Spazioforum: I partiti non fanno più politica - Spazioforum

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I partiti non fanno più politica
Parole di Enrico Berlinguer, 1981
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#1 L   e.a. 

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Postato 08 febbraio 2012 - 17:11

Intervista a Enrico Berlinguer

La questione morale

«I partiti sono diventati macchine di potere»
«I partiti non fanno più politica», dice Enrico Berlinguer.
«I partiti hanno degenerato e questa è l'origine dei malanni d'Italia».


Intervista di Eugenio Scalfari.


La passione è finita?

Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora...



Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana.

È quello che io penso.



Per quale motivo?

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.



Lei fa un quadro della realtà italiana da far accapponare la pelle.

E secondo lei non corrisponde alla situazione?



Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.

La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel '74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell'81 per l'aborto, gli italiani hanno fornito l'immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.



Veniamo all'altra mia domanda, se permette, signor Segretario: dovreste aver vinto da un pezzo, se le cose stanno come lei descrive.

In un certo senso, al contrario, può apparire persino straordinario che un partito come il nostro, che va così decisamente contro l'andazzo corrente, conservi tanti consensi e persino li accresca. Ma io credo di sapere a che cosa lei pensa: poiché noi dichiariamo di essere un partito "diverso" dagli altri, lei pensa che gli italiani abbiano timore di questa diversità.



Sì, è così, penso proprio a questa vostra conclamata diversità. A volte ne parlate come se foste dei marziani, oppure dei missionari in terra d'infedeli: e la gente diffida. Vuole spiegarmi con chiarezza in che consiste la vostra diversità? C'è da averne paura?


Qualcuno, sì, ha ragione di temerne, e lei capisce subito chi intendo. Per una risposta chiara alla sua domanda, elencherò per punti molto semplici in che consiste il nostro essere diversi, così spero non ci sarà più margine all'equivoco. Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?



Veniamo alla seconda diversità.

Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.



Onorevole Berlinguer, queste cose le dicono tutti.

Già, ma nessuno dei partiti governativi le fa. Noi comunisti abbiamo sessant'anni di storia alle spalle e abbiamo dimostrato di perseguirle e di farle sul serio. In galera con gli operai ci siamo stati noi; sui monti con i partigiani ci siamo stati noi; nelle borgate con i disoccupati ci siamo stati noi; con le donne, con il proletariato emarginato, con i giovani ci siamo stati noi; alla direzione di certi comuni, di certe regioni, amministrate con onestà, ci siamo stati noi.



Non voi soltanto.

È vero, ma noi soprattutto. E passiamo al terzo punto di diversità. Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell'economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l'iniziativa individuale sia insostituibile, che l'impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche -e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC- non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell'attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee?



Non trovo grandi differenze rispetto a quanto può pensare un convinto socialdemocratico europeo. Però a lei sembra un'offesa essere paragonato ad un socialdemocratico.

Bè, una differenza sostanziale esiste. La socialdemocrazia (parlo di quella seria, s'intende) si è sempre molto preoccupata degli operai, dei lavoratori sindacalmente organizzati e poco o nulla degli emarginati, dei sottoproletari, delle donne. Infatti, ora che si sono esauriti gli antichi margini di uno sviluppo capitalistico che consentivano una politica socialdemocratica, ora che i problemi che io prima ricordavo sono scoppiati in tutto l'occidente capitalistico, vi sono segni di crisi anche nella socialdemocrazia tedesca e nel laburismo inglese, proprio perché i partiti socialdemocratici si trovano di fronte a realtà per essi finora ignote o da essi ignorate.



Dunque, siete un partito socialista serio...

...nel senso che vogliamo costruire sul serio il socialismo...



Le dispiace, la preoccupa che il PSI lanci segnali verso strati borghesi della società?

No, non mi preoccupa. Ceti medi, borghesia produttiva sono strati importanti del paese e i loro interessi politici ed economici, quando sono legittimi, devono essere adeguatamente difesi e rappresentati. Anche noi lo facciamo. Se questi gruppi sociali trasferiscono una parte dei loro voti verso i partiti laici e verso il PSI, abbandonando la tradizionale tutela democristiana, non c'è che da esserne soddisfatti: ma a una condizione. La condizione è che, con questi nuovi voti, il PSI e i partiti laici dimostrino di saper fare una politica e di attuare un programma che davvero siano di effettivo e profondo mutamento rispetto al passato e rispetto al presente. Se invece si trattasse di un semplice trasferimento di clientele per consolidare, sotto nuove etichette, i vecchi e attuali rapporti tra partiti e Stato, partiti e governo, partiti e società, con i deleteri modi di governare e di amministrare che ne conseguono, allora non vedo di che cosa dovremmo dirci soddisfatti noi e il paese.



Secondo lei, quel mutamento di metodi e di politica c'è o no?

Francamente, no. Lei forse lo vede? La gente se ne accorge? Vada in giro per la Sicilia, ad esempio: vedrà che in gran parte c'è stato un trasferimento di clientele. Non voglio affermare che sempre e dovunque sia così. Ma affermo che socialisti e socialdemocratici non hanno finora dato alcun segno di voler iniziare quella riforma del rapporto tra partiti e istituzioni -che poi non è altro che un corretto ripristino del dettato costituzionale- senza la quale non può cominciare alcun rinnovamento e sanza la quale la questione morale resterà del tutto insoluta.



Lei ha detto varie volte che la questione morale oggi è al centro della questione italiana. Perché?

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.



Signor Segretario, in tutto il mondo occidentale si è d'accordo sul fatto che il nemico principale da battere in questo momento sia l'inflazione, e difatti le politiche economiche di tutti i paesi industrializzati puntano a realizzare quell'obiettivo. È anche lei del medesimo parere?

Risponderò nello stesso modo di Mitterand: il principale malanno delle società occidentali è la disoccupazione. I due mali non vanno visti separatamente. L'inflazione è -se vogliamo- l'altro rovescio della medaglia. Bisogna impegnarsi a fondo contro l'una e contro l'altra. Guai a dissociare questa battaglia, guai a pensare, per esempio, che pur di domare l'inflazione si debba pagare il prezzo d'una recessione massiccia e d'una disoccupazione, come già in larga misura sta avvenendo. Ci ritroveremmo tutti in mezzo ad una catastrofe sociale di proporzioni impensabili.



Il PCI, agli inizi del 1977, lanciò la linea dell' "austerità". Non mi pare che il suo appello sia stato accolto con favore dalla classe operaia, dai lavoratori, dagli stessi militanti del partito...

Noi sostenemmo che il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità e che, comunque, la situazione economica dei paesi industializzati -di fronte all'aggravamento del divario, al loro interno, tra zone sviluppate e zone arretrate, e di fronte al risveglio e all'avanzata dei popoli dei paesi ex-coloniali e della loro indipendenza- non consentiva più di assicurare uno sviluppo economico e sociale conservando la "civiltà dei consumi", con tutti i guasti, anche morali, che sono intrinseci ad essa. La diffusione della droga, per esempio, tra i giovani è uno dei segni più gravi di tutto ciò e nessuno se ne dà realmente carico. Ma dicevamo dell'austerità. Fummo i soli a sottolineare la necessità di combattere gli sprechi, accrescere il risparmio, contenere i consumi privati superflui, rallentare la dinamica perversa della spesa pubblica, formare nuove risorse e nuove fonti di lavoro. Dicemmo che anche i lavoratori avrebbero dovuto contribuire per la loro parte a questo sforzo di raddrizzamento dell'economia, ma che l'insieme dei sacrifici doveva essere fatto applicando un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l'avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani). Questo fu il nostro modo di porre il problema dell'austerità e della contemporanea lotta all'inflazione e alla recessione, cioè alla disoccupazione. Precisammo e sviluppammo queste posizioni al nostro XV Congresso del marzo 1979: non fummo ascoltati.



E il costo del lavoro? Le sembra un tema da dimenticare?


Il costo del lavoro va anch'esso affrontato e, nel complesso, contenuto, operando soprattutto sul fronte dell'aumento della produttività. Voglio dirle però con tutta franchezza che quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli -come al solito- ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire.


«La Repubblica», 28 luglio 1981
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#2 L   e.a. 

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Postato 08 febbraio 2012 - 17:52

La riflessione espressa da Berlinguer in questa intervista é un monumento del pensiero politico contemporaneo. L'attualità di ogni singola parola é talmente imponente, rispetto alla storia del nostro paese, che spaventa: dalla questione morale al costo del lavoro. Fa pensare che l'Italia sia ferma da oltre 30 anni, e anzi abbia piuttosto cominciato a retrocedere, ad un certo punto, cancellando decenni di progressi e conquiste.

L'Italia sta culturalmente, socialmente e politicamente persino peggio di allora, soprattutto per il fatto che non abbiamo nessuno con il peso politico di un Berlinguer che dica cose anche solo lontanamente simili, difendendo in maniera chiara e netta gli interessi di una precisa parte della popolazione, ovviamente la più grande: chi vive del proprio lavoro.

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#3 L   adam 

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Postato 08 febbraio 2012 - 18:18

Hai fatto bene a ripubblicare questa vecchia - per data - ma attualissima intervista di Scalfari a Berlinguer. La verità è che a dire le cose come stanno e come dovrebbero stare non è necessario datarle, basta avere l'onestà di affermarle e Berlinguer era un onest'uomo che molto aveva fatto per migliorare le cose ( pur con umani errori inevitabili ) e più avrebbe potuto fare se la morte non lo avesse rapito prematuramente.

I partiti, oggi, sono centri di potere che per esercitarlo occupano lo Stato in tutte le sue articolazioni istituzionali e se non si elimina questo cancro, il nostro paese rimarrà nel pantano nel quale si trova per sempre.

Eppure i partiti sono l'essenza della democrazia, in quanto laboratorio permanente di idee, permeati dalla cittadinanza, ricchi di tutti gli elementi necessari per trovare soluzioni per ogni problema. Naturalmente secondo principi diversi a seconda dalla ideologia che li contraddistingue.

Il rapporto corretto tra partito e popolo e, quindi nell'essenza della democrazia, sta nella facoltà di rappresentanza, attraverso la quale gli eletti esprimono in Parlamento la volontà popolare nell'emanare le leggi. E si devono fermare lì. Non devono mettere mano in nessun organo esecutivo di ogni ordine e grado, i quali devono essere affidati a professionisti appartenenti all'area della maggioranza, ma assolutamente disgiunti da essa.

L'attuale situazione rispecchia fedelmente ciò che sostengo. Monti, che potrà piacere più o meno, gestisce la cosa pubblica secondo le linee che la maggioranza - e le circostanze eccezionali - gli hanno indicato. Ai partiti l'incombenza del controllo, dell'esame,e dell'approvazione di ciò che intende fare e che ha fatto.

Se si riuscisse a replicare usualmente questo schema, con una robusta azione di disintossicazione degli ambienti governativi, che richiederà comunque tempo, con i partiti lontani dai soldi dello Stato e dai centri discrezionali elargitori delle decisioni operative, la questione morale sarebbe automaticamente risolta e garantita da provvedimenti disciplinari ex novo a carico degli eventuali corrotti che non siano semplici provvedimenti, ma pene da paura.




"Mi contraddico?
Ebbene si, mi contraddico perché ho dentro moltitudini..."


Walt Whitman
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#4 L   cciappas 

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Postato 08 febbraio 2012 - 20:38

considerando che per trovare un posto o fare carriera, e anche per fare affari sostanziosi, oggi bisogna avere un padrino politico credo che i partiti non si lasceranno ridimensionare da monti,,, che a sua volta non può non avere un padrino nelle caste che contano.
Rispetta i lavorstori,,, non comprare nel supermecati il di di festa!

Se capitale e lavoro non saranno soggetti alle stesse aliquote fiscali le classi lavoratrici saranno sempre succube del padronato
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#5 L   e.a. 

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Postato 08 febbraio 2012 - 23:29

Caro Adam, sei estremamente, a dir poco, ottimista. E l'ottimismo é una cosa bella. Ma temo purtroppo che la situazione sia decisamente più grave e il problema morale ben più profondo e radicato di come lo descrivi e lo immagini. Cosa che Berlinguer avrebbe, questo é fuori da ogni ragionevole dubbio, intercettato e denunciato con ogni mezzo.

I cancri in metastasi possono curarsi in alcuni rari casi, al costi di amputazioni e cure durissime, ma possono anche essere mortali. E i partiti italiani, quelli che non sono veri e propri cancri cresciuti nell'illegalità, nell'ambito cioé dell'anomalia istituzionale che conosciamo, hanno metastasi ormai ovunque, al punto che é difficile distinguere le parti sane da quelle malate.

Cambiare serve, ma non é solo una parola: cambiare vuol dire cambiare. Serve un'epifania forse per cogliere il senso della parola "cambio". Significa superare le cose, la retorica, le strutture logiche a cui ci hanno abituati per anni. Oggi, con questo pseudo-governo tecnico (che di tecnico non ha nulla) siamo di fronte ad un'operazione che indebolisce ulteriormente le parti sane e rinforza quelle malate della società italiana. La politica dei partiti ne uscirà ristrutturata e rinforzata, ancora più arroccata dietro il suo muro invalicabile di potere e privilegio.

Una cosa, forse un fraintendimento: i politici che votano Monti, controllano Monti. Non il contrario.
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#6 L   adam 

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Postato 09 febbraio 2012 - 16:14

Visualizza poste.a., su 08 febbraio 2012 - 23:29, detto:

Caro Adam, sei estremamente, a dir poco, ottimista. E l'ottimismo é una cosa bella. Ma temo purtroppo che la situazione sia decisamente più grave e il problema morale ben più profondo e radicato di come lo descrivi e lo immagini. Cosa che Berlinguer avrebbe, questo é fuori da ogni ragionevole dubbio, intercettato e denunciato con ogni mezzo.

I cancri in metastasi possono curarsi in alcuni rari casi, al costi di amputazioni e cure durissime, ma possono anche essere mortali. E i partiti italiani, quelli che non sono veri e propri cancri cresciuti nell'illegalità, nell'ambito cioé dell'anomalia istituzionale che conosciamo, hanno metastasi ormai ovunque, al punto che é difficile distinguere le parti sane da quelle malate.

Cambiare serve, ma non é solo una parola: cambiare vuol dire cambiare. Serve un'epifania forse per cogliere il senso della parola "cambio". Significa superare le cose, la retorica, le strutture logiche a cui ci hanno abituati per anni. Oggi, con questo pseudo-governo tecnico (che di tecnico non ha nulla) siamo di fronte ad un'operazione che indebolisce ulteriormente le parti sane e rinforza quelle malate della società italiana. La politica dei partiti ne uscirà ristrutturata e rinforzata, ancora più arroccata dietro il suo muro invalicabile di potere e privilegio.

Una cosa, forse un fraintendimento: i politici che votano Monti, controllano Monti. Non il contrario.



Questo è un dato di fatto, viste le forze parlamentari in campo. Ma a Monti è riservata l'arma del ricatto "fiducia" e, con i sondaggi che corrono, nessun partito ha il coraggio di prendersi la responsabilità di mandarlo a casa.

Quanto al mio "estremo ottimismo", se è da un lato è vero per il carattere che mi ritrovo, dall'altro mi pare un "ottimismo" questa volta ben supportato dal dettato costituzionale, che vuole poteri divisi tra l'esecutivo e il legislativo e l'indicazione al Presidente della Repubblica da partre della maggioranza uscita dalle urne, di un candidato alla PDC al quale è esclusivamente riservata la individuazione dei ministri da sottoporre alla nomina del PDR.

Ovviamente tu dirai che queste cose le sai benissimo e sono io a far finta di non sapere che è proprio su questo punto che i Partiti, per il loro esclusivo e sporco interesse di bottega, ignorano la Costituzione e addirittura premono, alcuni di loro, per addivenire al Premierato, ossia ad un rafforzamento dei poteri dell'uomo di partito che governerà il Paese, annullando quei pochi contrappesi che tre mesi fa hanno salvato, tanto per fare un esempio concreto, l'Italia dal baratro.

Allora diciamo che l'occasione per giudicare le intenzioni dei partiti che stanno operando per modificare la istituzioni, compresa la legge elettorale, è proprio questa. Se ci sarà un partito che si impegnerà esplicitamente a disimpegnarsi totalmente da ogni organo esecutivo, centrale o locale e a nominare professionisti esperti per ogni incarico operativo, con procedure trasparenti facili da controllare; che si impegnerà ad aumentare esageratamente le pene per la corruzione, la concussione e tutti i reati contro il bene comune, io quel partito voterò, a prescindere dal colore politico che si porta appresso. Perché come ebbe a dire Berlinguer, la questione centrale, oggi più di allora, è la moralità della vita politica, senza la quale gli orientamenti ideologici, buoni o cattivi, passano in secondo piano.


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#7 L   e.a. 

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Postato 09 febbraio 2012 - 16:36

Visualizza postadam, su 09 febbraio 2012 - 16:14, detto:

Allora diciamo che l'occasione per giudicare le intenzioni dei partiti che stanno operando per modificare la istituzioni, compresa la legge elettorale, è proprio questa. Se ci sarà un partito che si impegnerà esplicitamente a disimpegnarsi totalmente da ogni organo esecutivo, centrale o locale e a nominare professionisti esperti per ogni incarico operativo, con procedure trasparenti facili da controllare; che si impegnerà ad aumentare esageratamente le pene per la corruzione, la concussione e tutti i reati contro il bene comune, io quel partito voterò, a prescindere dal colore politico che si porta appresso. Perché come ebbe a dire Berlinguer, la questione centrale, oggi più di allora, è la moralità della vita politica, senza la quale gli orientamenti ideologici, buoni o cattivi, passano in secondo piano.


Allora ci sono buone probabilità che voteremo lo stesso partito o almeno la stessa alleanza. Bisogna vedere se avremo la stessa percezione dell'affidabilità e autorevolezza di certe promesse: il modo migliore per conoscere la serietà di qualcuno credo sia guardare la sua storia. Se é onesto e coraggioso, lo si vede nella sua storia. Se é impigliato in porcherie o stranezze torbide, voltafaccia e adeguamenti all'aria che tira, forse é meglio lasciarlo dove é. Almeno secondo il mio modo di vedere la storia dell'Italia contemporanea.

Di fronte a queste cose non si può voltare la testa facendo finta che siano "normali": http://www.repubblic...chiesa-1822003/

Sono fatti che bisogna ricordare, perché danno chiavi di lettura importanti della politica sostanziale, ben diversa dalla teoria del diritto pubblico e costituzionale.

Quella é la politica di chi si riempie la bocca della parola "Paese" proprio perché del Paese non gliene importa nulla: quella é gente che non ha un progetto politico, bensì affari privati da sbrigare per restare sempre a rimestare nelle stanze dei poteri più torbidi.
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#8 L   Leozaquini 

  • Occorre FARE, discutere non basta piu'.
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Postato 09 febbraio 2012 - 18:24

Visualizza postadam, su 08 febbraio 2012 - 18:18, detto:


...

Se si riuscisse a replicare usualmente questo schema, con una robusta azione di disintossicazione degli ambienti governativi, che richiederà comunque tempo, con i partiti lontani dai soldi dello Stato e dai centri discrezionali elargitori delle decisioni operative, la questione morale sarebbe automaticamente risolta e garantita da provvedimenti disciplinari ex novo a carico degli eventuali corrotti che non siano semplici provvedimenti, ma pene da paura.


Dici bene tu, e benissimo ha fatto e.a. a rimettere in linea l'intervista di Berlinguer.


Un paio di anni fa. Al congresso della Federazione delle Colonie Libere Italiane a Basilea (80 associazioni, alcune migliaia di iscritti ... un centinaio di delegati al congresso, presenti tre parlamentari Italiani ed alcuni svizzeri), nel mio intervento ho fatto questo esperimento:

Ho messo nella mia presentazione Power Point la frase:

"I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. ... ecc ecc "


E l'ho letta lentamente, scandendo bene le parole.

Poi ho chiesto ai presenti:

"Chi e' quel mostro di antipolitica e di qualunquismo ... che ha osato dire cose del genere? " ...

Si sentiva mormorare: "Beppe grillo ... " ... qualcuno ricordava "Nanno Moretti ...".

CLICK sulla diapo successiva:

Foto di Berlinguer ...

E' venuto giu' il soffitto dagli applausi!

Mi sono divertito molto, ed e' stato estremamente utile.

= = =
ma veniamo a noi.
Berlinguer, nonostante abbia anticipato, alla grande, i "movimenti" dei "qualunquisti" e dell' "antipolitica" ... arrivava semplicemente DOPO che l' analisi di quel fenomeno era stata descritta con un termine esplicito: la "degenerazione oligarchica dei partiti" dai fondatori della sociologia politica.

Prima di Berlinguer (senza nulla a lui togliere), il fenomeno era stato descritto e spiegato (E' cosi' per che DEVE essere cosi'), soprattutto da:

Ostrogorsky, (leggere qui: http://it.wikipedia....sei_Ostrogorski)

ma anche da:
Max Weber
Michels

ma quello che tu dici, adam, e cioe' che il governo dovrebbe essere SEMPRE tecnico (come del resto indicato dalla costituzione), era la prassi gia' da prima non solo di Berlinguer ma prima della sociologia politica.
Era prassi corrente durante la Repubblica Veneta.

Dopo avere constatato che le risse tra Guelfi e Ghibellini avevano distrutto rebuppliche medioevali italiane (Firenze ... Milano ... ecc ecc) ed introdotto le oligarchie delle "Signorie" che a vevano cancellato aongi parvenza democratica, i Veneti avevano introdotto delle regole veramente radicali e PRIMA delle analisi di Ostrogorsky ne avevano messo in pratica alcuni dei suggerimenti.

Per esempio la repubblica Veneta decretava come INELEGGIBILE a tutte la cariche pubbliche chiunque fosse membro di un partito.

= = =
Le forme democratiche repubblicane, non sopravvivono alla presenza dei partiti. Perche' questi sono indotti dal meccanismo della stessa "concorrenza tra di loro" a: LOTTIZARE TUTTO, come lucidamente descritto da Berlinguer (ma Ostrogorsky, ottanta anni prima aveva gia' spiegato il come ed il perche'. Studiando la cosa durante la seconda meta' dell' 800).

= = =
La storia dell' Italia medioevale ne e' un chiaro esempio. E si corre il rischio di replicarlo ogg.

= = =
Pur senza ricorrere alla soluzione draconiana dei saggi della Serenissima:

- i partiti, tenuti lontani dal potere, fungono SOLO da "centri di creazione ed organizzazione delle idee politiche".
"Chi xe membro de un partito no e' elegibile a cadreghe pubpliche. No se sa s' el faga el interese del partito o quelo de la republica ... cio'"

Oppure anche senza ricorrere alla soluzione proposta da Ostrogorsky: IMPORRE ai pariti politici una severa regolamentazione all' interno della quale ci sia la seguente regola fondamentale:
a) dichiarare gli scopi (come fosse la "ragione sociale").
b) una volta raggiunto lo scopo dichiarato, o se questo perde di significato o contesto IL PARTITO VA SCIOLTO.


Ci sono anche altri metodi, piu' "SOFT" ma non per questo meno incisivi.

Fondamentale il seguente:

- eliminare il monopolio del potere legislativo.

Lo hanno adottato gli svizzeri.
Ed in virtu' di questo la loro Repubblica (1291) le cui basi sono copiate dalle forme repubblicane medioevali italiane, invece di ESTINGUERSI (per colpa della "degenerazione oligarchica dei partiti") come le nostre avanzatissime forme di democrazia municipale, e' arrivata fino a noi. ... e si rafforza!

E la democrazia semi-diretta in questo paese, funziona e SI RAFFORZA !!!

... ieri sera il consiglio comunale della cittadina dove vivo ha approvato una mia mozione in proposito.
Un onore per me ... !!!
(Se interessa ve ne parlo, ma qui sarebbe OT).

Modificato da Leozaquini - 09 febbraio 2012 - 18:34

6- Fare unisce, parlare divide; ricordalo.
...

8- Non aspettare che gli altri facciano, per seguirli; comincia tu; fai quello che è giusto, gli altri seguiranno.
...

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#9 L   vanni sandro 

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Postato 09 febbraio 2012 - 21:51

Condivido pienamente l'analisi politica di Berlinguer sintetizzata in quella storica intervista, così come la condivisi allora.
Purtroppo è più attuale oggi che all'epoca in cui fu rilasciata.

Ma in tutti questi anni c'è anche chi ha fatto qualche passo avanti cercando di rinnovarsi e riformarsi proprio in quell'ottica.
Puoi dire chè è stato un percorso fallimentare, ma non puoi negare che lo spirito costituente del PD fosse quello.

Basta leggere con onestà intellettuale i documenti costitutivi del PD (Statuto, Codice Etico, Manifesto dei Valori) per rendersene conto.
Il PD, nel panorama politico italiano, è oggettivamente un soggetto politico diverso da tutti gli altri.
Il PD è un partito di massa che coinvolge nelle sue scelte più importanti i suoi iscritti e i suoi elettori, con voto segreto. Gli altri sono degenerati fino a trasformarsi in partiti padronali.
Nel PD c'è un codice etico che impone il ricambio generazionale e il rapporto di genere di tutti i dirigenti a tutti i livelli. Negli altri comandano solo ristrette oligarchie.
Nel PD i bilanci sono certificati da un'agenzia esterna indipendente, la stessa che certifica i bilanci dell Banca d'Italia. Negli altri i padri padroni detengono anche la cassa. Quello che èaccaduto nella Margherita e in AN, nel PD non potrebbe mai accadere.

Se c'è un partito nuovo, nato nel rispetto di quelle parole di Enrico Berlinguer, questo è proprio il PD.

Premesso questo si può anche discutere sulla sua linea politica, sostenerla o avversarla. Ma quelle parole di Berlinguer non sono rimaste parole al vento. Non per tutti.
__________________________________________________________________
L'estremismo, malattia infantile del comunismo - Владимир Ильич Ленин (Lenin)
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#10 L   adam 

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Postato 10 febbraio 2012 - 00:04

Conosco lo Statuto, il Programma, che ho qui sotto gli occhi, ma non vedo impegni a non occupare lo Stato come lamentava Enrico Berlinguer. Non ho letto nulla dal partito, a commento di un fondo di Scalfari che sosteneva la mia tesi alcune settimane fa.

E non leggo nulla sulle intenzioni, non programmatiche che quelle ovviamente mi tranquillizzano, ma sul come sarà gestito il potere dopo le elezioni e, sopratutto non credo che il PD, come del resto tutti gli altri partiti, rinunci a formare la solita squadra ministeriale composta per accontentare correnti e partiti alleati, tutti tesi a pretendere un certo numero di "bottoni" quando la vittoria alle elezioni dovesse spalancarne la "stanza".

Già alle prossime amministrative si dia una precisa indicazione di come si comporteranno i Presidenti o Sindaci eletti, riguardo alle nomine alle USL, alle direzioni sanitarie degli ospedali e via dicendo e come saranno scelti gli assessori in piena libertà da parte degli eletti.
"Mi contraddico?
Ebbene si, mi contraddico perché ho dentro moltitudini..."


Walt Whitman
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#11 L   Romano 

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Postato 10 febbraio 2012 - 00:46

Visualizza poste.a., su 08 febbraio 2012 - 17:11, detto:

...Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche -e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC- non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell'attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee?
...Ceti medi, borghesia produttiva sono strati importanti del paese e i loro interessi politici ed economici, quando sono legittimi, devono essere adeguatamente difesi e rappresentati. Anche noi lo facciamo. Se questi gruppi sociali trasferiscono una parte dei loro voti verso i partiti laici e verso il PSI, abbandonando la tradizionale tutela democristiana, non c'è che da esserne soddisfatti: ma a una condizione. La condizione è che, con questi nuovi voti, il PSI e i partiti laici dimostrino di saper fare una politica e di attuare un programma che davvero siano di effettivo e profondo mutamento rispetto al passato e rispetto al presente. Se invece si trattasse di un semplice trasferimento di clientele per consolidare, sotto nuove etichette, i vecchi e attuali rapporti tra partiti e Stato, partiti e governo, partiti e società, con i deleteri modi di governare e di amministrare che ne conseguono, allora non vedo di che cosa dovremmo dirci soddisfatti noi e il paese.


Di Berlinguer viene - giustamente - ricordato il suo appello alla moralità del sistema politico.
Ho, però, messo in evidenza i due passi dell'intervista, perché hanno una speciale attualità, e costituiscono un'ottima premessa per discutere sulla collocazione del PD e più in generale su questo preciso momento, caratterizzato dall'appoggio del centro-sinistra alla politica liberal-democratica, di destra moderata, del governo Monti.
0

#12 L   Leozaquini 

  • Occorre FARE, discutere non basta piu'.
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Postato 10 febbraio 2012 - 15:03

Visualizza postadam, su 10 febbraio 2012 - 00:04, detto:

...
non vedo impegni a non occupare lo Stato come lamentava Enrico Berlinguer.
...


E', purtroppo, del tutto naturale. ... quel partito che decidesse di "NON occupare lo stato", perderebbe nella competizione elettorale nei confronti del partito che "occupasse lo stato" ... .
La OCCUPAZIONE PARTITICA di TUTTO e' frutto della democratica competizione tra i partiti, competizione di per se' benefica.
I partiti "Lottizzano tutto" non per "cattiveria" (o non solo), ma "a fin di bene": per "fare trionfare la giusta causa".

Non sono stati i "Re repubblicani" a farci passare dalla monarchia alle repubbliche rappresentantive.

Non saranno i partiti a rivendicare una regolamentazione dei partiti.


Ii fenomeno denunciato da Berlinguer in modo CHIARISSIMO, ha una storia gia' remota nel tempo.
La socialogia politica ha dato un NOME al fenomeno che si chiama "Degenerazione oligarchica dei partiti".

La lettura dei casi storici precedenti al nostro (vedi i link), che sono NUMEROSISSIMI, e presenti in tutto il mondo (Ostrogorsky lo aveva studiato nell'ottocento in UK ed USA), mette in evidenza per per uscirne occorre che i cittadini si organizzino ANCHE al di fuori dei partiti e che siano disposti a combattere CONTRO il "loro partito".

Solo cosi' se ne esce.

la soluzione poi non e' (solo) "morale", ma e' SOPRATTUTTO:

- nelle strutture della democrazia:

A) eliminazione del monopolio del potere legislativo.
B) regolamentazione dei partiti politici.
C) divieto della attribuzione di cariche pubbliche (per esempio la nomina a ministro) ai membri di partiti.


Persino in Svizzera dove la democrazia-semi diretta esiste da 150 anni (non esiste un monopolio del potere legislativo) i partiti OGGI sono contrari ...!!! (Potrei raccontarvi degli aneddoti interessanti in proposito, da me vissuti persino mercoledi' sera scorso ... ).

Di certo e' cosi' anche in California ed ovunque esiste questo divieto del monopolio del potere legislativo.

Modificato da Leozaquini - 10 febbraio 2012 - 15:11

6- Fare unisce, parlare divide; ricordalo.
...

8- Non aspettare che gli altri facciano, per seguirli; comincia tu; fai quello che è giusto, gli altri seguiranno.
...

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