La chiamata.
Stanotte erano ormai le due e leggevo ancora. Volevo finire il capitolo prima di addormentarmi ma ero disturbato da un dolorino alla schiena, sul lato sinistro, che mi mi indusse a smettere per tentare di addormentarmi.
Ma che vuoi dormire: il dolorino, anche disteso, si faceva sentire e, inoltre, avevo un respiro corto che non mi permetteva di rilassarmi.
Cercai di resistere per un’oretta, poi mi alzai, andai in salotto, presi un sorso di grappa, fumai una sigaretta e tornai a letto.
Niente da fare: il dolorino persisteva e mi balenò il pensiero funesto: forse è un infarto, magari sto per morire. E’ arrivata la chiamata per me.
Alla mia età si convive col pensiero della morte ed io credevo di essere abbastanza pronto ad accettare l’inevitabile conclusione della vita. Ma una cosa è ragionare a feddo e stando bene, altra è trovarsi difronte all’evento: mi resi conto di non essere l’uomo forte che credevo, ebbi paura e, naturalmente, la respirazione diventò ancora più difficile.
Mi sistemai seduto in mezzo al letto e ripresi il libro nella speranza di mandare indietro i pensieri molesti.
Non riuscii a leggere un solo rigo: il pensiero era fisso sulla mia possibile imminente dipartita: – in fondo – tentavo di consolarmi – ho vissuto quattro anni più di mio padre, molti amici mi hanno preceduto, è morto anche Lucio Dalla che aveva sette anni meno di me, e poi… I figli sono sistemati… Me ne posso andare tranquillo… Le mie cose sono in ordine, le pistole sono scariche e fuori della portata dei bambini…-
Mia moglie avrebba avuto vicino l’ultima figlia: vive al piano di sopra, probabilmente avrebbero fatto una scala interna per unire le due case. Cominciai ad immaginarmi come sarebbe stato l’arredamento nella casa che ne sarebbe risultata.
Mi alzai di nuovo: altro sorso di grappa ed altra sigaretta. Mia moglie avrebbe saputo dirmi se i miei sintomi erano quelli di un infarto, ma non avevo intenzione di svegliarla.
Credo fossero passate da parecchio le cinque quando, forse accettando la fine o forse semplicemente per stanchezza, presi sonno.
Stamattina mi sono svegliato alle sette: ero ancora vivo ed il dolorino era sempre lì.
Mi sono alzato e sono andato in cucina a fare il caffé aspettando mia moglie.
Quando le ho descritto i miei sintomi si è preoccupata, però poi ha sentenziato:
- Ti sei scordato che, l’altro ieri, hai fatto quattro ore consecutive di lavoro in giardino dopo un intero inverno in poltrona? Questi sono normalissimi dolori muscolari!
- Ma ieri sono stato benissimo per tutta la giornata…
Poi ci ho riflettuto: effettivamente avevo lavorato più di un’ora col tagliaerbe ed i muscoli impegnati erano proprio quelli che ora sono doloranti. Mi sono convinto ripetendo quei movimenti…
Dopo una mezz’ora ho rassicurato mia moglie, ho preso un sulidamon e sono uscito in moto.
L’angelo della morte aspetterà ancora un poco. Spero…