La Giornata della Memoria
A Roma:calendario delle iniziative.
ROMA
-)Giovedì 23 gennaio
Centro di Cultura Ebraica – Istituto Polacco - Edizioni Auflan alle ore 18.30 a Palazzo Blumenstihl in Via Vittorio Colonna, 1 Inaugurazione della mostra delle fotografie Anni Venti di Alter Kacyzne
Poyln: un mondo ebraico sparito
INFO AL CENTRO DI CULTURA EBRAICA 06.5897589
Interventi:
Daniela Mantovan Kromer
"Alter Kacyzne e il suo tempo"
Kostanty Gebert
"Gli ebrei polacchi oggi"
Intermezzo con musiche di Mordechaj Gebirtig
eseguite da Rudi Assuntino
seguirà un rinfresco
La mostra resterà aperta fino al 21 febbraio 2003
Orario: dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 18.30
-)Domenica 26 gennaio
Centro di Cultura Ebraica – Istituto Polacco
alle ore 17.30 a Palazzo Blumenstihl
in Via Vittorio Colonna, 1
Presentazione in anteprima a Roma del
film della Shoà Foundation
Mi ricordo
Regia di Andrei Vajda
INFO AL CENTRO DI CULTURA EBRAICA 06.5897589
-)Lunedì 27 gennaio
FNISM – Centro di Cultura Ebraica –
IRSIFAR – Archivio Centrale dello Stato
Museo Storico della Liberazione
Alle ore 15.30 in Piazzale degli Archivi, 27 (Roma Eur)
Corso di aggiornamento insegnanti con la
partecipazione delle scuole di Roma e
Provincia e della Regione Lazio
per il Giorno della Memoria 2003
Roma 1943 – 1945. Una città in occupazione.
Opposizione, organizzazione clandestina,
deportazione, solidarietà
"Il Pitigliani" - Centro Ebraico Italiano, in collaborazione con il
Municipio Roma I e il Municipio Roma XI, in occasione della Giornata della
Memoria (27 gennaio 2003),
propone il seguente programma:
-)Lunedì 27 gennaio
Liceo Classico Socrate (Municipio XI): 2 proiezioni del documentario di
Pavel Chukraj CHILDREN FROM THE ABYSS prodotto dalla Shoah Foundation. Film presentato da Corrado Augias, giornalista, e Doris Felsen Escojido,
rappresentante per l'Italia della Shoah Foundation
Liceo Socrate, pomeriggio: proiezione del film di Luis Puenzo SOME WHO LIVED
prodotto dalla Shoah Foundation. Introduce Doris Felsen Escojido. Liceo Scientifico Kennedy (Municipio I): proiezione del film di Pavel
Chukraj. Film presentato da Roberto Olla, giornalista TG1, e Pupa Garribba,
giornalista.
-)Martedì 28 gennaio
Scuola Media Severo (Municipio XI): proiezione del film STORIE DI LOTTE E
DEPORTAZIONE di Giovanna Boursier prodotto dell' Archivio Nazionale
Cinematografico della Resistenza di Torino
Film presentato da: Roberto Spizzichino, Presidente onorario de Il
Pitigliani, e Micaela Procaccia, storica del Ministero dei Beni Culturali,
incaricata dal Ministero per la collaborazione con la Shoah Foundation.
-)Mercoledì 29 gennaio
Scuola Media Moscati (Municipio XI): proiezione del film STORIE DI LOTTE E
DEPORTAZIONE
La proiezione sarà preceduta da due momenti formativi condotti da Nando
Tagliacozzo, Consigliere de Il Pitigliani .
Testimone: membro dell'ANPI della Garbatella.
-)Giovedì 30 gennaio
Istituto Santa Lucia (Municipio XI). I sala, ore 09,30: proiezione di
CHILDREN FROM THE ABYSS per il triennio dell'Istituto Agrario Statale
"Garibaldi".
II sala, ore 10,30: proiezione di STORIE DI LOTTE E DEPORTAZIONE per il
biennio dell'Istituto Agrario e per la Scuola Media Moscati (succursale).
Introducono: Carla Kohn, psicoterapeuta, ex deportata, Sandro Portelli,
storico, professore di letteratura americana, consigliere del Sindaco per la
valorizzazione e la tutela delle memorie della città, Micaela Procaccia e
Nando Tagliacozzo.
Per ulteriori informazioni:
"http://www.ucei.it/giornodellamemoria/calendario/roma.htm"
La giornata della Memoria
16 gen 2003 - 11:47
#2
16 gennaio 2003 - 13:32
La denuncia di un gruppo di ebrei italiani di ritorno da una visita
ad Auschwitz e Birkenau
"Stanno sminuendo la tragedia della Shoah"
Nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, uno dei pochi
documenti al mondo su cui si siano messi d'accordo quasi tutti i
popoli del pianeta, l'articolo numero uno recita: "Tutti gli esseri
umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati
di coscienza e dovrebbero agire uno verso l'altro in uno spirito di
fratellanza". Non tutti la pensavano così quando un imbianchino di
nome Adolf Hitler disse, in una birreria: "Se un giorno andrò al
potere, la prima cosa che farò sarà distruggere il popolo ebraico".
Alcuni anni dopo, l'imbianchino andò al potere, e mise in moto una
macchina che assassinò i nove decimi del popolo ebraico in Europa.
Questo assassinio di massa si chiama in ebraico Shoà, annientamento.
Avvenne durante la Seconda Guerra mondiale, nello scorso secolo che
pare lontano già un millennio. In quella guerra morirono 6 milioni di
ebrei. Questa è storia, direbbe qualcuno. Una storia che dovrebbe
restare sempre ben presente nelle menti e nei cuori di tutti
noi. "Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita. Da
qualunque parte tu venga, non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio
non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte per
te e per i tuoi figli, le ceneri di Oswiecim valgono di ammonimento.
Fa che il frutto orrendo dell'odio, di cui hai visto qui le tracce,
non dia un nuovo seme, né domani né mai". Chiunque può leggere queste
parole di Primo Levi visitando Auschwitz, uno dei campi di sterminio
disseminati in Europa dalla macchina di morte nazifascista.
Il 15, 16 e 17 Ottobre, in ricordo della deportazione degli ebrei
della Capitale, un gruppo di 22 romani, tra cui il Rabbino Cesare
Moscati e quattro triestini di religione non ebraica, sono partiti
proprio alla volta della Polonia. Hanno visitato Cracovia, l'ex
quartiere ebraico, le sinagoghe, i cimiteri ebraici, i campi di
Auschwitz e Birkenau, hanno pregato e suonato lo Shofar. Al loro
ritorno hanno portato una testimonianza, la testimonianza di chi ha
respirato la stessa aria, di chi ha sentito gli stessi odori, di chi
ha passeggiato sulla cenere di tutti coloro che sono stati massacrati
nel più orribile genocidio che la storia ricordi. Purtroppo, però,
quanto accaduto sembra non insegnare il rispetto per i morti, e tanto
meno il concetto che il ricordo è vitale. Ogni giorno la memoria
viene a mancare a causa di un costante revisionismo storico e perché,
da quanto raccontano i ragazzi che hanno partecipato al
viaggio, "stanno distorcendo la verità". Sono queste le parole di chi
ha visitato recentemente il lager nazista. "Tra dieci anni Aushwitz
rischia di diventare una discoteca o un cinema" hanno detto i
giovani. "Stanno alterando la struttura del campo e, di giorno in
giorno, scompaiono quegli elementi fondamentali che caratterizzavano
la testimonianza del massacro" ha raccontato Alberto, uno dei
partecipanti al viaggio. "Arrivati nel lager sembra che al suo
interno la tragedia del popolo ebraico venga globalizzata e sminuita,
quasi come fosse una tragedia universale, dove l'impostazione
religiosa cattolica ha il predominio su tutto; ad esempio c'è solo un
monumento, il "Kolbe", e le guide parlano continuamente di atti
eroici compiuti da uomini di religione cattolica; atti giusti e
certamente da ricordare, ma senza offuscare i numeri dei morti e i
luoghi di una tragedia molto più ampia". Ed ancora: "C'erano 100
celle chiuse, solo una era aperta. Sui muri comparivano scritte di
ogni genere, alcune inneggiavano alla razza ariana. La guida non ci
portava in tutti i luoghi e non ci ha fatto vedere la baracca dove si
facevano gli esperimenti, come non ha menzionato Mengele. Inoltre le
docce delle camere a gas non esistono più, come anche nello stesso
modo è stato tolto il filo spinato".
Da queste parole è evidente che ad Auschwitz, un paese dove non abita
più alcun ebreo, dove se giri con una Kippàh ti ridono dietro, dove
esiste ancora un forte antisemitismo e regna il business polacco del
turismo sorto dallo sterminio del popolo ebraico e dal museo che
ospita nel campo, prevale una totale mancanza di controllo e una
grossa dose di superficialità. In questo modo, e con il passare del
tempo, ciò che resta di chi non c'è più rischia di morire lentamente
insieme al ricordo, ai luoghi, agli oggetti e ai sopravvissuti
dell'Olocausto; quando essi non ci saranno più, sarà facile
distorcere la storia. Per fare in modo che ciò non avvenga, è
necessario che subito da oggi si lotti per la salvaguardia della
verità. Ad Auschwitz ogni giorno le scolaresche da tutto il mondo (ma
stranamente non quelle italiane, e neanche delle varie Comunità),
visitano i campi di sterminio, ed ogni giorno qualcuno esce da qual
maledetto cancello con l'idea che in fondo non è stata tutta questa
tragedia. Il gruppo dei 22 visitatori romani è riuscito a vedere e
respirare il dolore perché ha cercato, scovato, voluto scoprire e
visitare palmo dopo palmo ogni angolo dei due campi, quello di
Auschwitz e quello di Birkenau, 40 volte più grande del primo. Se non
avessero fatto così, non avrebbero vissuto il dramma, già parte
integrante della loro vita e del loro passato, e non avrebbero visto
le montagne di capelli dei morti, i loro vestiti ammucchiati, le
borse, gli occhiali spaccati, i forni crematori e altri mille luoghi
ed oggetti. Quanti giovani non sanno che la distanza che separava gli
ebrei arrestati in Italia dal lager era di 2.400 Km, che venivano
percorsi in vagoni merce piombati e sigillati, dove gli ebrei non
ricevevano alcun vitto, e che schiacciati nei vagoni arrivavano al
campo dopo 7-10 giorni di agonia? All'arrivo una gran parte dei
deportati era già morta. Al resto delle persone veniva ordinato di
togliersi gli abiti e di passare in un locale per lavarsi; in soli
210 mq. venivano condotte 2.000 persone per volta. Dopo il loro
ingresso era il momento del gas "Ziklon B", introdotto da fessure
dall'alto: nel giro di 15-20 minuti tutte le vittime morivano
soffocate. Ai cadaveri venivano allora sottratti tutti gli oggetti di
valore e portati nella stanza adiacente in cui vi erano i forni
crematori. Solo negli anni 1942-1943 furono usati 20.000 Kg
di "Ziklon B". Per uccidere 1.500 persone erano necessari 5-7 Kg di
gas. Quanti conoscono tutto quello che è accaduto e quanti dei
visitatori odierni sono usciti da questi campi di sterminio dopo una
visita superficiale con nella testa una realtà distorta? Oggi andare
ad Auschwitz e Birkenau per conoscere la storia del genocidio del
popolo ebraico è come leggere un vecchio libro a metà. Perché stanno
strappando le pagine. Ma non possiamo permetterlo.
Amedeo Moscato
Fonte: http://www.shalom.it/12.02/L.html
ad Auschwitz e Birkenau
"Stanno sminuendo la tragedia della Shoah"
Nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, uno dei pochi
documenti al mondo su cui si siano messi d'accordo quasi tutti i
popoli del pianeta, l'articolo numero uno recita: "Tutti gli esseri
umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati
di coscienza e dovrebbero agire uno verso l'altro in uno spirito di
fratellanza". Non tutti la pensavano così quando un imbianchino di
nome Adolf Hitler disse, in una birreria: "Se un giorno andrò al
potere, la prima cosa che farò sarà distruggere il popolo ebraico".
Alcuni anni dopo, l'imbianchino andò al potere, e mise in moto una
macchina che assassinò i nove decimi del popolo ebraico in Europa.
Questo assassinio di massa si chiama in ebraico Shoà, annientamento.
Avvenne durante la Seconda Guerra mondiale, nello scorso secolo che
pare lontano già un millennio. In quella guerra morirono 6 milioni di
ebrei. Questa è storia, direbbe qualcuno. Una storia che dovrebbe
restare sempre ben presente nelle menti e nei cuori di tutti
noi. "Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita. Da
qualunque parte tu venga, non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio
non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte per
te e per i tuoi figli, le ceneri di Oswiecim valgono di ammonimento.
Fa che il frutto orrendo dell'odio, di cui hai visto qui le tracce,
non dia un nuovo seme, né domani né mai". Chiunque può leggere queste
parole di Primo Levi visitando Auschwitz, uno dei campi di sterminio
disseminati in Europa dalla macchina di morte nazifascista.
Il 15, 16 e 17 Ottobre, in ricordo della deportazione degli ebrei
della Capitale, un gruppo di 22 romani, tra cui il Rabbino Cesare
Moscati e quattro triestini di religione non ebraica, sono partiti
proprio alla volta della Polonia. Hanno visitato Cracovia, l'ex
quartiere ebraico, le sinagoghe, i cimiteri ebraici, i campi di
Auschwitz e Birkenau, hanno pregato e suonato lo Shofar. Al loro
ritorno hanno portato una testimonianza, la testimonianza di chi ha
respirato la stessa aria, di chi ha sentito gli stessi odori, di chi
ha passeggiato sulla cenere di tutti coloro che sono stati massacrati
nel più orribile genocidio che la storia ricordi. Purtroppo, però,
quanto accaduto sembra non insegnare il rispetto per i morti, e tanto
meno il concetto che il ricordo è vitale. Ogni giorno la memoria
viene a mancare a causa di un costante revisionismo storico e perché,
da quanto raccontano i ragazzi che hanno partecipato al
viaggio, "stanno distorcendo la verità". Sono queste le parole di chi
ha visitato recentemente il lager nazista. "Tra dieci anni Aushwitz
rischia di diventare una discoteca o un cinema" hanno detto i
giovani. "Stanno alterando la struttura del campo e, di giorno in
giorno, scompaiono quegli elementi fondamentali che caratterizzavano
la testimonianza del massacro" ha raccontato Alberto, uno dei
partecipanti al viaggio. "Arrivati nel lager sembra che al suo
interno la tragedia del popolo ebraico venga globalizzata e sminuita,
quasi come fosse una tragedia universale, dove l'impostazione
religiosa cattolica ha il predominio su tutto; ad esempio c'è solo un
monumento, il "Kolbe", e le guide parlano continuamente di atti
eroici compiuti da uomini di religione cattolica; atti giusti e
certamente da ricordare, ma senza offuscare i numeri dei morti e i
luoghi di una tragedia molto più ampia". Ed ancora: "C'erano 100
celle chiuse, solo una era aperta. Sui muri comparivano scritte di
ogni genere, alcune inneggiavano alla razza ariana. La guida non ci
portava in tutti i luoghi e non ci ha fatto vedere la baracca dove si
facevano gli esperimenti, come non ha menzionato Mengele. Inoltre le
docce delle camere a gas non esistono più, come anche nello stesso
modo è stato tolto il filo spinato".
Da queste parole è evidente che ad Auschwitz, un paese dove non abita
più alcun ebreo, dove se giri con una Kippàh ti ridono dietro, dove
esiste ancora un forte antisemitismo e regna il business polacco del
turismo sorto dallo sterminio del popolo ebraico e dal museo che
ospita nel campo, prevale una totale mancanza di controllo e una
grossa dose di superficialità. In questo modo, e con il passare del
tempo, ciò che resta di chi non c'è più rischia di morire lentamente
insieme al ricordo, ai luoghi, agli oggetti e ai sopravvissuti
dell'Olocausto; quando essi non ci saranno più, sarà facile
distorcere la storia. Per fare in modo che ciò non avvenga, è
necessario che subito da oggi si lotti per la salvaguardia della
verità. Ad Auschwitz ogni giorno le scolaresche da tutto il mondo (ma
stranamente non quelle italiane, e neanche delle varie Comunità),
visitano i campi di sterminio, ed ogni giorno qualcuno esce da qual
maledetto cancello con l'idea che in fondo non è stata tutta questa
tragedia. Il gruppo dei 22 visitatori romani è riuscito a vedere e
respirare il dolore perché ha cercato, scovato, voluto scoprire e
visitare palmo dopo palmo ogni angolo dei due campi, quello di
Auschwitz e quello di Birkenau, 40 volte più grande del primo. Se non
avessero fatto così, non avrebbero vissuto il dramma, già parte
integrante della loro vita e del loro passato, e non avrebbero visto
le montagne di capelli dei morti, i loro vestiti ammucchiati, le
borse, gli occhiali spaccati, i forni crematori e altri mille luoghi
ed oggetti. Quanti giovani non sanno che la distanza che separava gli
ebrei arrestati in Italia dal lager era di 2.400 Km, che venivano
percorsi in vagoni merce piombati e sigillati, dove gli ebrei non
ricevevano alcun vitto, e che schiacciati nei vagoni arrivavano al
campo dopo 7-10 giorni di agonia? All'arrivo una gran parte dei
deportati era già morta. Al resto delle persone veniva ordinato di
togliersi gli abiti e di passare in un locale per lavarsi; in soli
210 mq. venivano condotte 2.000 persone per volta. Dopo il loro
ingresso era il momento del gas "Ziklon B", introdotto da fessure
dall'alto: nel giro di 15-20 minuti tutte le vittime morivano
soffocate. Ai cadaveri venivano allora sottratti tutti gli oggetti di
valore e portati nella stanza adiacente in cui vi erano i forni
crematori. Solo negli anni 1942-1943 furono usati 20.000 Kg
di "Ziklon B". Per uccidere 1.500 persone erano necessari 5-7 Kg di
gas. Quanti conoscono tutto quello che è accaduto e quanti dei
visitatori odierni sono usciti da questi campi di sterminio dopo una
visita superficiale con nella testa una realtà distorta? Oggi andare
ad Auschwitz e Birkenau per conoscere la storia del genocidio del
popolo ebraico è come leggere un vecchio libro a metà. Perché stanno
strappando le pagine. Ma non possiamo permetterlo.
Amedeo Moscato
Fonte: http://www.shalom.it/12.02/L.html
#3
16 gennaio 2003 - 19:57
27 gennaio - Giornata della memoria
"Perché dobbiamo ricordare? - domanda Vittorio Foa a se stesso e a noi tutti nell´introduzione di "Se questo è un uomo" di Primo Levi - E che cosa bisogna ricordare? Bisogna ricordare il Male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche quando si presenta in forme
apparentemente innocue: quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, è un Nemico si pongono le premesse di una catena al cui temine, scrive Levi, c´è il Lager, il campo di sterminio".
Per ricordare e perché le nuove generazioni conoscano quello che successe in Europa solo 60 anni fa, è stato istituito per legge di Stato il "Giorno della Memoria". Viene celebrato nel 2003 il 27 gennaio per la terza volta in Italia. L´Unione delle Comunità Ebraiche Italiane per coordinare le iniziative ed offrire la propria collaborazione a chi lo ritenesse opportuno ha istituito un gruppo di lavoro presso il Dipartimento Informazione e Relazioni Esterne. Sira Fatucci, coordinatore del gruppo di lavoro, può essere contattata presso:
UCEI, tel. 065898405, cell. 3358262856, e-mail giornodellamemoria@ucei.it
E´ stato organizzato on line un sito dedicato al Giorno della memoria nel quale sono proposti brani di testimonianze, riflessioni, idee, stralci di quelle leggi infami, libri e indicazioni di film che possono essere utili per raccontare quegli anni. Nel calendario del sito è possibile conoscere le iniziative che sono state organizzate per il 27 gennaio.
Quest´anno il Ministero dell´Istruzione dell´Università e della Ricerca, per la prima volta, in collaborazione con l´UCEI e con l´Alto Patronato della Repubblica ha istituito un bando di concorso rivolto alle scuole elementari e medie inferiori e superiori. Il tema del concorso è "L´Europa: dagli orrori della Shoah all´unità". Il bando (con materiale per svolgere il tema) può essere trovato sul sito: www.ucei.it/giornodellamemoria .
Notizie possono essere ritrovate anche nel sito complementare curato dal CDEC di Milano (www.cdec.it )
S.F.
http://www.hakeillah.com/
"Perché dobbiamo ricordare? - domanda Vittorio Foa a se stesso e a noi tutti nell´introduzione di "Se questo è un uomo" di Primo Levi - E che cosa bisogna ricordare? Bisogna ricordare il Male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche quando si presenta in forme
apparentemente innocue: quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, è un Nemico si pongono le premesse di una catena al cui temine, scrive Levi, c´è il Lager, il campo di sterminio".
Per ricordare e perché le nuove generazioni conoscano quello che successe in Europa solo 60 anni fa, è stato istituito per legge di Stato il "Giorno della Memoria". Viene celebrato nel 2003 il 27 gennaio per la terza volta in Italia. L´Unione delle Comunità Ebraiche Italiane per coordinare le iniziative ed offrire la propria collaborazione a chi lo ritenesse opportuno ha istituito un gruppo di lavoro presso il Dipartimento Informazione e Relazioni Esterne. Sira Fatucci, coordinatore del gruppo di lavoro, può essere contattata presso:
UCEI, tel. 065898405, cell. 3358262856, e-mail giornodellamemoria@ucei.it
E´ stato organizzato on line un sito dedicato al Giorno della memoria nel quale sono proposti brani di testimonianze, riflessioni, idee, stralci di quelle leggi infami, libri e indicazioni di film che possono essere utili per raccontare quegli anni. Nel calendario del sito è possibile conoscere le iniziative che sono state organizzate per il 27 gennaio.
Quest´anno il Ministero dell´Istruzione dell´Università e della Ricerca, per la prima volta, in collaborazione con l´UCEI e con l´Alto Patronato della Repubblica ha istituito un bando di concorso rivolto alle scuole elementari e medie inferiori e superiori. Il tema del concorso è "L´Europa: dagli orrori della Shoah all´unità". Il bando (con materiale per svolgere il tema) può essere trovato sul sito: www.ucei.it/giornodellamemoria .
Notizie possono essere ritrovate anche nel sito complementare curato dal CDEC di Milano (www.cdec.it )
S.F.
http://www.hakeillah.com/
#4 Guest_Jan Hus_*
16 gennaio 2003 - 22:11
Personalmente sono contrario alla Giornata della Memoria. Non credo che istituirla sia stata una buona idea.
I motivi sono diversi. Il principale è che si dà una forte connotazione retorica alle tematiche che sono oggetto della giornata, il che finisce per banalizzarle e per alimentare un'avversione nei confronti di certi argomenti.
I motivi sono diversi. Il principale è che si dà una forte connotazione retorica alle tematiche che sono oggetto della giornata, il che finisce per banalizzarle e per alimentare un'avversione nei confronti di certi argomenti.
#5
16 gennaio 2003 - 22:16
Jan Hus, il 16 Jan 2003, 22:11, ha scritto:
Personalmente sono contrario alla Giornata della Memoria. Non credo che istituirla sia stata una buona idea.
I motivi sono diversi. Il principale è che si dà una forte connotazione retorica alle tematiche che sono oggetto della giornata, il che finisce per banalizzarle e per alimentare un'avversione nei confronti di certi argomenti.
I motivi sono diversi. Il principale è che si dà una forte connotazione retorica alle tematiche che sono oggetto della giornata, il che finisce per banalizzarle e per alimentare un'avversione nei confronti di certi argomenti.
#6
16 gennaio 2003 - 22:31
gabriella, il 16 Jan 2003, 22:16, ha scritto:
Jan Hus, il 16 Jan 2003, 22:11, ha scritto:
Personalmente sono contrario alla Giornata della Memoria. Non credo che istituirla sia stata una buona idea.
I motivi sono diversi. Il principale è che si dà una forte connotazione retorica alle tematiche che sono oggetto della giornata, il che finisce per banalizzarle e per alimentare un'avversione nei confronti di certi argomenti.
I motivi sono diversi. Il principale è che si dà una forte connotazione retorica alle tematiche che sono oggetto della giornata, il che finisce per banalizzarle e per alimentare un'avversione nei confronti di certi argomenti.
Sulla base di questi argomenti, si potrebbe abolire qualsiasi giornata: il 25 aprile, il 1° maggio, il 2 giugno, etc. e, perchè no?, anche pasqua e natale.
Sull'abolizione di queste ultime due scadenze, tuttavia, non sarei contrario.
Altrimenti, mi vien dato del papista.
#7 Guest_Jan Hus_*
16 gennaio 2003 - 22:55
Roderigo, il 16 Jan 2003, 22:31, ha scritto:
Si può avere torto anche senza essere antisemita.
Sulla base di questi argomenti, si potrebbe abolire qualsiasi giornata: il 25 aprile, il 1° maggio, il 2 giugno, etc. e, perchè no?, anche pasqua e natale.
Sull'abolizione di queste ultime due scadenze, tuttavia, non sarei contrario.
Altrimenti, mi vien dato del papista.
Sulla base di questi argomenti, si potrebbe abolire qualsiasi giornata: il 25 aprile, il 1° maggio, il 2 giugno, etc. e, perchè no?, anche pasqua e natale.
Sull'abolizione di queste ultime due scadenze, tuttavia, non sarei contrario.
Altrimenti, mi vien dato del papista.
La Giornata della Memoria non è una festività; meglio, è una "festività" spuria. Nessuno mi toglie dalla testa che sia stata istituita principalmente in funzione politica, un po' come la celebrazione enfatica del 25 aprile nel 1993. Non ho ancora capito il senso di una giornata del genere. Si tratta di riflettere sulle leggi razziali del 1938 e sulla deportazione degli ebrei italiani? Quegli avvenimenti non sono stati centrali nella storia del nostro paese. Si tratta di commemorare i deportati politici? La riflessione su tematiche del genere potrebbe essere condotta più seriamente nell'ambito dello studio della storia, per esempio (se si parla di scuole). Dovrebbero essere gli insegnanti di storia e filosofia a far capire perchè i principi del nostro vivere civile (il pluralismo, la democrazia, la libertà, la tolleranza) sono importanti e vanno difesi. Inoltre, argomenti del genere non sono già di per sé ricompresi in festività come il 25 aprile o il 2 giugno?
Tu dici: se così fosse, dovremmo abolire tutte le festività. Però, quelle religiose sono radicate nella nostra vita, anche quella di chi religioso non è. La stessa origine del Natale non è neanche cristiana, tanto è vero che esso è la principale festività dell'anno nonostante il suo significato religioso sia molto modesto e senz'altro enormemente inferiore a quello della Pasqua. Tutte le società hanno bisogno di ritrovarsi in certi simboli, e le festività sono tra questi. Non ci trovo niente di male, allo stesso modo in cui le famiglie tendono spesso a ritrovarsi e a solennizzare certe occasioni e certe ricorrenze.
Le festività civili sono anch'esse importanti, perché è anche intorno ad esse che si fissano i simboli del vivere "civile". Ha un significato che negli Stati Uniti si festeggino l'anniversario della Dichiarazione d'Indipendenza, gli anniversari della nascita di Washington e di Lincoln, o che un giorno specifico sia dedicato alla commemorazione dei caduti in guerra o a Martin Luther King. Allo stesso modo, in Francia si celebra l'anniversario della presa della Bastiglia, e nell'Italia prefascista quello della Breccia di Porta Pia, o della prima seduta del parlamento unitario. Si tratta di momenti in cui un paese definisce i simboli che caratterizzano la sua identità attorno ad avvenimenti riconosciuti come centrali. Questo è importante, nonostante la retorica; allo stesso modo in cui si festeggia un matrimonio, anche se molte felicitazioni sono indubbiamente poco sentite.
Ma, nel caso della Giornata della Memoria, tutti questi significati sono assenti. Io sono un estimatore dell'ebraismo, e penso che le leggi razziali siano state una carognata; tuttavia, mi sembra eccessivo stabilire che, ogni anno, un giorno sia dedicato ad iniziative che non possono che risolversi in un profluvio di retorica. Io sono un pasdaran della democrazia all'occidentale; tuttavia, m'infastidisce che sulle deportazioni politiche si costruisca un mare di retorica.
Tu sei piemontese, e dovresti sapere che, nelle valli valdesi, il 17 febbraio, anniversario dell'emancipazione dei valdesi decretata da Carlo Alberto, è un giorno di festa. Eppure, a me sembrerebbe eccessivo trasformare un avvenimento che pure è stato importante per il progresso civile del nostro paese, anche se ha riguardato direttamente solo una piccola minoranza, in un avvenimento centrale nella storia d'Italia, attribuendogli forzatamente un'importanza centrale che esso, oggettivamente, NON POSSIEDE.
Per la Giornata della Memoria vale lo stesso discorso.
#8
16 gennaio 2003 - 23:17
Non so se a monte della decisione di istituire la giornata della memoria ci sia stato e ci sia un mero utilitarismo politico o culturale.
So che la giornata della memoria e' un momento di riflessione , di riflessione su cio' che gli esseri umani possono arrivare a fare ai loro simili in un periodo storico relativamente recente.
E questo ricordo e' importante che rimanga vivo, che venga raccontato ai nostri figli, nella memoria dell'inumanita' delle atrocita' commesse, nella speranza che non si ripropongano mai piu' ...
So che la giornata della memoria e' un momento di riflessione , di riflessione su cio' che gli esseri umani possono arrivare a fare ai loro simili in un periodo storico relativamente recente.
E questo ricordo e' importante che rimanga vivo, che venga raccontato ai nostri figli, nella memoria dell'inumanita' delle atrocita' commesse, nella speranza che non si ripropongano mai piu' ...
#9
16 gennaio 2003 - 23:33
La giornata della memoria non è una festività, nè spuria, nè di altro tipo. E' una giornata celebrativa. Sicuramente adottata in fuzione storico-politica. Come tutte le giornate celebrative.
Come tu ben sai, Jan Hus, in questo paese, non la pensiamo allo stesso modo nei riguardi di alcune giornate celebrative. Per esempio sul 25 aprile. Ma anche sul 1 maggio. Mentre il 25 aprile è apertamente contestato da una parte dello schieramento politico, il 1° maggio è vissuto come proprio solo da una parte degli italiani. Basta partecipare alle celebrazioni per rendersene conto.
Così è anche nei confronti della giornata della memoria. Il cui significato non è affatto universalmente riconosciuto, neppure qui in Italia, e non solo da parte dei fascisti o post-fascisti. Sorvolando su chi sostiene che l'olocausto è una "menzogna", si è diffusa negli ultimi anni, nella cosiddetta storiografia revisionista, una tesi relativista (sostenuta per esempio da Sergio Romano), secondo cui la Shoà, è stata si un grande massacro, ma come tutti gli altri grandi massacri. Tesi che si è riflessa anche nel dibattito parlamentare istitutivo della giornata della memoria, in cui tutta la destra sosteneva la proposta per cui tale giornata fosse in onore di tutte le vittime di tutti i totalitarismi.
Allora, nel paese che fu principale alleato della Germania hitleriana, che approvò le leggi razziali (e qui non condivido la tua sottovalutazione), che ha ancor oggi, una parte importante del suo schieramento politico erede di quella storia, in cui il revisionismo storiografico è tutt'altro che ai margini e la memoria storica tra le giovani generazioni tutt'altro che diffusa e radicata, ha senso provare a costituire attorno al rifiuto totale del razzismo antisemita e della coscienza storica delle nostre responsabilitò, un elmento di identità nazionale? Tentativo che è lotta politica, e non può essere altrimenti. Secondo me, si.
Come tu ben sai, Jan Hus, in questo paese, non la pensiamo allo stesso modo nei riguardi di alcune giornate celebrative. Per esempio sul 25 aprile. Ma anche sul 1 maggio. Mentre il 25 aprile è apertamente contestato da una parte dello schieramento politico, il 1° maggio è vissuto come proprio solo da una parte degli italiani. Basta partecipare alle celebrazioni per rendersene conto.
Così è anche nei confronti della giornata della memoria. Il cui significato non è affatto universalmente riconosciuto, neppure qui in Italia, e non solo da parte dei fascisti o post-fascisti. Sorvolando su chi sostiene che l'olocausto è una "menzogna", si è diffusa negli ultimi anni, nella cosiddetta storiografia revisionista, una tesi relativista (sostenuta per esempio da Sergio Romano), secondo cui la Shoà, è stata si un grande massacro, ma come tutti gli altri grandi massacri. Tesi che si è riflessa anche nel dibattito parlamentare istitutivo della giornata della memoria, in cui tutta la destra sosteneva la proposta per cui tale giornata fosse in onore di tutte le vittime di tutti i totalitarismi.
Allora, nel paese che fu principale alleato della Germania hitleriana, che approvò le leggi razziali (e qui non condivido la tua sottovalutazione), che ha ancor oggi, una parte importante del suo schieramento politico erede di quella storia, in cui il revisionismo storiografico è tutt'altro che ai margini e la memoria storica tra le giovani generazioni tutt'altro che diffusa e radicata, ha senso provare a costituire attorno al rifiuto totale del razzismo antisemita e della coscienza storica delle nostre responsabilitò, un elmento di identità nazionale? Tentativo che è lotta politica, e non può essere altrimenti. Secondo me, si.
#10
16 gennaio 2003 - 23:54
Roderigo, il 16 Jan 2003, 23:33, ha scritto:
Allora, nel paese che fu principale alleato della Germania hitleriana, che approvò le leggi razziali (e qui non condivido la tua sottovalutazione), che ha ancor oggi, una parte importante del suo schieramento politico erede di quella storia, in cui il revisionismo storiografico è tutt'altro che ai margini e la memoria storica tra le giovani generazioni tutt'altro che diffusa e radicata, ha senso provare a costituire attorno al rifiuto totale del razzismo antisemita e della coscienza storica delle nostre responsabilitò, un elmento di identità nazionale? Tentativo che è lotta politica, e non può essere altrimenti. Secondo me, si.
b.
#11
17 gennaio 2003 - 00:02
lo sapevo che sarebbe successo.
attento, però, è coriaceo e ritroso

non male davvero...
attento, però, è coriaceo e ritroso
non male davvero...








