Romano, su 23 febbraio 2012 - 18:12, detto:
NOTA TECNICA
Sarebbe bene evitare di rispondere mettendo insieme nello stesso box citazione e risposta, perché una successiva risposta con citazione diventa un impiccio.
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"Questa è una provocazione gratuita che potevi risparmiarti. Neofacismo, aziendalismo, xenofobia, sostegno agli evasori non sono tra le "vocazioni" del PD."
Provocazione sì. Gratuita no.
Qualche anno fa l'avrei definita un paradosso. Ora la definisco un'esagerazione, che serve ad amplificare e mettere in luce la tendenza a voler rappresentare tutto e il contrario di tutto: o meglio, a voler affermare un'idea di "modernità" nella quale non si è più contrari a niente., e un'idea di società in cui non solo è stata soppressa la "lotta di classe", ma anche il concetto stesso di "classe", al quale si è sostituito quello di "categoria", pur non arrivando ancora a quello pienamente berlusconiano di "target".
Per esempio, qualche anno prima della propria elezione al soglio quirinalizio, Giorgio Napolitano fece eco alla "teoria delle maree" proposta da Prodi, sostenendo in sostanza che le vicende politiche e sociali sono da considerare come gli elementi naturali, le alluvioni, i terremoti, e che di conseguenza il compito della politica è quello di fare fronte a queste evenienze, non avendo la possibilità d'influire sulle loro cause. Una tesi stravagante anche solo da un punto di vista ecologico, ma che da quello politico sarebbe considerato un po' troppo a destra anche dai liberal americani.
Potremmo continuare, ma citare e approfondire, anche solo di poco, sarebbe troppo lungo.
"Io sono spesso critico con la linea del partito. per me la linea politica uscita dall'ultimo congresso è politicamente suicida. L'ho detto e scritto migliaia di volte."
Anche io ho detto e scritto molte volte cose simili. Quindi, qual è il problema?
La differenza sta forse nel fatto che tu parli da militante del PD, io no: io lo voto (ancora...) per mancanza di alternative, ma non ne faccio parte, non sono iscritto, non ho voluto iscrivermi, perché ho giudicato sbagliata la sua stessa genesi. Quindi non sento la necessità di adeguarmi ad una linea, o ad una decisione della maggioranza.
Vedi, io ho l'idea che - in politica, così come nel resto della vita - quello che conta è ciò che si è, molto più di ciò che si fa - nel senso che le azioni, in politica le diverse posizioni e i programmi, possono dipendere dalle circostanze, ma la natura e l'identità di cose e persone è sostanza. Mi posso fidare di una persona buona, anche se commette errori e sta facendo cose cattive. Non mi fido di una persona ipocrita, opportunista o stupida, anche se fa cose utili e gradevoli. Sono insomma - anche in questo - in sintonia con Pasolini che ammonisce a non "considerare la bontà come puro comportamento".
Io di questo PD non dico che sia "cattivo". Dico che non riesco a capire cosa sia. Peggio ancora, sento e leggo molte spiegazioni su questo, che s'ingegnano - quasi sempre in perfetta buona fede e anche con passione - di spiegarlo, ma queste sono cose che devo capire da solo. E io, fin dai tempi dell'Ulivo, non ci riesco.
"Ogni anno milioni di italiani, nel PD, possono dire la loro, con voto segreto. Quindi ogni riferimento con le logiche del passato è fuori luogo. Comunque a me è capitato più volte di cambiare opinione su determinati argomenti, ascoltando le ragioni degli altri. Anche questo è il sale della democrazia, altrimenti che senso hanno il confronto e la partecipoazione?<b style="">"
Se facessi il nome di Calearo sarei dispettoso?
Il mio accenno ai congressi non risale ai "vecchi tempi", ma al PDS: trenta persone che "cambiano opinione" in meno di mezz'ora? Va be', ma questo non è grave, riguarda meccanismi di partito che non hanno grande importanza. O meglio, non ce l'hanno se le scelte avvengono nell'ambito di alternative accettabili, omogenee ad un'idea di fondo - proprio quella che non vedo nel PD, dove non vedo l'idea di fondo, ma vedo solo le alternative.
"La vocazione maggioritaria non è una trovata di Veltroni, ma è l'essenza dello spirito con cui è nato il PD. Che senso avrebbe avuto, diversamente, unire i riformismi italiani di stampo marxista e cattolico?"
Infatti per me non ha alcun senso: non ha senso la frase, non ha senso il fatto che la frase rappresenta.
Dovremmo approfondire tre termini di questa frase: "riformismi", "unire" e "cattolico". Ma capisci bene che ne verrebbe fuori un libro.
Due parole, una battuta, solo sul riformismo: le riforme le sta facendo Monti, a quanto pare: si tratta di riformismo marxista o di riformismo cattolico?
"Anche la scelta di appoggiare Monti è inserita in questa logica.
Sappiamo bene che il PD uscirà con le ossa rotte da questa fase politica, ma qualla di anteporre gli interessi del Paese è una scelta lucida e consapevole."
Sulla scia di quanto detto sopra, viene spontanea una domanda: se gli interessi del paese sono tutelati, realizzati dal riformismo montiano, ciò significa che la linea del "PD partito di governo" coincide con quella di Monti? O che una linea diversa, più vicina alla "vocazione" del PD, non tutelerebbe l'interesse del paese? Vale a dire: perché, se tutto è così logico, solare e conseguente, il PD dovrebbe uscire con le ossa rotte? Se è vero che la partecipazione popolare è quella che detremina la politica del partito, per quale ragione dovrebbe essere sconfessata, o "punita", dalla partecipazione popolare stessa, in sede elettorale - se questo significa l'espressione "ossa rotte"?
"Ciò nonostante la logica della "vocazione maggioritaria" portò il PD al suo massimo storico (oltre 1 italiano su tre)."
Il massimo storico della sinistra fu quello del 34,5 del PCI, al quale aggiungere i voti del PSI e di altri partiti minori.
La vocazione maggioritaria è una formula verbale. Chi è andato a votare non sapeva nemmeno esattamente cosa significasse. Veltroni o chi per lui potrebbe sostenere con altrettanto fondamento che quel 30% fu dovuto al colore della sua cravatta, o ai risultati del campionato di calcio.
Semplicemente, gli elettori hanno premiato una speranza, la fondazione di un partito: ognuno ci ha visto quello che preferiva vederci.
"Delegittimare un dirigente o un iscritto è cosa diversa dal criticare le sue posizioni. Significa tentare di tappargli la bocca, e questo è inaccettabile in un partito plralista come il PD. Ogni dirigente del PD (sia esso nazionale o locale) non è lì per grazia ricevita o perchè nominato da qualcuno, ma perchè votato da una parte dell'elettorato che si riconosce in quel partito."
Certo che sì: delegittimare è cosa diversa dal criticare. Devi spiegarlo, però, a chi pensa che ogni critica sia una delegittimazione - e magari ogni critica una calunnia, ogni critica una "spaccatura".
Ci andrei più cauto, invece, sulla faccenda di tappare la bocca: giuste o sbagliate, delegittimanti o no, le cose che si dicono non tappano la bocca a nessuno.
In conclusione, caro Vanni, io non sono un uomo di partito, anche se credo molto nei partiti.
Non ho mai voluto candidarmi a fare nemmeno il segretario di sezione, nel PCI, nonostante mi sia stato proposto molte volte: so di non essere la persona adatta. Non ne ho le qualità, e nemmeno i difetti.
Il mio lavoro politico l'ho fatto in altri modi.
E' evidente che i nostri punti di vista sono determinati dal fatto che io ho aderito con entusiasmo alla nascita del PD e ho lavorato affinchè avvenisse, tu invece non l'hai ancora digerita.
Comunque Il PD è cosa totalmente diversa dal PDS e dal PCI. Se ne dai una chiave di lettura con quegli occhiali, sbagli.
Tutti i candidati del 2008 furono scelti dal gruppo dirigente nazionale perchè non ci furono i tempi necessari a svolgere le primarie a causa della fine anticipata della legislatura. Probabilmente, se si fosserio fatte, persone come Calearo non sarebbero passate.
Per me Veltroni, D'Alema, e Bersani (solo a titolo di esempio), sono tutti dirigenti del PD a
pieno titolo in quanto rappresentano uno spaccato del partito. Quindi hanno tutto il diritto di esternare il proprio pensiero come qualsiasi altro iscritto. Il dibattito interno è una ricchezza. Lo credo veramente, per questo non delegittimo nessuno, anche chi, su alcune questioni, ha posizioni lontane della mie.
Quanto alla vocazione maggioritaria, credo che fosse chiarissima a tutti gli elettori, Sicuramente lo era a tutti gli iscritti e attivisti.
Il PDS si è sciolto 14 anni fa, che , con i tempi della politica di oggi, sono anni luce.
Sono solo alcune puntualizzazioni su punti di vista diversi, dettati, come ho scritto all'inizio del post, da una diversa accettazione del nuovo soggetto politico rappresentato dalPD.