano. L'illusione che sia sovranità autentica, quella che Stati promettono di custodire. Tale sovranità non esiste, l'Irlanda lo conferma. Il militante più potente dei No è un ricchissimo industriale, Declan Ganley, che s'è preparato dal 2007 fondando l'associazione Libertas. Libertas riceve finanziamenti ingenti da neo-conservatori Usa e dal Foreign Policy Research Institute di cui Ganley - presidente di una ditta Usa specializzata in contratti bellici privati - è membro da anni: lo ha ricordato venerdì in un convegno parigino l'europeista liberal-democratico inglese Andrew Duff. Così come la natura, anche l'Unione ha orrore del vuoto. Quando non siamo noi a farla, è fatta da altri: in particolare, da chi teme l'Europa-potenza e vuol estrometterla.

Eppure di tutte queste parole false sono tanti a bearsi, compiacendosi del nulla. Chi resiste come Giorgio Napolitano o la Commissione o Sarkozy e la Merkel dice che un'avanguardia deve insistere, e pragmaticamente proseguire le ratifiche. Saggio consiglio, ma tutt'altro che pragmatico. Qui urge ancora un po' d'eroismo. I più determinati oggi non sono gli eroi ma i rinunciatari, i pavidi, gli uomini impagliati di Eliot: «La sanguigna marea s'innalza e ovunque / annega la cerimonia dell'innocenza; / i migliori mancano d'ogni convincimento, / mentre i peggiori son colmi d'appassionata intensità».
==================================

Ciao a tutti.

---------------------
P.S.
Qualcuno bene informato mi dice che i versi citati come versi di Eliot dalla Spinelli:
«La sanguigna marea s'innalza e ovunque
annega la cerimonia dell'innocenza;
i migliori mancano d'ogni convincimento,
mentre i peggiori son colmi d'appassionata intensità
»

non sono di Thomas Stearns Eliot (nato nell Missouri - USA e morto a Londra - UK), bensì del poeta irlandese William Butler Yeats
(tratti dalla poesia The Second Coming, (1920)).
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«NO a nuovi trattati intergovernativi!»
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#33 L   Alyssa 

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Postato 17 giugno 2008 - 20:42

Visualizza postErasmus, su 17 Jun 2008, 19:20, detto:

Strano, Alyssa, questo articolo – che viene dal sito del "Corriere del Ticino", (Svizzera italofona)–

Ci sono tanti concetti giusti (nella mia ottica, of course). Approvo, ovviamente, in toto quel passo che cito qui sopra. E' una ... "solfa" (per usare un termine usato da Tettamanti) che vado ripetendo da anni anche qui su questo forum. E' la chiave dell'attivismo dei federalisti europei: ripensare l'Europa e pensarla federale (fedele al suo motto: "Uniti nella diversità").

D'accordo sono anche con le critiche che l'articolista muove alla classe politica dirigente.
[Non è certo una novità questo esplicito tipo di critica: demagogia che sostanzialmente tradisce la democrazia sostituendola con l'organizzazione del consenso: consenso ovviamente alle scelte fatte dai politici in sedi diplomatiche o no, comunque "a prescindere" da quale potrebbe essere il parere dei governati.

Ma c'è anche qualcosa di veramente fuorviante (oltreché di incomprensibile per qualcuno che rifletta un tantino su cosa si intende per federalismo e su come è organizzata la Svizzera che del federalismo applicato resta l'emblema e la più felice delle realizzazioni). Non si capisce se l'articolista ignora perché non conosce o invece ignora volutamente, sceglie cioè di ignorare, come stanno le cose in UE ed in Svizzera. Mi limito a due rilievi, secondo me "capitali"!

a) L'articolista insiste sulla demagogia dei politici al governo. Costoro, siccome il popolo ha risposto picche, allora trovano che il popolo è ignorante, che non ha capito niente, ecc, ecc. Trascura però il fatto che la demagogia non è solo dei politici al governo!
Anzi: l'occasione buona per rifarsi dello scarso consenso popolare nelle normali elezioni politiche è proprio un referendum. [V, ad esempio l'aumento smisurato della notorietà dei neo-comunisti francesi di ATTAC dopo la vittoria del NO che essi avevano sostenuto appassionatamente, benché da posizioni di socialismo nazionale). Insomma: d'accordo con il rispetto della democrazia e dei patti assunti in precedenza. Ma ciò non toglie che proprio il fallimentare funzionamento di quanto è stato pattuito (per esempio: il trattato va in vigore solo se è ratificato da tutti i 27 stati) sia un giusto motivo per criticare il metodo scelto. Specialmente nella prima parte dell'articolo si presenta una situazione manichea assurda: il NO ha vinto perché è ricco di buon senso in barba alla demagogia dei governati che volevano il contrario! Ma, dico io: ti pare che i governanti dei singoli stati vogliano una Europa centralista, contro il buon senso particolarista del popolo? A me risulta che i governanti difendono con i denti il loro potere locale – altro che centralismo! – e rinunciano malvolentieri al minimo al quale non si può non rinunciare solo quando proprio rischiano di andare in malora assieme al loro staterello pseudosovrano!

b) Dal discorso di Tettamanti si capisce, globalmente, che il NO degli Irlandesi è stato intelligente, di buon senso, contro il pericolo di centralismo, dell'omologazione, e via dicendo. Eppure lo stesso Tettamanti dice che sarebbe da ripensare l'Europa federale...
Ecco: la stranezza (anzi: la bestialità, sia che si tratti di ignoranza vera sia che si tratti di calcolata trascuratezza!) sta nel fatto di additare l'UE come omologante, accentratrice (portata avanti da "eurofili" governativi) in contrapposizione al federalismo (che poi, sotto sotto, per i lettori svizzeri, che cos'è se non qualcosa sullo stesso modello svizzero?). Vediamo allora le "competenze" federali svizzere e quelle "cantonali": e confrontiamole rispettivamente con le competenze del "potere centrale" (che sarebbe la Commissione, poveretta!) ed il potere degli "stati-membri" che in Svizzera sarebbero i Cantoni! Possono, i Cantoni, fare politica estera? No: è riservata al potere federale! Possono, su questioni di livello federale, esigere l'unanimità nelle decisioni da prendere (ossia riservarsi il diritto di veto?). No: esiste ovunque il criterio della maggioranza! Possono i cittadini di un Cantone decidere autonomamente quante tasse pagare alla federazione? No: le imposte federali ci sono e sono decise a livello federale! Invece in UE non ci sono! Menzogna quindi che è giusto per gli irlandesi sabotare il Trattato di Lisbona se no pagherebbero più tasse! E' giusto invece il viceversa! Per esempio, quanto uno stato versa all'UE è una precisa percentuale, uguale per tutti del PIL nazionale: il quale è pewrò calcolato in base all'IVA incassata nel singolo stato. Se allora gli Irlandesi hanno paura di dover pagare di più di quel che pagano ora (che è molto meno degli altri europei), lo fanno a danno degli altri, figurando con un PIL più basso del reale. Un principio federalista (che c'è in Germania ma anche in Svizzera) è quello dell'equità prima (a parità di benessere si contribuisce alla federazione con parità di oneri fiscali) e della solidarietà dopo (chi sta meglio paga di più e chi sta peggio paga di meno). Giusto che quando gli Irlandesi stavano peggio pagassero di meno: ingiusto che questo continui ora che stanno certamente meglio degli ultimi arrivati (paesi ex comunisti). Insomma: dove sta la demagogia e la visione anti-federalista? Sta sì nei governi: ma in caso di referendum sta molto di più nell'opposizione. Ed infatti i "nonistes" (per dirla alla francese) speculano sulla difesa dei propri interessi, sul rifiuto della solidarietà verso gli altri. Ecco che allora è assurdo difendere il NO degli irlandesi da posizioni federaliste!
Ma c'è di peggio: quanto ha pesato sul successo del NO la campagna di Declan Ganley, il ricchissimo industriale che ha investito capitali enormi (probabilmente ... non di tasca sua!) per far vincere il NO? E si dà il caso che costui sia quasi sicuramente uno strumento dei new-con nordamericani! Altro che pericolo di perdere la neutralità se passa il trattato! Un domani l'Europa potrebbe difendere ogni sua regione dall'ingerenza straniera: oggi l'Irlanda non può difendere se stessa dall'ingerenza straniera! Ufficialmente neutrale, di fatto in mano al capitalismo nordamericano e britannico!
Con buona pace dei "sovranisti".

Ciao Alyssa.
(Ma tu vivi in Svizzera?)

Ciao a tutti.

No, non vivo in Svizzera, ci sono stata più volte in vacanza da ragazza, vivo in Sicilia, ma guardo tutti i giorni il Corriere del Ticino online.
Sull'Europa, ero fortemente europeista, ora non lo sono più, come tanti italiani. Non è un obbligo.

Ah, Tito Tettamanti è un grosso personaggio della finanza.
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#34 L   Erasmus 

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  • Iscritto: 18 dicembre 2001

Postato 17 giugno 2008 - 21:47

Visualizza postAlyssa, su 17 Jun 2008, 16:43, detto:

Come leggere il No dell’Irlanda
Tito Tettamanti
[...]
Il popolo ha spesso una capacità di sintesi nel suo buon senso, come lo dimostrano plurime votazioni in Svizzera, che talvolta manca ai governanti. Ancor più arrogante e oltretutto scorretta è l’obiezione dell’Irlanda che vota no contro altri 18 paesi che (finora) hanno approvato. Si dimentica di dire che in questi altri 18 paesi la ratifica è stata data dai parlamenti e non dal popolo. Si dimentica che quando il popolo è stato chiamato a votare in Francia, in Olanda, in Irlanda, in Danimarca, in Svezia (per l’Euro) ha, con un’eccezione, sempre votato negativamente. (*)
Il fatto che dinanzi a queste ripetute sconfessioni politici e burocrati di Bruxelles si rifugino monotonamente nella scusa pretestuosa delle mancate sufficienti spiegazioni o nel fatto che altri paesi (ma con il voto dei politici) abbiano dato l’approvazione, dà la misura di quanto ampio sia il baratro di incomprensione tra coloro che sarebbero gli europei e chi li governa.[...]
http://www.cdt.ch/in...articolo=136868


(*) NB. Il grassetto l'ho messo io per apporre questa nota.
L'affermazione è falsa! (Tettamanti non dice nemmeno quale sarebbe l'unica eccezione).
O forse è surrettizia: Tettamanti sceglie i paesi in cui un referendum ha dato risposta NO (e trascura perciò di proposito Spagna Lussemburgo e Gran Bretagna dove c'è stato un solo referendum con vittoria del SI'), si ricorda che in Danimarca nel secondo referendum prevalse il SI', (ecco allora che dice: «con un'eccezione»), ma dimentica i due referendum irlandesi su Nizza e il referendum francese sull'Euro.

• Il primo referendum per un trattato europeo è stato quello in Gran Bretagna (restare o no nel Trattato di Roma –CEE/EURATOM– già ratificato per via parlamentare). Vinse il SI'.
• In Francia, nel referendum per l'entrata nell'Euro vinse il SI'.
• In Danimarca due sono stati i referendum sul Trattato di Maastricht. Nel primo ha vinto il NO, nel secondo il SI', [l'eccezione che Tettamanti è costretto a non tralasciare].
• In Irlanda già c'erano stati due referendum sul Trattato di Nizza: successe come in Danimarca per Maastricht: vinse il NO nel primo, vinse il SI' nel secondo.
• Sulla "Costituzione Europea" si svolsero quattro referendum in altrettanti stati-menbri in quest'ordine temporale: Spagna, Francia, Olanda, Lussemburgo. In due vinse il NO ed in due vinse invece il SI, (ma di questo pare che tutti si siano dimenticati!):
«Costituzione Europea SI o NO?»: Spagna SI'; Francia NO; Olanda NO; Lussemburgo SI'.
Ora in Irlanda ha vinto il NO.
Le eccezioni sono dunque almeno 6.
Tenendo conto del referendum svedese sull'Euro, siamo a 6 NO contro 6 SI'.
Pareggio, mica "sempre, con un'eccezione".
Ed ho tralasciato di proposito – perché a tipico enon proprio su un trattato internazionale – il referendum consultivo italiano del 1989 (sul dare potere legislativo pieno al parlamento Europeo e potere esecutivo di vero governo alla Commissione): stravinse il SI' (circa l'89%) con una affluenza alle urne record (imbattibile! Circa 92%).

Alyssa,
forse facevo meglio se, invece di mettermi a criticare l'articolo di Tito Tettamanti del Corriere del Ticino ti rispondevo con questo brano dell'articolo di Barbara Spinelli che ho appena trascritto nella replica di sopra.
("Le false favole europee", La Stampa, dom 15.06.08):

«Non significa nulla lamentare con enfasi la democrazia assente nell'Europa, la sua lontananza dai popoli, perché l'Unione non è uno Stato pienamente funzionante, con cui i popoli sono in vero rapporto dialettico. È un edificio ancora da fabbricare o comunque completare, anche se le nostre società sono già europeizzate e le leggi nazionali soggiacciono in larga misura a quelle comunitarie. Il Trattato di Lisbona non è d'impedimento alla democrazia e anzi l'accentua notevolmente, coinvolgendo più che in passato il parlamento europeo e anche i parlamenti nazionali. Gli avversari odierni del trattato, come quelli che osteggiarono la costituzione nel 2005, lo sanno alla perfezione ed è contro questi miglioramenti che si battono. Si battono contro l'accresciuto potere di decisione affidato al parlamento europeo in 40 nuove politiche, e perfino contro la maggiore influenza dei deputati nazionali. Lottano contro la votazione diretta dei futuri presidenti della Commissione: pur proponendoli, gli Stati devono, secondo il trattato, tener conto degli equilibri creatisi nelle elezioni europee. »

Ciao Alyssa
Ciao a tutti
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«NO a nuovi trattati intergovernativi!»
«SI' alla "Costituzione Europea" federale, democratica e trasparente!»
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