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Monti europeista: ma quanto? Quale europeismo?
Prime delusioni dei federalisti.
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#1 L   Erasmus 

  • Forum *Unione Europea*
  • Gruppo: Erasmus
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  • Iscritto: 18 dicembre 2001

Postato 18 gennaio 2012 - 19:31

La settimana scorsa Monti ha rilasciato una lunga intervista a "Die Welt".
Per chi sa il tedesco, il testo dell'intervista è ancora online nel sito del quotidiano:
=> Warum Italien mehr wie Deutschland sein sollte, (Perché l'Italia deve avvicinarsi alla Germania).

In quest'intervista Monti si dichiara europeista.
Alla domanda se crede ancora nell'«Utopia di Ventotene» Monti risponde indirettamente, dicendo:
«Sono convinto che non avremo mai gli Stati Uniti d’Europa. Perché no? Perché non ne abbiamo bisogno»
Eppure Monti si vanta di essere socio-fondatore del "Gruppo Spinelli" (voluto anzitutto da Guy Verhofstadt – ex-premier belga ed ora presidente dell'ALDE , il terzo "Gruppo" per numero di eurodeputati dopo PPE e S&D – e da Andrew Duff – pure eurodeputato dell'ALDE, ex presidente dell'ALDE e ora presidente dell'Unione dei Federalisti Europei).
Nel documento costitutivo del Gruppo Spinelli si legge tra l'altro, che l'obiettivo di questo "gruppo" è «un’Europa federale e post-nazionale, un’Europa dei cittadini».

Qualcuno ha interpretato che Monti, sapendo la diffusione in Germania del quotidiano Die Welt, abbia volutamente stemperato i toni per ... essere meglio accetto e ad un tempo promuovere ugualmente l'avanzamento dell'integrazione europea. In effetti, nella stessa intervista spiega la sua affermazione aggiungendo che «in misura considerevole l’utopia [di Ventotene, cioè della Federazione "Stati Uniti d'Europa", n. d. Erasmus] è diventata da molto tempo realtà»

Tuttavia ... qualcosa non quadra!
Come fa a dire che di Stati Uniti d'Europa non c'è bisogno un socio-fondatore del Gruppo-Spinelli?
Occhio: Monti parla dopo la precisa domanda se crede ancora nell'utopia di Ventotene. Osservo che un progetto politico come gli Stati Uniti d'Europa è etimologicamente un'utopia (= "il non-luogo", "il posto-che-non-c'è") come ogni progetto di mutamento politico profondo, perché la politica è proprio l'arte di far diventare reale ciò che è ancora un solo progetto! Un gruppo di personalità politiche (oltre che di milioni di cittadini europei) crede possibile la reralizzazione della Federazione Europea (ossia: crede ancora nell'utopia di Ventotene !). Quel gruppo di leader politici si costituisce formalmente e, guarda caso, sceglie emblematicamente proprio il nome "Spinelli"! Scrive quindi un documento costitutivo dove esplicitamente si pone come obiettivo del gruppo la Federazione Europea. E questo succede proprio all'epoca attuale, all'inizio della crisi dell'Eurozona, e propriio i controcorrente con quanto sta succedendo, ossia con la crescente disaffezione per l'Unione Europea, per colpa dei politici professionali (ossia per il loro progressivo allontanamento dalla strada dell'Europa comunitaria). Di questo gruppo di leader fa parte lo stesso Monti ... Ma poi lo stesso Monti dichiara che degli Stati Uniti d'Europa non c'è bosogno! :DOUBIOUS:
E spiega la sua affermazione dicendo che l'Utopia di Ventotene è in buona parte già realtà!
Ma ... dove sta la democrazia in questa "realtà"? Dove sta un vero governo europeo democratico? Forse che bisogna credere che il governo sia quello del Consiglio, composto da governanti nazionali, dove ognuno ha il diritto di veto? Sarebbe "governo" quel Consiglio che per fare qualche passetto in avanti non mette ai voti del PE una proposta di legge, ma ha bisogno di inventarsi un nuovo trattato che con un dispendioso e a volte decennale iter rischia sempre il fallimento dovendo mettere d'accordo decine di governi "sovrani" e aspettare il referendum di staterelli come l'Irlanda o la Danimarca quasi come "spada di Damocle"?
No: l'utopia di Ventotene non si è affatto già realizzata "in parte considerevole", ma solo in piccolissima parte; e comunque non si è affatto consolidata; e constatiamo di continuo che il bel castello dell'UE rischia di crollare da un momento all'altro. E Monti lo sa benissimo (al pari della Merkel e di Sarkozy: non per nulla costoro si mostrano tanto indaffarati nell'evitare la frana!)

Sia ben chiaro: siccome occorre anche prendere quello che passa il convento, bisogna dire che Monti è più vicino alle posizioni dei federalisti (o almeno ben meno lontano) di un Sarkozy, di una Merkel e di qualsiasi atro premier europeo (fatta eccezione per Juncker del Lussemburgo). E c'è da dire che l'Italia ha nell'UE un peso globale consistente, venendo subito a ruota di Germania, Francia de Gran Bretagna; e tra il governo-Monti ed il suo predecessore non c'è paragone come capacità di intervento a livello europeo (e stima da parte dei partner). E tantomeno c'è paragone come qualità di europeismo.
Dunque, ad essere realisti ... ai federalisti è andata anche bene!

E tuttavia ... il rischio che l'Utopia di Ventotene rimanga davvero un'utopia si fa sempre più grande.

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La settimana scorsa Barbara Spinelli ha rilevato per prima (nell'ambito degli osservatori che vanno per la maggiore) l'ambiguità delle affermazioni di Monti in quella intervista.
L'ha fatto con un breve intervento su "Il Fatto Quotidiano" (del 12.01:12).
Si puà ancora leggere l'articoletto qua;
=> «Il paradosso dell'europeista che non crede nell'Unione» (Baebara Spinelli su "Il fatto quotidiano")

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Intervista a Monti e il relativo articoletto della Spinelli hanno dato luogo ad un intenso dibattito sulla mailing-list del MFE.
Qualcuno, in difesa di Monti, ha ricordato che uno dei pilastri storici della costruzione europea è Jean Monnet, l'inventore del "funzionalismo", e proprio per questo avversato da Spinelli ai tempi della nascita della CEE; eppure oggi i federalisti considerano Monnet uno dei loro, un grande europeista, non meno importante di Spinelli. E siccome in un progetto democratico occorre superare la massa critica, occorre aprirci ai "funzionalisti" perché l'Europa si fa e si farà sempre a piccoli passi ed un passo alla volta. fare l'Europa dipende da tutti: guai a rinciuderci nel ghetto dell'estrema e radicale "ortodossia"!

Ma Jean Monnet – obietta qualcun altro – pensava che la Federazione avesse bisogno di un lungo periodo di preparazione, di ... rodaggio: la sua idea era appunto quella di avvicinare de facto gli europei [fino allora divisi da barriere nazionaliste insuperabili] facendo loro condividere qualcosa che li costringesse a stare assieme ed in comune interesse. Un qualcosa viepiù crescente nel tempo, fino a matiurare l'idea della convenienza dell'unione federale. Questo "lungo periodo" di maturazione per Monnet sarebbe stato di 10 anni al massimo. Lui stesso, passati questi anni, deluso della lentezza del progresso di unificazione europea, mise in atto un movimento politico dal titolo inequivocabile: "Comitato d'Azione per gli Stati Uniti d'Europa" (che si riunì la prima volta a Parigi l'11 luglio 1960 – la "dichiarazione di Schuman" è del 9 maggio 1950). Ecco che di anni, dalla storica dichiarazione di Schuman (il cui testo fu scritto in realtà dallo stesso Monnet), ne sono passati più di 60!

Qualcun altro si è detto profondamente deluso, invitando i federalisti a mantenere correttamente le distanze non solo dai leader di questo o quello schieramento politico, ma anche dai nuovi leader "tecnici" (come Monti in Italia o Papademos in Grecia).

In particolare, Francesca Lacaita (federalista spinelliana "ortodossa" che conosce a fondo il tedesco e la Germania per aver lavorato molti anni all'Università di Francoforte– mi pare come ricercatrice –) è pure intervenuta nel sito di PeaceLink con un articoletto molto critico nei riguardi di Monti
=> «Con Monti in Europa. Quale?», (PeaceLink, 13.01.12)

Osservava Roberto il Guiscardo che mai come ora il tema dell'Europa comunitaria è stato dibattuto con tanta diffusione mediatica.
E' vero: qualche giorno dopo ho sentito la stessa osservazione in TV (fatta non ricordo più da quale luminare opinion-maker).
E come mai questo risveglio del dibattito europeo?
Più d'una volta ho ricordato l'adagio che quando l'acqua arriva al collo si impara a nuotare!
Ma se non si impara in fretta, o si ha la fortuna che l'acqua smette di alzarsi o si annega!
Altro che piccoli passi" (del famoso e realistico "gradualismo federalista")! Qua, se non si fanno passi da gigante e se non si fanno in fretta non ci aspetta solo una recessione economica (magari lunga ma sempre reversibile in ripresa): ci aspetta il crollo definitivo del sogno europeo, l'uscita definitiva dalla storia dell'Europa.

Barbara Spinelli osserva giustamente che, se è vero che l'UE ho superato il rischio di guerre intestine quali sono avvenute nei secoli passati, è pur vero che la "rivalità" nazionalistica è rimasta: ed è questa che impedisce il completare la costruzione europea in assenza della quale si constata oggi la perdita del welfare faticosamente conquistato e si arriverà magari alla vera fame un domani (ossia: conseguenze disastrose imprevedibili proprio per il sopravvivere delle "rivalità" nazionalistiche)

[NB: Trascrivo più sotto qui il testo dell'articoletto di Barbara Spinelli]

Ma non è mica finita!

Successivamente, Monti a livello Europeo ha anche contrastato la Merkel parlando "forte e chiaro" in merito al da farsi per uscire dalla crisi. In sostanza ha evidenziato come la Merkel sia in contraddizione nell'insistere su un rigore di bilancio ... teutonico e ad un tempo parlare di difesa dell'Eurozona; in contraddizione in quanto proprio dal suo atteggiamento si capisce che lei si muove soprattutto con l'ottica elettoralistica interna, e quindi (suo malgrado) ancora succube del nazionalismo; e in definitiva allontanando le prospettive di maggiore integrazione europea.

D'altra parte, quello che dovrebbe essere il trattato pronto a marzo –di una unione fiscale e quindi, ancorché insufficiente, un grande passo in avanti sulla strada dell'integrazione politica – rischia invece di abortire! Ma anche se dovesse passare, si capisce già che è ancora l'illusione di trovare la "quadratura del cerchio": pretendere una unione fiscale irreversibile (che per essere tale non può evitare la perdita di sovranità dei singoli stati in materia finanziaria) e ad un tempo lasciare intatta la totale sovranità degli stati (ossia: dei governi che li rappresentano, i quali si sottometterebbero al giogo europeo solo per loro spontanea volontà!).
La verità è che la democrazia sostanziale ... va in malora!

[E questo si capisce anche dal ruolo insignificante che il trattato riserva al Parlamento Europeo, la cui reazione – per fortuna – non si è fatta attendere| Ma di questo parleremo in altro thread].

Ma allora, 'sto Monti, che razza di Europa vuole ???

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A proposito dello strano europeismo di Monti, Barbara Spinelli ha poi replicato anche su La Repubblica, (in linea con quanto aveva già fatto pubblicare a caldo su "Il Fatto Quotidiano").
L'articolo da "La Repubblica" si può leggere ora anche nella "rassegna Stampa" della Camera;
=>]L'Europa non è un Panopticon

Trascrivo ora l'articolo della Spinelli su "Il Fatto Quotidiano" del 12 gennaio 2012.
Poi anche quello su "La Repubblica" (di ieri 18 gennaio 20121).

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Il paradosso dell’europeista che non crede nell’Unione
di Barbara Spinelli

Il rilancio di un’Europa sovranazionale, capace di vincere la crisi togliendo l’ultima parola ai mercati: Monti sembrava essersi dato questo compito primario.
Ha cominciato ad assolverlo, restituendo prestigio all’Italia. Ma qui s’è fermato. L’intervista di ieri alla Welt, pubblicata in parte da Repubblica, è sconfortante; non fa presagire l’intrepidezza che ci aspettavamo da chi si professava europeista.
Alla domanda del giornale (Dov’è finita l’utopia di Ventotene?) Monti risponde perentorio : “Son convinto che non avremo mai gli Stati Uniti d’Europa, non fosse altro perché non ne abbiamo bisogno”.
È una brutta capitolazione, perché se non ne abbiamo bisogno ora, quando?
È vero, “non sono più in gioco pace e guerra”.
Ma altre prove ci attendono, molto gravi.
Secondo Monti l’utopia è già realizzata, “grazie alla sussidiarietà” (se lo Stato da solo non ce la fa interviene l’Unione, e viceversa).
Ma la sussidiarietà funziona se l’Europa ha una sovranità statuale: altrimenti non significa nulla. Non saremmo nella fossa, se l’Unione esistesse.
Monti non è europeista o blandisce Berlino e Parigi? Non è chiaro.
Non è comunque promettente: i mercati continueranno ad avere l’ultima parola.
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Trascrivo ora l'articolo della Spinelli su "La Repubblica" di ieri 18-01.12
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L'Europa non è un Panopticon
di Barbara Spinelli

Non è del tutto chiaro come mai Monti, che tanto ha insistito sullo sguardo lungo e l'Europa, abbia deciso di frenare lo scatto iniziale. Per dire d'un tratto ai tedeschi, in un'intervista alla Welt dell'11 gennaio: "Gli Stati Uniti d'Europa non li avremo mai. Non foss'altro perché non ne abbiamo bisogno".

Forse è la prudenza a produrre un'affermazione così perentoria, che chiude orizzonti possibili. La battaglia contro gli egoismi di Berlino reclama compromessi. Forse è quella deferenza che lui stesso aveva stigmatizzato, il 26 giugno sul Financial Times: una sorta di virus che affligge i capi europei quando si compiacciono di sé per custodire apparenti sovranità.

Nell'immediato e a casa i governi ne profittano - il potere degli esecutivi aumenta - ma in Europa quel che accampano è un diritto all'impotenza. O forse Monti non è un federalista, cosa senz'altro legittima se al diniego non aggiungesse la glossa un po' stupefacente: della federazione "non c'è bisogno".

Non ce n'è bisogno, spiega, perché l'utopia di Ventotene è già realizzata, grazie alla sussidiarietà (quel che gli Stati non sanno fare da soli è delegato all'Unione sovranazionale, e viceversa). La sussidiarietà tuttavia dà risultati negli Stati compiutamente federali, non nell'Europa di oggi: se uno Stato affida incarichi a un'Unione senza statualità e di continuo paralizzata da 27 governi con diritto di veto, quando mai l'impresa funzionerà?

Monti dice che il rimedio già c'è, ma nega la necessità dei mezzi per renderlo operante. Giunge addirittura ad annunciare che non ci saranno mai: per un Premier che nell'Unione è tra i più europeisti, e col coraggio dell'impolitico sta reinventando la politica, presumere con certezza un futuro ignoto è scommessa quantomeno azzardata.

Quel che è stupefacente, è l'ora storica in cui il federalismo viene sconfessato. I tempi bui sono sempre momenti di verità, e la verità la vediamo: l'alternativa alla federazione è una confederazione, che esclude un governo politico europeo, che dà il primato a finti Stati sovrani - limitandosi a migliorare coordinamento e reciproca sorveglianza - e che sta franando penosamente.

La sorveglianza fa dell'Europa un panopticon, un Controllore: non prelude a un'azione comune, e di conseguenza non presuppone nuove competenze attive, non solo ispettive, degli organi sovranazionali (Commissione, Parlamento europeo). Non implica neppure la tutela delle democrazie: la prevalenza della concertazione economica, in nome dell'euro, aiuta paradossalmente gli autoritarismi - quello di Berlusconi ieri, quello ungherese oggi - a sopravvivere. Non così prima dell'euro: le terribili crisi dei cambi sempre provocavano cadute di governi. Non vorremmo che l'euro divenisse il garante di una Europa fondata sul doppio sacrificio del welfare e della democrazia.

Ernesto Rossi scriveva sin dal '52: "Federazione è l'arrosto; Confederazione è soltanto il fumo dell'arrosto. Coloro che dicono di volere un'unione confederale, in verità non vogliono niente; vogliono lasciare le cose come stanno, perché non sono disposti ad accettare alcuna limitazione delle sovranità nazionali". Il nome che Monti dà alla confederazione, denunciando il duopolio franco-tedesco, è "un'Europa dai molti centri (tra cui l'Italia)". L'arrosto ancora non c'è. C'è il fumo che avvolge i brancolanti superstiti degli Stati-nazione, consegnandoli alle furie dei mercati.

La tesi di Monti è la seguente: alcune economie europee vacillano, ma non l'euro. Basta dunque che ci si coordini meglio, e la solidarietà verrà. In parte il ragionamento tiene: oppressi dalla crisi, gli europei hanno sempre finito col fare qualche progresso, tanto grande in tutti è la paura dello sfascio. Quel che tiene di meno è l'analisi della crisi: venendo dagli Usa, essa "non è in alcun modo legata a un difetto del modello europeo (...) In Europa questa crisi non sarebbe mai potuta succedere. L'Europa è virtualmente in ottima posizione".

Anche qui, la sicurezza è tanta. Sia l'Europa sia l'euro sono nati con imperfezioni gravi. La Banca custode della moneta è federale, ma ha le mani spesso legate (Monti l'ha detto a chiare lettere, ieri sul Financial Times). Le manca il rapporto dialettico con un governo egualmente sovranazionale, che le consenta di divenire prestatore di ultima istanza, come negli Usa, condividendo i rischi con il potere politico.

Questi non sono piccoli, ma grandissimi difetti di costruzione. Lo pensarono coloro che sin dall'inizio ammonirono contro l'"euro senza Stato". Lo afferma un rapporto sulla moneta unica, appena pubblicato per il Peterson Institute for International Economics: "Crediamo che la crisi europea sia politica, e in larga misura di presentazione", scrivono Fred Bergsten e Jacob Funk Kirkegaard. I due economisti americani appoggiano l'euro e l'unione fiscale decisa il 9 dicembre, ma aggiungono: "Fin dalla sua creazione negli anni '90, quel che è mancato nella moneta unica sono le istituzioni cruciali per assicurare il ripristino della stabilità finanziaria in tempi di incertezza acuta e di volatilità del mercato. Per questo il compito dei leader dell'eurozona va ben oltre i salvataggi (...) Essi devono riscrivere le regole dell'eurozona e completare una casa fatta solo a metà. Devono combinare misure finanziarie creative, per risolvere la crisi immediata, con un'ondata di nuove istituzioni".

Il federalismo non è subito attuabile, ma come orizzonte resta: "La maggiore sfida consiste nell'usare l'opportunità politica offerta dalla crisi per creare le basilari istituzioni (comuni), e completare nel lungo termine la casa lasciata a metà". Questo comporta, per Bergsten e Kirkegaard (anche per i federalisti europei), "revisioni aggiuntive e sostanziali dei trattati e delle istituzioni". L'Europa va ripensata sapendo che la via multicentrica-confederale non funziona. Quale via davvero alternativa tentare, se non quella federale?

Se il difetto di costruzione è l'euro senza Stato, lo stesso vale per le misure di rigore nazionali: anch'esse difettose, perché non compensate da un'Europa politica che generi crescita comune quando gli Stati non possono farlo. Domenica, su La Stampa, Enzo Bianchi ha detto una cosa illuminante: "Mi chiedo se uno dei motivi della progressiva disaffezione verso l'Europa non abbia anche a che fare con il fatto che non paghiamo direttamente alcuna tassa per il fatto di essere cittadini europei: cosa ho a che fare con quest'entità superiore che non ha una cassa comune alla quale io contribuisco? Si è infatti disposti a pagare di tasca propria solo per una realtà che ci supera ma che sentiamo nostra". Pagare un po' meno tasse agli Stati e un po' più tasse all'Europa, perché essa abbia un bilancio forte e investa in una crescita diversa (energie alternative, ricerca, trasporti, difesa, politiche mediterranee indipendenti dagli Usa). Questo è spendere meno e meglio, e dare una prospettiva al nostro mondo divenuto angosciosamente bidimensionale.

Molti ritengono che l'Europa federale abbia perso senso, ora che non è più questione di pace e guerra. Ma non meno drammatiche sono le crisi d'oggi: il welfare rattrappito, l'ineguaglianza, la miseria (dalla primavera scorsa negli ospedali greci mancano medicine). Per chi suona la campana della solidarietà, degli eurobond, dei debiti sovrani smorzati in comune, se non per noi che paghiamo il prezzo dell'Europa incompiuta? Non rischiamo più guerre fra Stati, ma il movente degli anni '40 rimane.

L'Europa non si edifica per creare il Bene (l'Identità e la Prosperità, secondo Monti): del Bene ognuno ha una sua idea, personale o identitaria. L'Europa serve per scongiurare insieme le sciagure: ieri la guerra, oggi la contrazione economica, la povertà, il clima, le possibili guerre civili. Compito nostro è evitare che naufraghi come la nave Concordia, con tutti i comandanti che fuggono per salvare solo se stessi, alla maniera del capitano Schettino, dopo aver condotto il bastimento alla rovina.
(18 gennaio 2012)
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Ciao a tutti

Modificato da Erasmus - 23 gennaio 2012 - 23:09

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«NO a nuovi trattati intergovernativi!»
«SI' alla "Costituzione Europea" federale, democratica e trasparente!»
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