vanni sandro, su 13 febbraio 2012 - 08:44, detto:
Il problema dei giovani non è solo la mancanza di lavoro, ma è l'apatia, ovvero l'assenza di stimoli culturali e motivazionali.
Le generazioni passate, nelle loro condizioni, avrebbero reagito diversaente, sia sul piano politico che sociale.
Frequento i giovani nei circoli e nel volontariato e mi sconvolge la loro ignoranza e il vuoto valoriale che esprimono. Confrontarsi con un ragazzino delle medie è più interessante che farlo con un ventenne.
Qualche birra, una canna e tutto si esaurisce lì.
L'abolizione del servizio di leva è stato giusto ma, forse, un anno di impegno obbligatorio nella protezione civile, lontano da casa, sarebbe più formativo che stare tutto il giorno a bighelloni come zombi.
Quindi una mia proposta è questa: un anno di servizio civile obbligatorio per tutti, uomini e donne, abili e meno abili. C'è da fare per tutti: da chi sta al telefono a chi soccorre gli anziani, da chi interviene nelle emergenze (alluvioni, neve, terremoti) a chi accompagna i disabili a scuola, da chi assiste i senzatetto a chi insegna l'italiano ai migranti, chi tiene efficenti i mezzi meccanici, chi tiene decoroso l'arredeo urbano.
Un anno non retribuito (tranne vitto e alloggio), ma con contributi pensionistici versati.
Un anno diu impegno civile, consente rapporti umani e relazioni sociali che possono favorire l'inserimento nel mondo del lavoro.
Dopo questa esperienza, bisognerebbe offrire a tutti una serie di opportunità. La legge regionale toscana per i giovani, che non stò a descrivere perchè molto articolata (prevede tirocini retribuiti, buoni-casa, aviamento al lavporo, imprtenditoria giovanile, studio e formazione - anche all'estero, servizio civile, ecc..) potrebbe rappresentare una valida linea-guida.
http://www.giovanisi.it/
Vedi, la tua proposta non è molto diversa dalla mia: i ragazzi, per quella piccola esperienza che ho riguardo a loro, accettano volentieri un impegno tipo il servizio civile. Il problema è che anche questo, oggi, è quasi inaccessibile ai più. Quei pochi posti che periodicamente vengono messi a disposizione, sono assaltati da un numero quadruplo o quintulo di candidati. Ricordo che attualmente il servizio civile è pagato con 400 euro mensili (e senza contributi, se non sbaglio...). Se fosse possibile allargare questo impegno non solo al servizio civile, ma anche a lavori privati, anche il solo versamento dei contributi previdenziali sarebbe una buona soluzione, a patto però che l'impegno di lavoro non sia tanto coinvolgente da impedirgli di continuare gli studi. Come dicevo, un part-time sarebbe l'ideale: inizierebbero a conoscere il lavoro, a capire le sue problematiche, a chiarirsi maggiormente le idee sul percorso formativo da intraprendere e inizierebbero ad avere i privi versamenti contributivi.
Occorrerebbe conteggiare la spesa, e valutare se debba essere un onere esclusivamente pubblico, oppure coinvolgere le aziende private, ma soprattutto non bisogna perdere di vista lo scopo di tutto questo: evitare di bruciare una intera generazione di giovani.
Modificato da Roberto il Guiscardo - 13 febbraio 2012 - 13:12

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