Spazioforum: I guasti del "più mercato meno Stato" - Spazioforum

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I guasti del "più mercato meno Stato"
un testo di Laura Pennacchi
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#61 L   Montalbano 

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  • Iscritto: 27 gennaio 2003

Postato 22 febbraio 2012 - 17:57

Visualizza postviandante, su 22 febbraio 2012 - 15:13, detto:

Quelli che non votano, se lo fanno con spirito critico, sono meglio. Votare oggi significa legittimare una classe di corrotti e collusi o semplici ignoranti. Ci sono persone tra gli astenuti che semplicemente dicono: non a mio nome; e quindi non votano.

Poi, ovviamente, i faziosi come te devono per forza di cose "lottare" contro gli astenuti, ma di faziosita' si tratta, non di razionalita'. Ovviamente, se nel PD si cercasse di capire perche' alcuni scelgono di non votare, invece che di dare a questi non elettori dell'imbecille, sarebbe molto meglio per tutti. Ma l'aria presuntuosa e untuosa del PD tale rimane, anche dopo 2 legislature perse malamente. Vedi tu.

Se non ti preoccupa, stavolta concordo con te. Il problema del PD è che non si decide a scegliere una strada precisa che accontenti me, che non amo il mercatismo, o te, che invece guardi con favore alla economia di mercato e ai suoi appetiti. Loro pensano di accontentare entrambi, e invece scontentano tutti. Pensando, al contempo, che sia io che te siamo degli imbecilli che non capiscono. Cosa poi ci sia da capire nella politica del PD, resta un arcano...
Dove siete, partigia di tutte le valli,
Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?
C'è un certo Tarzan che vi sta sputtanando di brutto...
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#62 L   adam 

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  • Iscritto: 20 giugno 2009

Postato 22 febbraio 2012 - 18:42

Un articolo di Federico Rapini, ieri su Repubblica, dava notizia di una "rivoluzione copernicana" che sta avvenendo negli USA, per opera della "sinistra" accademica delle Università del Missouri, Kansas City, il Bard College di New York e il Roosevelt Institute di Washington che ha trovato in Galbright Jr un autorevole - anche per il nome che porta - portavoce. Tali scuole di pensiero si contrappongono a quella che fu definita la Scuola di Chicago, patria di Milton Friedman ispiratore delle politiche neo-liberiste di Reagan e Bush, padre e figlio.

La rivoluzione che è rappresentata dalla MMT (moderna teoria monetaria) è il frutto di circostanziate ricerche contro ogni teoria economica prociclica, che cioè pratica la compressione recessiva dell'economia, per risolvere i problemi di bilancio statale, invece di politiche finanziarie che rivolgano verso l'espansione economica la soluzione di ogni problema. Deficit combattuti con l'austerity non migliorano, ma approfondiscono le difficoltà; deficit combattuti con il sostegno all'espansione dell'economia, vanno rapidamente verso la migliore delle soluzioni.

Un altro bellissimo articolo dello stesso giornalista, sul "miracolo" coreano apparso oggi sullo stesso quotidiano, testimonierebbe quanto l'espansione, anche a carico del deficit, sia stata produttrice di risorse in un paese che ha privilegiato le infrastrutture e sopratutto la ricerca e l'innovazione.

Scusandomi per il lungo prologo, lo giustifico collegandolo all'articolo della Pennacchi e - un po' meno - all'idea di einrix di statalizzare la grande industria. Ciò che è avvenuto con l'IRI, non è a mio avviso oggi ripetibile: in allora l'ente statale sopperiva alle carenze di un industria privata impreparata e irresponsabile, oggi le difficoltà imposte dalla crisi, la scarsissima propensione al rischio dei capitalisti e potentati italiani, favoriscono la cessione di grandi comparti produttivi ad aziende straniere che ne approfittano tosando l'agnello appena comprato, come nel caso della Parmalat, da parte della Lactalis.

Ciò che invece si potrebbe fare è dare uno straordinario impulso alle infrastrutture che, oltre a produrre lavoro in un periodo di crisi del settore, predispongono il paese ad una migliore espansione quando la recessione volgerà al termine. Naturalmente ciò non è compatibile con le stringenti regole di bilancio che l'Europa ci impone, ma può e deve essere materia per insistere per un colpo di timone a livello di Unione per costringere i recalcitranti sostenitori dell'austerity ad accedere alla confluenza dei debiti sovrani degli Stati dell'eurozona in un unico conto comunitario e consentire alla BCE di emettere bonds comunitari a sostegno dei programmi di sviluppo.
"Mi contraddico?
Ebbene si, mi contraddico perché ho dentro moltitudini..."


Walt Whitman
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#63 L   e.a. 

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  • Iscritto: 27 novembre 2001

Postato 22 febbraio 2012 - 19:11

Visualizza postadam, su 22 febbraio 2012 - 18:42, detto:

Un articolo di Federico Rapini, ieri su Repubblica, dava notizia di una "rivoluzione copernicana" che sta avvenendo negli USA


se te lo dicono dagli Usa, ne rimani colpito. chi sostiene queste teorie in Italia invece é un estremista. :D

siamo alle solite. niente di nuovo sotto il sole, insomma.

in tutto il mondo e non solo negli Usa, chiunque abbia un po' di cervello sa per certo ormai e in particolare dopo 8 anni di Bush e la più grande crisi finanziaria della storia, che il sistema nato dalla scuola di Chicago é un sistema falso, propagandistico e distruttivo che di scientifico non ha nulla se non la fame di rubare soldi ai poveri per darli ai ricchi. un sistema del tutto insostenibile e fallito oltre ogni possibile dubbio.

ma qui abbiamo ancora i realisti che sono più realisti del re americano. e se la raccontano con la deregulation del lavoro e dell'economia, come fossero le grandi idee della modernità. vedi deregulation ulteriore del lavoro, abbassamento del costo del lavoro, politiche recessive di tagli e riduzione dei servizi pubblici, privatizzazione dei servizi fodamentali, eccetera.

l'acqua calda. ma in Italia l'acqua calda é sovversiva: non si può pronunciare sotto un regime mediatico degno della Corea del Nord.

noi abbiamo i campagnoli dell'economia, i provinciali del mercato, che grazie a mezzi straordinari possono permettersi di presentarsi come geni pur essendo dei semi-analfabeti. e alcuni di quelli che ingenuamente ci cascano come asini si credono pure dei geni che hanno scoperto le chiavi per risolvere tutti i problemi dell'Italia e del mondo. non si rendono conto che sono arrivati quando il bar ha già chiuso ed é già fallito e morto.


una scena cui si assiste sbigottiti da anni e che negli ultimi mesi diventa sempre più sconvolgente per il livello di ridicolo che ha raggiunto. quando batteremo la testa sarà molto peggio di quello che abbiamo visto fino ad ora. perché torno a ripeterlo le cazzate si pagano care e con gli interessi.
E in Italia tutto va bene...

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Tribunale Penale Internazionale per Napolitano, Berlusconi, Frattini, La Russa, Obama, Cameron, Zapatero, Sarkozy.
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#64 L   einrix 

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Postato 22 febbraio 2012 - 23:04

Negli anni dell'imperialismo più sfrenato, erano i petroldollari la fonte di finanziamento primaria degli USA, poi quelli sono venuti via via a mancare per le guerre del petrolio, per una propensione all'investimento nei paesi produttori di greggio, per la stessa nascita dell'Euro. Così gli Stati Uniti sono passati, già alla fine del periodo Regan, al credito facile che si è ingegnerizzato con le cartolarizzazioni e la vendita del debito, in prodotti sempre più complessi, sino alla bolla speculativa degli ultimi anni.

Ma se quello è il problema americano che poi infetta il resto del mondo finanziario, ad iniziare dall'Europa, vi sono altri problemi, connessi con la nostra crisi. Quella che viene vista come la "Globalizzazione" è la conquista dei mercati mondiali da parte di grandi stati che in pochi anni irrompono sulla scena del commercio internazionale, anche se erano decenni che lavoravano per raggiungere e superare la soglia critica (la Cina, l'India, il Brasile, le Tigri Asiatiche). In Italia ad un certo punto ci siamo fermati verso la fine degli anni settanta, avendo fallito molte politiche di sviluppo industriale nel settore della chimica, ad esempio, e poi via via che raggiungevano l'obsolescenza abbiamo perso tutte le industrie legate all'acciaio. Era anche giusto lasciare quelle vecchie tecnologie per produzioni di nuova generazione.

Il fatto è che dopo la morte dell'industria tradizionale italiana, non è rinato più niente, se non imprese di servizi che senza lavoro vero da esportare, diventano soltanto acceleratori dei consumi.E quei milioni di piccole imprese, nate spesso da ex operai che producevano per le grandi industrie, ora sono rimaste senza lavoro e sono troppo piccole per investire nelle nuove tecnologie. E così, con una popolazione altamente scolarizzata, ci troviamo senza imprese e senza lavoro. Seppure questo fosse il paese con le migliori infrastrutture materiali, per rifarmi a ciò che dice Adam, senza un motore di sviluppo interno, non potrebbe decollare a comando, ma dovrebbe aspettare la provvidenza ed il mercato.

E se io, Stato, possedessi mezzi finanziari, mi porrei il problema se investirli in lavoro che produce altro capitale, oppure se investirli in lavoro - le infrastrutture - che è solo la premessa perché uno accetti di venire ad investire nel nostro paese per il suo tornaconto e senza una vera prospettiva di radicamento di quella impresa sul nostro territorio. L'Alcatel in Lombardia sta chiudendo. Certi sviluppi e certe lavorazioni andrà a farle da qualche altra parte, e a noi non compete alcun diritto di impedirlo. Si può essere in balia del destino o conviene determinare il proprio futuro? Se un privato può determinare se stesso come vuole, nel rispetto delle leggi, perché non deve farlo lo stato quando il privato non lo vuole fare. La nazione serve proprio a superare la debolezza del privato, e allora a mio avviso deve farlo sino in fondo, quando sia necessario.

In questo momento ci sono più infrastrutture di quante ne servano ad una industria morente, l'investimento deve andare tutto all'industria per rivitalizzarla, ma non basta solo ridurre i costi di processi giunti ormai al loro asintoto, occorre partire con processi nuovi in quei campi in cui siamo importatori di beni e servizi, oltre la nostra capacità di mantenere attiva la nostra bilancia dei pagamenti. E se i privati non ce la fanno, allora deve intervenire lo stato, nelle forme e nei modi che non abbatta la libera concorrenza, ma che serva al rilancio di questa economia senza speranze.

Ma deve essere uno stato diverso da quello che lavora con Anemone, deve formare dei manager capaci e responsabili, che siano in grado di promuovere il nuovo miracolo italiano, e non quegli oscuri figuri che nei consigli di amministrazione delle società statali servono solo ad interessi di parte per coprire la propria irresponsabile inefficienza, come ci danno conto le cronache dalla P4 a Napoli o l'inchiesta Daddario a Bari.

Per riassumere: sceglierei investimenti produttivi piuttosto che quelli nelle infrastrutture, almeno in un primo momento, vista la crisi che attraversiamo. Ma ho il grande dubbio che questo paese non abbia più uomini come Enrico Mattei e allora rischio di cadere nella depressione.
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#65 L   e.a. 

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  • Iscritto: 27 novembre 2001

Postato 23 febbraio 2012 - 01:46

Visualizza posteinrix, su 22 febbraio 2012 - 23:04, detto:

Negli anni dell'imperialismo più sfrenato, erano i petroldollari la fonte di finanziamento primaria degli USA, poi quelli sono venuti via via a mancare per le guerre del petrolio, per una propensione all'investimento nei paesi produttori di greggio, per la stessa nascita dell'Euro.


ma dove vivi :D veramente sul pianeta terra? :D

non c'é mai stato un'imperialismo americano più sfrenato di quello degli ultimi 10 anni. mai prima nella storia mondiale. mai.

la fantascienza che racconti é estremamente creativa. ma ti sei dimenticato credo almeno un milione di morti tra kossovo, iraq, afganistan e libia (per citare solo le guerre a colpi di milioni di tonnellate di bombe) mentre il petrolio ha toccato i 140 dollari il barile nel 2008, cioé quasi 5 volte il prezzo che aveva tenuto quasi ininterrottamente per 30 anni.

il picco petrolifero é una realtà.

io credo che la storia fantastica, così come la finanza creativa di tremonti e la libertà di spaziare con la fantasia, vada ogni tanto accompagnata da qualche libro, articolo autorevole o dato storicamente condiviso quasi unanimemente e universalmente noto. altrimenti perché discutere se ognuno si inventa quello che gli passa per la testa?
E in Italia tutto va bene...

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#66 L   einrix 

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  • Iscritto: 08 aprile 2011

Postato 23 febbraio 2012 - 14:07

Cosa ti devo rispondere, e.a.?

1) Vivo su questa terra da molto tempo.

2) L'imperialismo americano, iniziato con la guerra di Corea, è stato al massimo col Vietnam, sino alla prima guerra del Golfo (Bush Padre) e da quel momento è crollato irrimediabilmente sino alla fase del disimpegno di questi anni. Dal mondo bipolare ante muro, siamo adesso in un mondo multipolare in cui emergono molte nuove potenze continentali, con le quali gli USA possono creare alleanze, ma non possono accendere conflitti.

Ma siamo fuori tema, visto che dovresti parlare prevalentemente del tema Pennacchi oppure andare a fare OT altrove.
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#67 L   Montalbano 

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  • Iscritto: 27 gennaio 2003

Postato 24 febbraio 2012 - 17:40

L'imperialismo americano in fase di disimpegno? Te l'ha raccontata Benigni, 'sta barzelletta?
Dove siete, partigia di tutte le valli,
Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?
C'è un certo Tarzan che vi sta sputtanando di brutto...
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#68 L   einrix 

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  • Iscritto: 08 aprile 2011

Postato 25 febbraio 2012 - 23:53

http://www.romanopro...agone_4589.html

troverei interessante mettere assieme l'articolo della Pennacchi con questo di Prodi, che seppure verte su altri temi, parla in generale di economia e commercio, all'incrocio dei mondi e delle ideologie.

In Cina assistiamo alle trasformazioni di un paese che deve essere sviluppato e che ha un mercato in crescita, messo in moto da una industria che ha a disposizione ingenti capitali, mentre da noi, che di fatto abbiamo già da qualche decennio bruciato lo sviluppo, siamo in una fase di stagnazione in attesa o della fine, o di un nuovo impulso di crescita su livelli tecnologici più elevati. Ma vediamo che questa fase di ripresa stenta a decollare per la debolezza del nostro sistema economico (il debito) e per quello prevalentemente industriale (la scarsità di nuove tecnologie), l'invecchiamento della popolazione.

Modificato da einrix - 25 febbraio 2012 - 23:54

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