Morias enkomion, su 20 febbraio 2012 - 01:07, detto:
Erasmus, su 19 febbraio 2012 - 23:30, detto:
@ Morias enkomion, tu mi tiri per i capelli!
Affatto e d' ora in poi vedrò di evitarti, data la tua insopportabile carica di presupponenza.
Maestro, perdoni la mia "presupponenza". Ho notato che Ella si ripete nell'usare l'avverbio "affatto" come negazione, laddove – perdoni la mia audacia – mi pare che negazione sarebbe «Niente affatto!». E' pur vero che il volgo, «
per ellissi della negazione», lo usa anche nel significato di “No”, “Per niente”. Ma mi creda, Maestro: quanti di noi pendono dal Suo forbito eloquio, amerebbero che Ella lo mantenesse impeccabile, librandosi appunto al di sopra del "
vulgo sciocco" (come direbbe il noto poeta Giosuè) ...
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Morias enkomion, su 19 febbraio 2012 - 17:22, detto:
[...]
(1) Continuare ad attaccarsi a questo per rafforzare le proprie tesi, dequalificando - in modo mistificatorio la disamina critica dell' interlocutore, è un mero esercizio dialettico ben conosciuto a chi abbia un minimo di conoscenza della retorica: si chiama confutazione per confusione.
E, dato che vedo che si equivoca molto sull' etimologia, si ponga bene attenzione al fatto che, nello specifico, il lemma "confusione" è affatto offensivo ma è il discrimine semantico che connota un preciso modo di argomentare.
(2) Astraendo, infatti, dal tuo scritto messo in quote, proposizione dopo proposizione e confrontando ogni singola di esse, magari ausiliato da qualche testo giuridico e da un vocabolario, noterai una serie di equivoci e di affermazioni mutuamente contradditorie che inficiano tutto lo scritto.
(3) Ti porto un esempio pratico: sostenere che la sovranità de facto annulli la capacità di essere solidali è un marchiano ossimoro concettuale; è come sostenere, nel vissuto quotidiano, che la solidarietà possa essere attuata solo da un' entità condominiale piuttosto che dai singoli individui.
(4) E ciò, senza scomodare monsieur Lapalisse, è di un' illogicità del tutto evidente; una forma abortiva dell' Euclidea reductio ad absurdum, dove il terzo escluso è addirittura cassato dal tuo assunto.
[NB. La numerazione è una aggiunta di Erasmus]
(1) Ahimè: mi sento "confutato per confusione".

Insomma: Con tanto
mero esercizio di retorica, Ella, Maestro, mi manda in confusione.
(2) (4) "messo in quote" ... (
mumble mumble) ... "ausiliato" ... (
mumble mumble) ...
... "forma abortiva dell' Euclidea
reductio ad absurdum ...
Trafìggemi il discrimine semantico!
Aihmé lasso:
in brache me la fasso!
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(3) Caro Μωρίας ενκόμιον, per te sarebbe più appropriato l'
user name Σοφίσματου Διδάσκαλος (maestro del sofisma).
Ti sei sentito offeso perché ti ho consigliato un po' di attenzione "prima di sparare idiozie".
[Purtroppo ritengo ancora valido quel mio consiglio, anche se certamente offertoti invano].
Quanto all'offendere, c'è modo e modo di farlo.
Nel passo che ho riportato, Erasmus, in soldoni, sarebbe un perfetto imbecille che manco s'accorge di annaspare nelle contraddizioni.
[Sempreché il lettore sia in grado di seguirti nei tuoi contorti cavilli. Meno male che "parli come mangi" (tu dixisti). Se parli come mangi ... mi sa che mangi
sofisticato!

]
Caro il mio "pallone gonfiato", ... ti ricìto perché lo meriti:
«Ti porto un esempio pratico: sostenere che la sovranità de facto annulli la capacità di essere solidali è un marchiano ossimoro concettuale; è come sostenere, nel vissuto quotidiano, che la solidarietà possa essere attuata solo da un' entità condominiale piuttosto che dai singoli individui.
E ciò, senza scomodare monsieur Lapalisse, è di un' illogicità del tutto evidente; una forma abortiva dell' Euclidea reductio ad absurdum, dove il terzo escluso è addirittura cassato dal tuo assunto»(Morias enkomion)
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Non riconoscendomi affatto in questa tua "critica esegesi" di quel che ho affermato, ripeto le originali mie affermazioni (che non pretendono d'essere assolute [senza possibilità di eccezione], e tuttavia sono ... concrete! Il rifiutarle, come direbbe A. Hamilton, «
sarebbe trascurare il corso uniforme degli avvenimenti umani»[
Publius, "The Federalist", 1788]
Erasmus, su 19 febbraio 2012 - 15:00, detto:
[...]
Altrove ho detto che la "solidarietà" in un mondo dove formalmente ogni stato è sovrano ed indipendente (anche se non è vero nella sostanza) è una pia illusione.
In un mondo dove ancora predomina il "principio nazionale" (per cui quelli che sarebbero i "vitali interessi nazionali" devono avere l'assoluta priorità), per la solidarietà non c'è posto. Semmai c'è posto per una solidarietà pelosa che significa il comperare un'alleanza, il fare dell'aiuto un investimento vantaggioso (almeno in futuro), l'ottenere con il soccorso il condizionamento dello stato aiutato ... e roba del genere.
Perché la solidarietà tra stati abbia un minimo di possibilità d'essere effettiva occorre che sia prevista da istituzioni solide, inesorabili.[...]
[Morias encomion: chissà perché, tanto per fare un esempio, esiste il reato di "mancato soccorso"! Ma consideriamo un momentino il "welfare" sociale nel suo insieme. In esso c'è pure un pizzico di solidarietà. Di nuovo: chissà perché c'è bisogno di un sacco di legislazione e di "solide istituzioni" per avere un valido "welfare" sociale!

]
Promessa: in questa nostra... "polemica" non replicherò più.
Ciao ciao.
Ciao a tutti