cireno, su 08 febbraio 2012 - 08:46, detto:
Se hai letto tutto il thread avrai potuto notare come le risposte, quasi tutte le risposte, hanno criticato le religioni quasi come fossero l'origine ela summa di tutti i mali dell'umanità. Ha fatto eccezione AFAM scrivendo "il termine religione non c'entra niente con il Cristo", ma lei, Afam, scrive poco ma sempre appropriatamente...
Rispondendo a te devo riconoscere che è vero, è proprio così come hai scritto: viviamo oggi in una società DE-SACRALIZZATA
Il discorso si complica sempre di più, non sul piano concettuale ma su quello dialettico. Ma va bene così.
Quello che dice Afam corrisponde anche a ciò che intendovo quando ho accennato alla figura di Cristo all'interno della vulgata ecclesiale.
Ma il senso di queste nostre diverse interpretazioni sul tema io credo che vadano al di là del referendum pro o contro le "religioni", se partiamo proprio dal concetto di sacralità e di de-sacralità.
Negativo è esattamente parlare di "religioni" e non di "religiosità", ossia di "religione" come espressione del senso del sacro, che accomuna tutte le culture e tutte le civiltà.
Da qui nasce la posizione fortemente critica verso le tre religioni monoteiste, abramitiche, in quanto discriminatorie e divisive, fondate sul concetto del "vero" con un intrinseco valore imperialisto e totalitario: un rovesciamento completo, in queste religioni, di quella funzione inclusiva che aveva la religione nel rapporto tra i popoli e gli individui nel mondo classico, sia greco-romano, sia "barbarico".
Un concetto del "vero" che ha preso il sopravvento su quello del "sacro": cioè sulla
pietas, che era il valore spirituale e caratteriale nel quale si riconoscevano reciprocamente uomini di cultura e di civiltà diversa.
Quel "vero" nel mondo classico aveva un ruolo esclusivamente mitologico - diverse raffigurazioni divine, diversi pantheon - che si erano andati a mano a mano cristallizando in adorazioni suprestiziose, tanto da far scrivere a Lucrezio che
tantum religio potuit suadere malorum. Nelle nostre religioni monoteiste la mitologia diventa dottrina, e la superstizione, l'obbedienza e l'ortodossia ne diventano i caratteri distintivi, con un valore oscurantista e autoritativo assai maggiore (o almeno uguale) a quello che verso il tramonto del mondo classico aveva fatto scrivere quel verso al poeta Lucrezio.
Il messaggio di Cristo non ha niente di questo valore autoritativo e dottrinario. Rappresenta una continuità e un'evoluzione rispetto alla pietas classica, che allora supera i confini della morale familiare e civile, diventando pienamente un fenomeno della coscienza e della consapevolezza d'una comune natura umana. Un senso del sacro, cioè, che completa in una chiave moderna e sociale quella sacralità panteistica, naturalistica, che era propria del misticismo classico e barbarico.
In questo senso possiamo considerare il socialismo come l'extrema ratio della sacralità, proprio partendo dalla natura del messaggio cristiano, con il quale ha in comune il fatto di guardare al mondo mettendosi "dalla parte degli ultimi", cosa possibile soltanto se assume un valore determinante la sacralità della vita e della persona.