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di Vincenzo Scarpello
NON CONTRAPPORSI ALLA CHIESA, PER DISTRUGGERLA, MA FONDERLA COL MARXISMO. LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE CILENA
Wojtyla e Pinochet in Cile
Il Cile postbellico sarebbe stato il modello di Stato a cui si sarebbero dovuti conformare gli altri paesi cattolici, dal Sudamerica fino alla Spagna ed allItalia, date le sue caratteristiche culturali e la sua struttura sociale, che avrebbe favorito lesperimento di un nuovo tipo di socialismo, conseguito vincendo le elezioni. E rinunciando allabitudinario colpo di mano tipico dei marxisti… manu militari, quasi sempre. Ma trasformando progressivamente la società, facendola scivolare lentamente da democrazia a regime marxista; con, però, il cattolicesimo a ricoprire il fondamentale ruolo di collante tra i due sistemi, dal momento che in altri sistemi politici, come lItalia, il movimento cattolico aveva costituito il baluardo contro il comunismo dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ecco, questo pericolo volevano evitare i marxisti in Cile: vedere pararglisi davanti compatto il vasto mondo cattolico cileno, soccombendo proprio come era successo ai compagni italiani nel 48.
Per portare il comunismo in Cile occorreva modificare il DNA del cattolicesimo cileno, iniettandone fortissime dosi di comunismo e presentandone il pensiero marxista (secondo uno stilema già noto dallOttocento) come linterprete più genuino della dottrina sociale della Chiesa, in una sorta di OGM ante litteram che avrebbe finalmente favorito la penetrazione dellideologia marxista nel corpo sociale cattolico senza reazioni traumatiche, nella prospettiva non solo di farsi amico il potenziale peggior nemico, ma di unirsi osmoticamente con esso, modificandone però le connotazioni filosofiche essenziali.
Il contesto sudamericano era stato, del resto, il terreno ideale per lincubazione di questo virus ideologico. Contesto nel quale linterpretazione della Lumen Gentium aveva portato alcuni a forzare il significato della missione della Chiesa nel mondo nel senso di anticipare sulla terra il Regno di Dio, cadendo così nellerrore gnostico di voler creare paradisi terrestri, come avevano tentato in prospettiva laica la Rivoluzione francese, il nazionalsocialismo ed appunto il marxismo, con gli esiti che tutti conosciamo. Linferno e la perdità dellumanità!
I PRETI OPERAI. ANDARONO NELLE FABBRICHE PER PORTARE IL VANGELO. SE NE TORNARONO CON IL CAPITALE
L'"inventore" dei preti operai francesi. Il card. Suhard di Parigi
Gli antecedenti, come sempre, furono europei, ed in particolare francesi, nel contesto del secondo dopoguerra, quando il cardinale di Parigi Emmanuel Suhard diede inizio al movimento di missione dei suoi sacerdoti allinterno delle fabbriche per fare proselitismo fra i comunisti. Lintenzione era buona, e cioè quella di recuperare le anime che il materialismo comunista aveva sottratto alla Chiesa e a Dio; tuttavia, gli esiti furono disastrosi, dal momento che molti di questi sacerdoti, giovani seminaristi che avevano combattuto spesso a fianco dei comunisti durante loccupazione tedesca, rimasero affascinati dalle dottrine comuniste di liberazione sociale. E al contempo, dallesempio di quei preti così labili, anche i comunisti capirono che lunico modo per conquistare lEuropa sarebbe stato quello di impadronirsi della Chiesa cattolica, che in quegli anni costituì lunico baluardo contro il comunismo, dopo che la guerra aveva spazzato via le forme di terza via introdotte dai fascismi.
Lesperienza dei preti operai venne accantonata da Pio XII, ma il danno era stato fatto, fino a diffondersi nel Brasile del card. Paulo Evaristo Arns, che diede impulso alle cosiddette Comunità Ecclesiali di base, una sorta di soviet religioso, dove missionari e preti, col pretesto di creare un popolo in ascolto della Parola di Dio, non fecero altro che riproporre in altre forme quei comitati di base e di fabbrica che erano le quinte colonne della penetrazione comunista nella società occidentale.
IN CILE I GESUITI ANNUNCIAVANO CHE LA RIVOLUZIONE È IN MARCIA, ED ERA ORA DACCODARSI. SCAMBIANDO IL MARCIRE COL MARCIARE
Il primate del Cile, Silva Henriquez. Il vero "cappellano" della rivoluzione
Il pauperismo ideologico che si sviluppò in quelle comunità generò mostri della teologia come Leonardo Boff ed Helder Camara, i quali posero il problema della centralità dei poveri nel messaggio evangelico, poveri, sintende, solo sul piano materiale e solo di determinate categorie. I presupposti per la tristemente celebre conferenza di Medellin cerano ormai tutti: la Conferencia Episcopal Latinoamericana, riunitasi nella città colombiana nel 1968, preparò nel peggiore dei modi la prima visita di un pontefice nel continente sudamericano, affermando la legittimità della lotta rivoluzionaria contro il sistema capitalista, nel presupposto erratissimo che Gesù Cristo fosse stato un rivoluzionario della sua epoca in lotta contro lImpero Romano (ancora una volta la leggenda metropolitana dambito massonico, del Cristo primo socialista, fatta circolare da metà 800).
In Cile, i gesuiti, come sempre, avevano preceduto tutti. Padre Hernan Larrain aveva pubblicato sulla rivista Mansaje della Congregazione cilena, nel dicembre 1962, un articolo Rivoluzione nella visione cristiana, nel quale si incitava a rompere decisamente con il cosiddetto ordine tradizionale e costruire, partendo da zero, un ordine assolutamente nuovo, perché la rivoluzione è in marcia.
Il terreno per un tale sproposito era stato reso fertile dalla nomina del salesiano Raul Silva Henriquez a vescovo di Santiago del Cile, spuntandola, in nome di una presunta apoliticità, sugli altri tre candidati, sotto gli auspici del nunzio apostolico in Cile dal 1953 al 1959, Sebastiano Baggio, che da sempre ne aveva favorito la carriera ecclesiastica. Il tratto distintivo della pastorale del card. Silva Henriquez fu la commistione dellumanesimo cattolico con la cosiddetta dottrina dei diritti umani, nella prospettiva immanentistica della realizzazione sulla terra dellantropometrismo cristiano.
Silva Henriquez non lesinò atti di pericolosa apertura ai comunisti ed al comunismo stesso, sul quale dichiarò, in unintervista alla Naciòn del 25 novembre 1962 che è un errore respingere in toto il comunismo, cui si devono molti risultati positivi anche in campo morale. Lo scarto tra il filantropismo umanista ed il marxismo è evidentemente molto breve, alla luce della errata concezione delluomo come metro della vita sociale, e diretto interlocutore dello Stato, con una progressiva contrazione dei corpi intermedi, come la Famiglia e la Chiesa.
A calcare ulteriormente la mano in direzione di una normalizzazione in senso marxista del pensiero sociale cattolico cileno, fu la nomina a docente presso il vicariato pastorale operaio di Josè Sanfuentes, attuale presidente della scuola di formazione politica del Partito Progressista cileno e notissimo militante comunista nelle file del MAPU, una piccolissima fazione della Democrazia Cristiana cilena distaccatasi per dar vita ad un esperimento politico dichiaratamente catto-comunista.
IL CAPPELLANO DELLA RIVOLUZIONE IN CILE: IL CARDINALE DI SANTIAGO SILVA HENRIQUEZ
Il card. Silva Hnriquez: coccolare i rivoluzionari
Forte dellatteggiamento arrendevole della Conferenza Episcopale cilena e dellarcivescovo di Santiago, lavanguardia ideologica cattocomunista cilena era allora pronta ad un salto di qualità, mirando al monopolio della cultura cattolica, puntando a quella che era da sempre stata la fucina culturale della classe intellettuale del cattolicesimo cileno, e dellintera classe dirigente del paese, ossia la Pontificia Università Cattolica di Santiago del Cile. Dal 1958 era retta dallarcivescovo Alfredo Silva Santiago, grandissimo teologo, padre conciliare ed autentico rinnovatore della cultura cattolica cilena, molto attento al problema delleducazione dei giovani cileni, per i quali aveva fondato lopera Pio X. Silva Santiago, proprio per il fatto di sottrarre leducazione dei giovani allindottrinamento ideologico socialista, era odiatissimo dalla sinistra cattolica, che non mancò occasione di organizzare una rivolta nel 1967 allinterno dellUniversità Cattolica, come in Italia stavano facendo Mario Capanna e compagni alla Cattolica di Milano, nel corso della quale lUniversità di Santiago venne occupata. Mons. Silva non cedeva alle pretese dei rivoltosi e si rese necessario un intervento del solito card. Henriquez, il quale non solo costrinse Silva Santiago alle dimissioni da rettore, ma nominò come suo successore Fernando Castillo Velasco, docente democristiano di architettura, e ne affidò il controllo al centro Bellarmino, il think tank dei gesuiti cileni.
I tempi erano maturi per la nascita di Iglesia Joven, il movimento della Teologia della Liberazione cilena, che si rifaceva direttamente al pensiero eretico di Gustavo Gutierrez, e che nel 1968 iniziava la sua attività culturale e la sua militanza politica che esaltava come modello di vita sacerdotale la figura di Camillo Torres Restrepo, sacerdote che si era aggregato ai guerriglieri colombiani e che era stato ucciso durante uno scontro a fuoco.
Il cardinale di Santiago in un atteggiamento tipico: da tribuno
Occorreva una piazzata clamorosa che facesse pubblicità alla nuova compagine rivoluzionaria e loccasione non si fece attendere: papa Paolo VI sarebbe andato, il 22 agosto 1968, in Colombia, a presenziare al 39mo Congresso Eucaristico della Conferenza Episcopale latinomericana, nello spirito di presentare al Sudamerica gli esiti del grande Concilio Vaticano II, che si era concluso a Roma tre anni prima.
Nel giugno già un gruppo di fedeli della parrocchia di San Luis di Las Barrancas inviò a Paolo VI una missiva nella quale si riproponevano le tesi pauperiste e rivoluzionarie della Teologia della Liberazione, ponendo la questione sociale, immanente, falsata, ideologizzata, in posizione primaria nel messaggio cristiano, a confronto del Messaggio di salvezza eterna del quale la Chiesa si deve fare portatrice non in un contesto mondano e secolare, ma nella Storia.
La lettera e qualche altra smargiassata evidentemente non fornì ad Iglesia Joven la visibilità sperata; decisero di alzare il tiro.
CAMARA:GUEVARA E TORRES, AUTENTICI APOSTOLI DI CRISTO. LUNIVERISITÀ CATTOLICA CILENA FORGIA LE BRIGATE ROSSE DEL CILE
Allende e il rivoluzionario comunista Guevara
Quello che accadde l11 agosto ebbe dellincredibile: oltre 200 persone, tra cui otto sacerdoti, provenienti dalle parrocchie della periferia di Santiago del Cile, favoriti da infiltrati che avevano pernottato in cattedrale, entrarono di mattina presto nella Cattedrale Nazionale, sbarrando lingresso allattonito monsignor Augusto Molina, vicario decano della Cattedrale che vi si era recato per celebrare la messa delle 7.00, e, radunandosi attorno allaltare, che venne deturpato con drappi rossi ed effigi del guerrigliero argentino Ernesto Guevara (del quale già stava emergendo in ambiente progressista una blasfema iconografia cristica), trasformarono la cattedrale in una sala ricreativa nella quale inscenarono un turpe dibattito contro la Chiesa, il capitalismo, la repressione dei movimenti rivoluzionari marxisti, autoproclamandosi gruppo profetico, alternando sermoni che incitavano al ribellismo contro la Chiesa e al sistema politico, ad orrende schitarrate che compendiavano perfino un oratorio para el Pueblo interpretato dagli Angel e Isabel Parra. Quella che passò nella storia del Cile come la Toma de la Catedràl durò fino alle 15.30, poche ore di pura follia liturgica e profanazione ideologica che tuttavia ebbero una eco mediatica spropositata, pompata dagli attivissimi gruppi di propaganda progressisti in Sudamerica ed in Europa, non poteva passare liscia perfino agli occhi del pur collaborazionista card. Henriquez, che, spinto dallindignazione dei fedeli, del clero cileno e della nunziatura apostolica di Santiago (che pretendeva la testa dei responsabili) emise un comunicato il 13 di agosto nel quale si condannavano gli autori del gesto incontrollato, per poi non solo perdonarli, ma ne condivise addirittura gli assunti, messi nero su bianco, pochi mesi dopo, dal gesuita marxista Manuel Ossa, in un documento ufficiale della Chiesa Cilena. Sì, proprio così: un documento ufficiale.
Il diabolico patriarca della rivoluzione comunista della chiesa sudamericana: Helder Camara. All'inizio era stato il laico capo del partito fascista brasiliano
A seguito della Toma dell11 agosto, lescalation ideologica della Chiesa Cilena fu inarrestabile ed ebbe come centro nevralgico lUniversità Cattolica di Santiago, allinaugurazione del cui anno accademico 1969 chiamò il tristemente noto arcivescovo Helder Camara, che pensò bene di utilizzare levento per recitare un peana alla guerriglia marxista, esaltando le figure di Camilo Torres e Che Guevara come modello di autentici cattolici che non erano rivoluzionari da salotto, ma autentici apostoli di Cristo, pronti ad imbracciare le armi per creare sulla terra il Paradiso promesso da Dio.
Del resto lUniversità Cattolica a guida Castillo Velasco era diventata la culla del movimento terroristico marxista MIR, lequivalente cileno delle Brigate Rosse italiane, che nelle aule dellUniversità non solo reclutava nuovi militanti, ma faceva opera di indottrinamento tramite i nuovi docenti ai quali Castillo Velasco aveva affidato le Cattedre più importanti.
Il legame con lambiente culturale del marxismo cileno fu cementato con la concessione da parte dellUniversità Cattolica di Santiago, della laurea honoris causa concessa al poeta Pablo Neruda, che fu loccasione affinchè il celebre poeta, noto esponente del Partito Comunista Cileno, ottenesse la benedizione della Chiesa Cilena per le elezioni politiche del 1970, quelle nelle quali avrebbe trionfato un candidato anomalo, ateo, massone e marxista, che perfino coi cattolici della Teologia della Liberazione sembrava avesse ben poco da spartire.
Quando venne ufficializzata la candidatura di Salvator Allende Groessens a leader della coalizione di centro-sinistra Unitad Popular, nel dicembre 1969, il card. Silva Henriquez apparve uno dei maggiori sponsor del candidato socialista, affermando, in diverse interviste a giornali cileni come Umltima Hora o El Clarin che i cattolici cileni avrebbero potuto tranquillamente votare a favore di Salvator Allende.
La turpe alleanza tra cattolicesimo di sinistra e radicalismo ateo era ormai cementata ed avrebbe aperto le porte al potere alla figura più controversa e più mal conosciuta della storia cilena.
Controstoria imbarazzante di Allende e della Chiesa cilena. PARTE 1 | Papalepapale.com
Modificato da albatros - 15 settembre 2011 - 06:57

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