Mastro Titta, su 04 febbraio 2012 - 22:16, detto:
La classe operaia, se per tale consideriamo gli addetti all'industria manufatturiera, è in via d'estinzione. La grande industria in Italia tra dieci anni sarà completamente scomparsa, se le cose non cambiano radicalmente. Non ho i dati ma sono certo di ricordare, ad esempio, che gli iscritti alla CGIL sono ormai nella grande maggioranza pensionati, ciò la dice tutta. Questo non vuol dire che il ceto medio stia meglio. Anzi, è da tempo presente un fenomeno di proletarizzazione del ceto medio che ha fortemente compresso anche la c.d. borghesia. Insomma, i vecchi schemi mi appaiono del tutto superati. La differenza più evidente, ha detto qualcuno e io condivido, è ormai quella tra "garantiti" e "non garantiti". Tra i primi vi sono quasi tutti i lavoratori a tempo indeterminato e tutti i pensionati e tra i secondi i lavoratori a tempo determinato, i precari, i lavoratori in nero, i disoccupati condannati a non trovare mai un vero lavoro. I "non garantiti" odiano sia i partiti, anche quelli di sinistra, sia, sopratutto, i sindacati. Credo che abbiano qualche buona ragione. Non penso pertanto che possano essere visti come una nuova forma di "classe operaia", che era categoria provvista di ruolo e coscienza di classe, quanto piuttosto come un nuovo sottoploretariato, spesso privo persino di formazione adeguata per sperare in un futuro migliore e che vede, ad esempio, l'istituto della pensione, di cui godono milioni di italiani, come un privilegio che a loro sarà certamente negato. Il nemico di costoro non è più il fantomatico "capitale" o il sempre più rarefatto "padronato", figure anch'esse agonizzanti. Il nemico è - dico una cosa poco originale ma è il mio pensiero - la globalizzaziobe e il WTO (o, meglio, il modo sciagurato con cui l'Unione europea ci ha costretti ad entrare nellorganizzazione mondiale del commercio). Ma qui mi taccio, antrimenti Adam (che spero ritorni presto a divertirsi con noi) mi aspetta sotto casa e mi conferisce una sonora lezione di neoliberismo...
La scelta tra deludere la tua cortesia e soddisfare il mio fatuo orgoglio di rinunciare alla partecipazione per insofferenza, è condizionata da quel residuo di buona creanza che resiste imperterrito e che non può non far prevalere la volontà di risponderti. Naturalmente per le rime...
Contesto, infatti che la responsabilità della situazione occupazionale, specie giovanile, sia da ascrivere alla ineluttabile globalizzazione e all'Organizzazione del Commercio Mondiale che ne è stata una delle conseguenze tecniche Lo contesto invitandoti a leggerti
Questa statistica e a constatare che la situazione è affatto diversa tra i paesi europei. L'Italia appartiene purtroppo alla parte alta dell'elenco, in compagnia di paesi con problemi pari ai nostri o addirittura peggiori. E non ti inganni la relativa vicinanza con la media europea nel 2011, media di 17 paesi, fortemente inficiata dai numeri della penisola iberica, della Croazia e della Grecia, economie a "basso fatturato" rispetto a quelle dei paesi privilegiati prosperanti al fondo della classifica stessa capaci di produrre e fatturare a livelli nettamente migliori. Per il momento.,
Ciò significa che là dove è stata fatta una politica seria, i problemi sono minori; invece dove la politica ha badato esclusivamente a se stessa trascurando gli interessi generali, le cose sono andate male e la Globalizzazione - che questa volta è giusto tirare in ballo - ha scoperto le magagne e fatto traboccare il vaso..
Quindi, mentre mi trovi perfettamente d'accordo sulla vera discriminante tra le classi lavoratrici - garantiti e non garantiti - e, di riflesso sulla obsoleta definizione di borghesia e proletariato, ma semmai tra coloro che, piccola o grande, hanno una garanzia di vita, e coloro (il moderno sottoproletariato) a cui le circostanze negano il naturale diritto di programmare il proprio domani.
Di qui nascono i movimenti spontanei degli "indignados" e di " occupy Wall Street", di coloro che reagiscono (per ora pacificamente) all'indegno paradosso del così detto 99% povero verso l'1% ricco. Indignati, quindi, ma non qualunquisti. Schifati dalla politica non in senso lato, ma da quella pessima praticata da troppi anni per incuria, disonestà, pressapochismo da quasi tutti i partiti che sono entrati nella stanza dei bottoni, In Italia e ovunque i disastri occupazionali hanno preso piede.
Concludendo: lungi da me il proporti lezioni di neoliberismo, che non mi appartiene culturalmente - essendo in naturale conflitto con il mio credo liberal-socialista - e al quale ascrivo grandissime responsabilità dello stato attuale, ma una riflessione e una domanda su di esso mi pare d'obbligo. Perché questo cancro sociale non ha colpito tutti in egual misura? Perché il "mercato" non ha fatto strame ovunque della giustizia sociale, ma solo in quei paesi dove il suo brodo di cultura era particolarmente predisposto a farlo crescere? Se tenterai di darti delle risposte, inevitabilmente tornerai alla buona e alla cattiva politica, ovvero alle scelte giuste o sbagliate di tutti noi popolo votante.
Ehi, non farci l'abitudine: rispondo solo quando mi pare...