
Pecore
Quando, da bambino, sentivo il prete che, predicando ai fedeli, raccontava la parabola del buon pastore, provavo un diffuso fastidio: non mi piaceva essere paragonato ad una pecora, sentivo questa cosa come un'offesa alla mia personalità ed al mio libero arbitrio.
Ma poi sono cresciuto, ho vissuto e mi sono reso conto che quel prete aveva ragione: noi tutti non siamo che pecore, pecore lasciate pascolare sui terreni consentiti per poi essere tosate o destinate a carne da macello.
Ho capito che il buon pastore non è quello che si preoccupa del benessere delle pecore ma della loro produttività e redditività.
Per duemila anni la Chiesa si è arricchita sulla nostra pelle tenendoci buoni con false promesse. Ma i nostri pastori non sono mai stati solo i preti: alcuni lupi, riusciti con un sortilegio a travestirsi da pecore, si infiltrarono tra noi e, usando la stessa tecnica delle false promesse, si formarono le loro greggi personali da tosare.
Ogni tanto qualche pecora si illude di potersi sottrarre al suo destino ed esce dal gregge in cerca di altri pascoli, ma è sempre una pecora e non può reggere alla competizione con i lupi: finisce regolarmente sbranata.
Quando i pascoli cominciano ad esaurirsi i lupi se li contendono ferocemente, ma poi trovano più conveniente mantenere certi equilibri accordandosi sul numero di pecore da macellare.
Voi dite che mi sbaglio?
Allora siete lupi!

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