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Antonio Padoa-Schioppa, federalista fin da giovane (tuttora della direzione nazionale del MFE), non è certo famoso come il fratello Tommaso scomparso nel dicembre 2010.
Tuttavia non è certo l'ultimo arrivato.
Ha insegnato per parecchi decenni alla Statale di Milano dove è stato anche presidente della facoltà di Giurisprudenza per molti anni.
"il Fatto Quotidiano" ha pubblicato mercoledì scorso 26 ottobre 2011 un articolo di Antonio Padoa-Schioppa abbastanza profondo sul ruolo della Germania nel contesto europeo.
Si sa che da sempre il "motore" dell'integrazione europea è la Germania. Se si ferma questo, l'integrazione non avanza.
Mai però come ora le responsabilità tedesche sono state tanto gravi.
Il governo della Merkel (che cavalca una difficile coalizione) , indulge molto più dei precedenti governi democristiani al populismo per scopi elettoralistici (e anche con poco successo!).
Davanti al fatto di restare ancora il paese "più virtuoso", l'opposizione e frange interne alla coalizione battono la grancassa sul fatto che non spetta ai tedeschi pagare di tasca propria i debiti sconsiderati di paesi che pretendono di vivere al di sopra delle loro possibilità. Per giunta, l'appellarsi ripetuto di frange politiche alla Corte Suprema per eventuale violazione della Costituzione in materia di "sovranità" tedesca e "difesa degli interessi nazionali" mette in imbarazzo il governo.
Il ritardo del contributo tedesco al "bail out" della Grecia si è tradotto in grave ritardo dell'UE e in un aggravarsi del problema specie per l'aumento sbalorditivo dei costi dovuto priprio alla mancanza di tempestività. Ma il Governo aveva le mani legate: solo pochi giorni fa è arrivata la sentenza della Corte Suprema: l'operazione è lecita purche sia ratificata dal Bundestag. E questo si è mosso immediatamente: il giorno dopo il piano governativo di finanziamento del debito greco è stato approvato da una stragrande maggioranza "transpartisan" (con un rapporto tra i SI' e i NO di 4 a 1). All'interno del Consiglio, specialmente in ambito Eurozona, oltre ad avere la Germania il peso massimo (con i suoi quasi 93 milioni di abitanti contro i 60 della Francia e i quasi 60 dell'Italia), la Merkel (giocando con Sarkozy) ha imposto praticamente una specie di direttorio difficile da scavalcare o contraddire.
Sembra dunque che le sorti dell'Eurozona (che da più parti è detta in grave pericolo se non trova in fretta la strada dell'unità e la volontà di darsi norme di condotta ineludibili per tutti i suoi membri) dipendano dalla Germania.
Kohl, davanti alle resistenze interne al suo stesso partito ad accettare di scaricare il marco, tanto virtuoso e meritorio, per sostituirlo con una mineta che sarebbe stata comune anche a paesi dalla condotta monetariia ed economica poco felice, non usava mezzi termini. Arrivò ad abbandonare la presidenza di un convegno regionale del suo partito ed allontanarsi dopo aver detto pressapoco: «Sono il vostro cancelliere e sono il leader del vostro partito. Se non vi vado bene scelglietevene un altro! Ma se scegliete me sappiate che la moneta unica è un progetto che intendo portare sicuramente in porto». Oggi, lo stesso Schäuble che con Lamers fu decisivo nel portare la Germania a sostenere l'Euro (sapendo che la maggioranza era diffidente e che se in Germania ci fosse stato un referendum come in Francia avrebbe stravinto il NO), sembra avere meno coraggio, sembra (con l'intero staff direttivo della CDU/CSU) temere la sconfitta elettorale.
E' qui che si vedono gli statisti, quelli che sanno creare le fondamenta di un vantaggioso sviluppo futuro anche contro la tentazione di accontentare l'elettorato del presente.
I politici tedeschi hanno oggi come oggi la responsabilità di rimettere in moto il processo di integrazione compiendo finalmente il salto di qualità dal funzionalismo al federalismo. Essi sono mediamente molto più avanti del proprio elettorato e quindi temono che una opposizione populista possa crescere sbandierando temi antieuropeisti, compreso il pericolo che siano i tedeschi a pagare gli sperperi e l'inettitudine dei governi del sud dell'UE. E' emblematico a proposito il recentissimo voto del Bundestag sul finanziamento del debito greco: stragrande maggioranza di SI' che non rispecchia affatto l'opinione pubblica che è invece maggioritaria nel rifiuto, o per lo meno in una consistente riduzione, di quel finanziamento. Ed è emblematico anche che Fischer abbia riparlato senza mezzi termini della necessità, pena il disastro, di lasciare la strada confederale per imboccare quella federale.
Ma se dessero retta al proprio elettorato, davvero l'Eurozona potrebbe crollare! E allora il disastro sarebbe immane proprio per la Germania. Difficile spiegarlo alla gente comune, difficile fermare la speculazione demagogica sulla prospettiva che siano i tedeschi a caricarsi dei debiti altrui. Ma se la classe politica tedesca cederà su questi temi, le cose si metteranno male per i tedeschi per primi e per tutti i cittadini dell'UE di conseguenza.
Trascrivo l'articolo di Padoa-Schioppa (pubblicato da "il Fatto Quotidiano", [ma leggibile solo a pagamento])
L'articolo si può ora leggere sul sito della camera nelle pagine della rassegna stampa.
Fonte: => http://rassegna.stampa.it/chiosco_new/
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“il Fatto Quotidiano”, 26.10.2011, pag 18
Dipende tutto dalla Germania
di Antonio Padoa-Schioppa
Ormai davvero l'euro potrebbe implodere sotto la pressione dei mercati.
Questo probabilmente avverrebbe se il differenziale dei buoni del tesoro italiani rispetto ai bond della Germania dovesse stabilizzarsi su cifre che in poco tempo raddoppierebbero i 75 miliardi di euro di interessi annui sul nostro debito. Dovremmo allora dichiarare forfait. Ma il default dell'Italia porterebbe alla crisi dell'eurosistema. In una fase già tanto critica dell'economia dei Paesi avanzati, a cominciare dagli USA, il crollo dell'eurozona condurrebbe a una crisi economica, politica e sociale di proporzioni planetarie.
Solo un cambio di rotta può evitare questo rischio disastroso. E'ormai indifferibile un forte intervento italiano che stimoli la crescita. Ma questo sicuramente non basterà. I tanti validi progetti europei che si sono moltiplicati in queste settimane lo confermano: occorre infine adottare una strategia nuova di intervento al livello europeo, tale da conseguire congiuntamente tre obiettivi: a) garantire gli investitori che i debiti pregressi degli Stati dell'eurozona saranno onorati; b) mettere in opera risorse per investimenti in infrastrutture tali da innescare una crescita che renda possibile il rispetto degli impegni per il risanamento da parte dei paesi più indebitati; c) assicurare con strumenti coercitivi che l'impegno a rientrare nei confini fisiologici del debito venga rispettato.
Tutto ciò comporta anzitutto il ricorso alla procedura della cooperazione rafforzata, prevista dal trattato di Lisbona. Ma richiede inoltre l'introduzione di alcune innovazioni sostanziali: bilancio comunitario adeguato, fìscalità europea, Agenzia europea del debito, riconoscimento alla BCE del ruolo di garante in ultima istanza della solvibilità degli stati dell'eurozona. Per realizzare un processo di decisione che sia finalmente efficace e democratico ci vogliono quattro cose: il superamento del metodo intergovernativo, l'adozione del principio delle decisioni a maggioranza qualificata entro i Consigli, il potenziamento dei poteri di governo della Commissione, la codecisione del Parlamento europeo. Si impone dunque con urgenza l'avvio di una riforma dei trattati quanto meno per i Paesi dell'euro.
Questa svolta decisiva la si può intraprendere se (e solo se) la Germania se ne farà promotrice, coinvolgendo la Francia e gli altri Paesi dell'euro. finora questo non è accaduto. Ecco alcune ragioni che il governo tedesco dovrebbe considerare. La crisi dell'euro sarebbe per la Germania una sciagura. Basterebbe quantitìcarne il costo: anche in termini economici il crollo dell'euro che le onerose ma inefficaci misure sin qui adottate non hanno scongiurato, graverebbe sui cittadini tedeschi enormemente di più che la sua messa in sicurezza.
La crisi dell'euro segnerebbe la fine di quel processo di integrazione europea che non solo è iscritto nella Costituzione tedesca, non solo è coerente con l'indirizzo politico seguito dalla Germania lungo tre quarti di secolo, ma ha costituito un fattore determinante del formidabile successo economico tedesco ed è stato decisivo al momento della riunificazione del Paese.
La svolta dovrebbe però avvenire a condizioni che è ragionevole che siano richieste e ottenute dal governo tedesco. In primo luogo occorre la garanzia che l'impegno per il risanamento degli Stati indebitati sia da loro (anzitutto da noi...) rispettato. Ci deve essere la certezza di vedere finalmente decisi dal governo italiano i provvedimenti indispensabili per la crescita: sistema pensionistico riformato con innalzamento dell'età pensionabile, contrasto totale all'evasione fiscale, riduzione e riqualificazione selettiva della spesa pubblica dello Stato e degli enti locali, riforma dei tempi della giustizia, lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, riforma del mercato del lavoro. E ci vuole la garanzia che se tali impegni non saranno puntualmente rispettati, si interverrà a livello interno con l'attribuzione di poteri ad hoc (alla Corte dei Conti?) e si instaurerà inoltre al livello europeo, se necessario, un vero e proprio commissariamento del Paese inadempiente, come avverrebbe a livello nazionale nei confronti di un comune o di una regione insolventi.
In secondo luogo la Germania dovrebbe ottenere la garanzia che il futuro governo europeo dell'economia abbia un pieno fondamento di legittimazione democratica: lo richiede tra l'altro con giustificata insistenza, anche se con argomentazioni talora discutibili, la Corte costituzionale tedesca. Ciò comporta un accresciuto ruolo di codecisione del Parlamento europeo.
In terzo luogo, la Germania potrebbe chiedere che sia esplicitato il punto di arrivo del processo: un'unione federale tra i paesi dell'Unione che lo vorranno, a cominciare da quelli dell'eurogruppo. Ciò comporterebbe, in prospettiva, anche la messa in comune della difesa, con fortissime economie di scala sulle spese militari.
Vorrà il Parlamento europeo, vorranno i partiti europei, vorrà il Governo tedesco, vorranno gli altri Governi imboccare questo cammino? Non lo sappiamo. Ma dobbiamo aver chiaro che da queste scelte dipendono sia il loro che il nostro futuro. Il momento di scegliere è giunto, domani potrebbe essere tardi.
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Ciao a tutti
Modificato da Erasmus - 31 ottobre 2011 - 21:55

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