la FABBRICA D'ARMI PIETRO BERETTA S.p.A. (tra le più grandi industrie di armi al mondo)..
è controllata dal gruppo Beretta Holding S.p.A e che il maggior azionista del gruppo, dopo Ugo Gussalli Beretta, è lo IOR (L'Istituto per le Opere di Religione - comunemente conosciuto come Banca Vaticana)
eh sì.. qua non ci si arma solo di santa pazienza..
Link
Lo IOR, che in questo caso non è l’Istituto Ortopedico Romagnolo bensì la solita Banca Vaticana ormai da anni agli onori della cronaca talvolta, ahinoi, in ossequio alle toghe cardinalizie cui fanno capo i vertici dello IOR, decisamente nera, fa ancora parlare di sé.
Circola infatti sul web la notiziola secondo la quale il celeberrimo Istituto per le Opere di Religione, ossia il braccio secolare economico del Vaticano, sarebbe uno dei maggiori azionisti della storica fabbrica di armi Beretta, secondo solo ai membri della stessa famiglia Beretta che ne detengono la quota maggiore.
I cardinali con la pistola in mano, in realtà, ormai non scandalizzano più nessuno.
Dopo l’affare Enimont e i vari spostamenti di denaro, che non è lecito immaginare molto pulito, da banche italiane a istituti di credito in Svizzera e in Germania, dove evidentemente l’igiene monetaria viene curata con più affidabilità, dopo il fallimento del Banco Ambrosiano con il suo seguito di strane dipartite come il misterioso suicidio di Calvi, dopo le connivenze tra Marcinkus, il simpatico arcivescovo autore della lapidaria sentenza secondo la quale «non si può governare la Chiesa con le Ave Marie» e quelle amabili dinastie, altrove dette clan, che nel film 9 settimane e mezzo frequentano i cosiddetti «ristoranti per famiglie», dopo tutto ciò lo IOR che investe in pistole, quantunque non giocattolo, è una notizia che strappa un sorriso.
D’altra parte cosa ci si può aspettare dal presidente dello IOR, quell’Ettore Gotti Tedeschi fautore della «superiorità di un capitalismo» che manco a dirlo dev’essere «ispirato alla morale cristiana», personaggio che arriva ad affermare che il capitalismo sia nato «ad esaltazione della dignità dell’uomo» e che la crisi economica che sta fiaccando mezza Europa origini «dal non aver seguito le indicazioni della Humanae Vitae, cioè dalla negazione della vita e dal blocco delle nascite»?
Un revolver non è dunque che la ciliegina sulla torta: d’altra parte un moderno braccio secolare non può affidarsi, come direbbe Marcinkus, alle Ave Marie.
Lo sapeva bene il belligerante papa Pacelli quando decise, in un sospettissimo anno ventunesimo dell’era fascista o, per chi preferisce il più consono calendario gregoriano nel lontano 1942, di istituire proprio lo IOR.
Cosa fatta capo ha, purtroppo, ma per il futuro suggeriamo altri passatempi.
Ad esempio gli immortali Monòpoli o Risiko: quei divertimenti seri, innocui e conviviali che a ragion veduta possono essere reputati assolutamente consoni ai piccoli e grandi capitalisti del ventunesimo anno.
Pardon, secolo
******
un altro interessante articolo..
Il pm Tescaroli: ''Lo Ior riciclava i soldi della mafia''
- 9 febbraio 2012 Link
Roma. “Lo Ior ha un grande debito nei confronti di determinati eventi e fra questi anche l’omicidio del banchiere Roberto Calvi”.
Sono le parole pronunciate dal sostituto procuratore di Roma Luca Tescaroli al programma gli “Intoccabili” condotto da Gianluigi Nuzzi.
Dagli scandali finanziari che hanno coinvolto lo Ior sono emersi i troppi silenzi del Vaticano e le forti resistenze ad una collaborazione con la magistratura italiana.
Con quelle resistenze ha dovuto fare i conti Luca Tescaroli che dal 2002 è titolare dell'inchiesta sulla morte del banchiere Roberto Calvi.
“Nel corso del tempo ci sono state numerose sollecitazioni alla cooperazione da parte del Vaticano che sono rimaste senza risposta” ha spiegato il magistrato facendo riferimento a un'indagine nata da una costola del processo sulla morte di Calvi, e sulla quale sono state presentate tre rogatorie dal 2002 al 2008 all’autorità giudiziaria pontificia per costruire il flusso di denaro su alcuni conti segreti dello Ior.
Purtroppo “varie autorità giudiziarie, fra cui lo Ior, ma anche lo stato delle Bahamas non hanno cooperato” ha detto il magistrato che si domanda: Se non ci fosse nulla da nascondere perché non fornire collaborazione completa?
D’altra parte ricostruire quei flussi finanziari anche a distanza di così tanto tempo può essere utile per accendere un faro su un’attività che è rimasta “opaca’.
Soprattutto in virtù di una realtà giudiziaria oramai assodata da una sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Roma del 7 maggio 2010 in cui si legge "Cosa Nostra impiegava il Banco Ambrosiano e lo Ior come tramite per massicce operazioni di riciclaggio.
Il fatto nuovo emerso è che avvenivano quanto meno anche ad opera di Vito Ciancimino (ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel 2002, ndr) oltre che di Giuseppe Calò".
Ma su questi rapporti imbarazzanti tra Ior e mafia il Vaticano si è ben guardato dal dare risposte.
Un silenzio lungo dieci anni che ha spinto il magistrato romano a scrivere lo scorso 16 dicembre al neoministro della Giustizia Paola Severino perché si attivi ufficialmente nei confronti del governo della Chiesa e "solleciti l'evasione delle rogatorie".
“Mi auguro che possa esserci un’inversione di tendenza” ha detto Tescaroli a Nuzzi soprattutto dopo i propositi del Vaticano di fornire una maggiore trasparenza con l’ introduzione della norma sull’autoriciclaggio.
Al tal proposito Tescaroli ha parlato di “riforma copernicana” della Chiesa nella misura in cui però “sarà seguita da atteggiamenti concreti improntati alla trasparenza e alla cooperazione con le autorità giudiziarie che stanno svolgendo indagini”.
Il Vaticano però sembra predicare bene ma razzolare male.
E sono tante ancora le resistenze che si incontrano. Una conferma arriva anche dalla notizia di oggi, secondo quanto riferito da alcune agenzie, che lo Ior avrebbe provveduto a trasferire gran parte dei fondi depositati presso nove banche italiane, di cui è cliente, fra le quali Intesa Sanpaolo e Unicredit, in istituti di credito tedeschi.
Come mai questi soldi, 180 milioni, sono stati trasferiti all’estero?
Il sospetto della procura di Roma è che sia una manovra dietro al quale si nasconde l’evasione.
E così quelle pratiche avviate dal Vaticano nel 2009 per entrare nella “white list” e adeguarsi al sistema antiriciclaggio vigente nell’Unione Europea a quanto pare, sono solo parole.

Aiuto










